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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34598/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza per violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che la detenzione della sostanza fosse per uso personale: il quantitativo (54,6 g) sarebbe modesto e la natura della sostanza era stata accertata solo con narcotest della polizia, senza analisi tecnico-chimiche sul principio attivo, per cui non sarebbe stato provato lo smercio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la natura stupefacente poteva essere provata mediante il narcotest e che non era necessario un accertamento quantitativo del principio attivo per la condanna ai sensi dell'art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990. I giudici di merito avevano anche motivato adeguatamente la destinazione a terzi sulla base di elementi di fatto: quantitativo ritenuto significativo, occultamento, sostanza già confezionata in involucri separati, rinvenimento di bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. La difesa non ha efficacemente contrastato questi argomenti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, mentre la condanna di merito (4 mesi di reclusione e euro 800 di multa) è rimasta confermata.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 5

    La disposizione penale relativa alla detenzione ai fini di spaccio è stata ritenuta applicabile: la Corte ha ritenuto che, una volta accertata la natura stupefacente, gli elementi di fatto possano consentire la qualificazione come detenzione a fini di spaccio senza bisogno di analisi sul principio attivo.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma che disciplina la condanna alle spese e il pagamento in favore della Cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; applicata per imporre al ricorrente il pagamento di euro 3.000.

  • Giurisprudenza consolidata sul "narcotest" (Sez. 6 n. 2599 del 14/12/2021 dep. 2022, Palmas)

    Il principio giurisprudenziale citato afferma che il narcotest eseguito dalla polizia giudiziaria può provare la natura stupefacente della sostanza, anche se non l'esatta quantità di principio attivo; la Corte ha fatto applicazione di tale indirizzo per ritenere valida la prova della natura della droga.

Massime di principio

  • Il narcotest della polizia giudiziaria è idoneo a provare la natura stupefacente della sostanza, mentre non sostituisce analisi tecnico-chimiche per quantificare il principio attivo.
  • La distinzione tra detenzione per uso personale e detenzione ai fini di spaccio si fonda su elementi di contesto: quantità complessiva, modalità di occultamento, confezionamento in dosi separate, presenza di bilancino e materiale per il confezionamento sono indici rilevanti di destinazione a terzi.
  • L'onere di provare la destinazione allo spaccio grava sull'accusa, ma se la motivazione dei giudici di merito espone in modo analitico e coerente gli elementi a sostegno, la valutazione viene sostanzialmente confermata in sede di legittimità salvo convincente contrapposizione della difesa.
  • In sede di cassazione un motivo generico che non contrasta efficacemente il percorso argomentativo dei giudici di merito è frequentemente ritenuto manifestamente infondato e porta all'inammissibilità del ricorso.
  • La mancanza di un accertamento chimico sulla quantità di principio attivo non impedisce necessariamente la condanna, se la valutazione complessiva degli elementi probatori giustifica la qualificazione come detenzione a fini di spaccio.

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