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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30776/2023 del 17/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava tre profili principali: 1) aumento illegittimo della pena per il capo B) e calcolo errato della riduzione di un terzo per il rito abbreviato, con violazione del divieto di reformatio in peius e difetto di computo della riduzione; 2) illegittimità della confisca allargata della somma di denaro per carenza di motivazione sul nesso tra denaro e reato e per avere il giudice disposto indagini d'ufficio senza pieno contraddittorio e senza concedere il rinvio richiesto dalla difesa; 3) errore nel disporre la confisca di beni rinvenuti nella disponibilità esclusiva di un terzo (Concetta Di Summa) senza prova della effettiva disponibilità in capo all'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha ritenuto fondato il primo motivo nella parte in cui la pena per il capo B) era stata quantificata in eccesso (quattro mesi di reclusione in più rispetto a quanto spettante dopo l'applicazione della riduzione per il rito) e ha rettificato il trattamento sanzionatorio complessivo, annullando senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rideterminando la pena complessiva, già diminuita per il rito, in anni sei e mesi dieci di reclusione e euro 21.000 di multa. I restanti motivi relativi alla confisca sono stati ritenuti manifestamente infondati: la Corte ha ritenuto legittima la confisca allargata ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. (in relazione all'art. 85-bis DPR 309/1990) per la sussistenza dei presupposti e ha ritenuto legittimo l'esercizio del potere istruttorio officioso del giudice d'appello ai sensi dell'art. 603 cod. proc. pen.; inoltre non è stata ravvisata nullità per mancata concessione di termini per la controprova. Non sono state imposte spese processuali essendo il ricorso accolto parzialmente.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale contestata in relazione al capo A) (traffico/ detenzione di stupefacenti); utilizzata per la determinazione della pena per quel capo

  • art. 337 cod. pen.

    Norma sostanziale contestata in relazione al capo D) (violenza o resistenza a pubblico ufficiale); rilevante ai fini della quantificazione della pena

  • art. 81 cod. pen.

    Principio di accumulo delle pene applicato in sede di determinazione complessiva delle pene per i diversi capi

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Divieto di reformatio in peius: la Corte richiama la giurisprudenza consolidata secondo cui l'aumento per singoli fatti unificati non viola il divieto se la pena complessiva non è aumentata

  • art. 603, comma 3, cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice d'appello il potere di disporre d'ufficio la rinnovazione dell'istruttoria quando sussista un'assoluta esigenza probatoria; la Corte ne conferma l'applicabilità nel giudizio abbreviato d'appello per acquisire elementi indispensabili

  • art. 187 cod. proc. pen.

    Criterio generale sull'oggetto della prova: la Corte lo invoca per delimitare il perimetro entro cui il giudice può disporre acquisizioni probatorie d'ufficio

  • art. 240-bis cod. pen.

    Disciplina della confisca allargata: la Corte ritiene applicabili i presupposti quando il condannato è titolare di patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi, determinando una presunzione sulla provenienza illecita e l'obbligo di disporre la confisca

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    Rinvio all'art. 240-bis cod. pen. per l'applicazione della confisca allargata nei reati di stupefacenti; la Corte conferma la compatibilità e l'applicabilità nel caso di specie

  • art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.

    Norma citata in relazione alla richiesta di discussione orale: riferimento procedurale alla facoltà di discussione

  • art. 442, 597, 623, 627 cod. proc. pen. e artt. 133, 69, 81 cod. pen.

    Norme richiamate nei motivi di ricorso per contestare vizi di legge e di motivazione nella determinazione della pena e nella continua applicazione di aumento o diminuzione

Massime di principio

  • Nel rito abbreviato d'appello il giudice può disporre d'ufficio prove integrative (art. 603(3)) se ritiene assolutamente necessarie le acquisizioni per una decisione più aderente alla verità: l'esercizio di tale potere non è in sé viziato dall'assenza di un termine per la controprova richiesto dalla difesa
  • La confisca allargata ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. può essere disposta quando sussistono due condizioni concorrenti: condanna per i reati indicati e sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi, producendo una presunzione sulla provenienza illecita del patrimonio anche in assenza di prova diretta
  • Il divieto di reformatio in peius non impedisce al giudice d'appello di aumentare la pena per uno dei reati unificati, purché la pena complessiva non risulti complessivamente aumentata rispetto a quanto deciso dal primo giudice
  • La Corte di Cassazione è competente a correggere errori aritmetici o di computo della pena (ad es. calcolo della riduzione di un terzo per il rito) senza rinvio quando l'errore è manifesto e la correzione non richiede discrezionalità di merito
  • Le censure sulla titolarità di beni sequestrati in capo a terzi richiedono un esame probatorio concreto: se la motivazione della Corte territoriale trae fondamento da dichiarazioni o elementi istruttori ritenuti sufficienti, la Cassazione non ammette rilevanti riesami se configurerebbe sindacato di merito

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