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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 12619/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Lecce che aveva confermato la pronuncia del Tribunale favorevole al proprietario Indino. Denunciano plurime violazioni di legge in relazione all'art. 913 c.c. (presunta servitù di scolo naturale), all'art. 112 c.p.c. (ultrapetizione/omessa pronuncia su domande non proposte), e agli artt. 360 e 360-bis c.p.c. (violazioni procedurali e motivazionali): in particolare sostengono che non è stata valutata la preesistenza dello scolo delle acque, che la condanna a predisporre canalizzazione e posa di tubazione costituisce servitù coattiva ai sensi dell'art. 1043 c.c. e che quegli oneri non potevano essere imposti ai loro fondi; lamentano inoltre difetti di motivazione e la illegittimità della statuizione sul contributo unificato ai sensi dell'art.13, comma 1-quater, d.P.R. n.115/2002.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità e per mancato assolvimento del requisito di autosufficienza del ricorso di cassazione. In particolare: i motivi erano generici e non indicavano con precisione i fatti decisivi omessi dalla Corte territoriale; le doglianze su applicazione dell'art. 913 c.c., sull'eventuale servitù coattiva e sull'ultrapetizione non sono state esposte nei termini necessari per consentire l'esame di legittimità; la censura costituzionale sul contributo unificato è inammissibile perché la dichiarazione di obbligo di versamento non costituisce statuizione sul merito del contendere e non è sindacabile in cassazione. Il ricorso è quindi respinto, i ricorrenti condannati al pagamento delle spese di giudizio (e tenuti solidalmente all'eventuale ulteriore contributo unificato previsto dall'art.13, comma 1-quater d.P.R. 115/2002).

Norme richiamate

  • art. 913 c.c.

    Riferito alla servitù naturale di scolo: la Corte territoriale ha valutato in fatto l'esistenza di un naturale deflusso delle acque dal fondo dell'appellato a quello degli appellanti; la Cassazione ha ritenuto inammissibile la censura sulla applicazione della norma per mancata specificazione dei fatti decisivi contestati.

  • art. 1043 c.c.

    Norma sulla costituzione coattiva delle servitù: i ricorrenti sostenevano che gli oneri imposti potevano configurare una servitù di scarico coattiva; la Corte ha rilevato che tale questione non è stata adeguatamente specificata in cassazione e quindi non esaminabile.

  • art. 112 c.p.c.

    Riguarda l'omessa pronuncia o la pronuncia su domande non proposte (ultrapetizione): la Cassazione ha ricordato che per dedurre questo vizio è necessario riportare integralmente le domande o le eccezioni del merito nel ricorso di cassazione, cosa non avvenuta.

  • art. 360 c.p.c.

    Fondamento delle censure per violazione di legge, nullità per error in procedendo e omesso esame di fatto decisivo: la Corte ha rigettato i motivi per carenza di specificità e per mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso.

  • art. 360-bis c.p.c.

    Richiamato in relazione alla censura sul contributo unificato; la declaratoria dell'obbligo di versamento non è sindacabile in cassazione come parte decisionale sul merito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Prevede l'ulteriore contributo unificato in caso di inammissibilità/rigetto totale dell'impugnazione; la Corte afferma che la rilevazione di tale obbligo non costituisce condanna sul merito e la sua declaratoria non è impugnabile in cassazione.

  • legge n. 228/2012

    Ha introdotto il comma 1-quater all'art.13 del d.P.R. 115/2002; la Corte ha dato atto dell'applicabilità e dell'obbligo di versamento a carico dei ricorrenti in solido.

  • art. 1030 c.c.

    Citato dai ricorrenti nella discussione sulla servitù di scolo e oneri di costituzione; la Corte ha ritenuto la relativa censura una critica ai fatti di merito non specificata adeguatamente in cassazione.

Massime di principio

  • In cassazione la doglianza su fatti di merito o su omissioni del giudice di appello è inammissibile se il ricorso non indica con precisione il fatto storico omesso, il dato probatorio da cui risulta, il come e il quando è stato discusso in giudizio e la sua decisività.
  • Per far valere l'omessa pronuncia o l'ultrapetizione (art.112 c.p.c.) occorre riportare integralmente nel ricorso le domande/eccezioni proposte in primo grado e indicare dove e quando sono state formulate; non è sufficiente una generica affermazione.
  • La presunzione di una servitù di scolo naturale richiede prova della preesistenza e dello stato dei luoghi (scorrimento delle acque); se i luoghi sono stati modificati dall'uomo il titolare della domanda deve dimostrare il diritto in base alle regole sulle servitù apparenti o richiedere la costituzione coattiva con i relativi presupposti.
  • La Corte di cassazione non compie ricerche d'ufficio negli atti di merito: il principio di autosufficienza impone che tutte le circostanze rilevanti per la censura siano esposte nel ricorso stesso.
  • La declaratoria dell'obbligo di versamento aggiuntivo del contributo unificato (art.13, comma 1-quater DPR 115/2002) non costituisce una pronuncia sul merito della controversia e non è sindacabile nel merito in cassazione; tuttavia l'amministrazione o il privato può contestare l'importo nelle sedi competenti.

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