Cassazione Civile, Ordinanza n. 12688/2023 del 10/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (ente locale)
La controversia
Il Comune aveva convenuto in giudizio le occupanti di un locale seminterrato facente parte di un edificio di interesse storico, chiedendone il rilascio. Le convenute avevano resistito e avevano chiesto in via riconvenzionale l'accertamento dell'intervenuta usucapione del cespite. Il Tribunale aveva respinto la domanda del Comune e accolto la riconvenzionale; la Corte d'appello aveva confermato. In cassazione il Comune ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 12 e 54 del d.lgs. n. 42/2004 e dell'art. 823 c.c., sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente escluso che la demanialità dell'intero stabile storico si estendesse anche al locale seminterrato, ritenendo invece compatibile una destinazione privata di quella porzione. La censura mirava quindi a ottenere la cassazione della decisione per affermare che, una volta accertata la natura demaniale dell'edificio storico-artistico, il vincolo riguarda il manufatto nella sua interezza e impedisce l'usucapione, salvo specifico accertamento della separazione funzionale e fisica di singole porzioni.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Comune. Ha ritenuto erroneo l'assunto della Corte d'appello secondo cui la demanialità del palazzo storico non si estendesse al locale seminterrato: secondo la Suprema Corte, la demanialità del bene storico riguarda l'intero manufatto, a prescindere dal livello di piano delle singole parti e dalla loro eventuale destinazione privata. Solo in via di eccezione il giudice di merito può accertare, in fatto, che alcune porzioni autonome e fisicamente separate non partecipino della natura del bene vincolato. Poiché tale indagine non era stata svolta, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Lecce in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
Richiamato per affermare il regime vincolato del bene di interesse storico o artistico e la sua incidenza sull'intero manufatto.
Richiamato insieme all'art. 12 per sostenere l'assoggettamento del bene storico al vincolo e l'incompatibilità con l'usucapione.
Richiamato per collegare la natura demaniale del bene alla sottrazione al possesso utile ai fini dell'usucapione.
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
Norma del vizio denunciato in cassazione per violazione e falsa applicazione di legge.
Massime di principio
- Quando un giudice accerta la natura demaniale o comunque vincolata di un edificio di interesse storico o artistico, il regime giuridico si riferisce di regola all'intero manufatto e non solo ad alcune sue parti.
- La circostanza che singole porzioni dell'edificio siano collocate a un diverso livello o siano concretamente adibite a una funzione privata non esclude, di per sé, la loro appartenenza al bene vincolato.
- L'usucapione è esclusa per le porzioni che partecipano della natura demaniale o vincolata del bene; il giudice di merito può sottrarre singole porzioni al vincolo solo previa specifica verifica in fatto della loro autonomia funzionale e separazione fisica rispetto al corpo principale.
- In sede di legittimità è censurabile l'omesso accertamento della possibile autonomia di una porzione del bene quando la decisione di merito abbia escluso in astratto l'estensione del vincolo all'intero edificio senza adeguata indagine fattuale.
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