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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36737/2024 del 02/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'esclusione, da parte del Tribunale del riesame, dell'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, c.p. ("metodo mafioso") applicata dal GIP in relazione ai reati di tentato omicidio e tentata estorsione. Il PM censura che il Tribunale ha omesso o resa inadeguata la valutazione di elementi fattuali (azione in pieno centro con cinque aggressori, la vittima fatta inginocchiare "a mo' di esecuzione", le minacce rivolte "a nome di quelli di Pomigliano", il timore evidente della vittima che riconosce i partecipanti) che indicano la sussistenza della veste mafiosa della violenza/minaccia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del Procuratore e ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte in cui escludeva l'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, c.p., disponendo il rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio sul punto. La Corte ha censurato la motivazione del riesame come assertiva e non adeguatamente confrontata con le risultanze investigative, richiamando i criteri giurisprudenziali per la configurabilità del "metodo mafioso". Gli altri profili della misura cautelare (conferma della custodia) non sono stati toccati dalla statuizione di annullamento limitata all'aggravante; la cancelleria è incaricata degli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1, c.p.

    L'aggravante del "metodo mafioso" si configura quando la violenza o la minaccia evocano nella vittima la percezione di provenire da un sodalizio mafioso e producono una specifica coartazione psicologica; può operare anche in assenza di un concreto sodalizio se la condotta assume una veste tipicamente mafiosa.

  • art. 309 c.p.p.

    Regola il procedimento di riesame cautelare; disciplina la competenza e la possibilità di impugnazione in ordine all'applicazione della misura e alle circostanze aggravanti rilevanti ai fini cautelari.

  • art. 275, comma 3, c.p.p.

    Richiamato per spiegare che il riconoscimento dell'aggravante incide sui termini più lunghi della durata della misura e sulla presunzione di adeguatezza della misura custodiale.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale relativa agli adempimenti della cancelleria successivi all'annullamento con rinvio disposto dalla Corte.

Massime di principio

  • Il PM ha interesse concreto e attuale a impugnare quando il giudice di riesame esclude il "metodo mafioso" pur confermando la custodia, perché il riconoscimento dell'aggravante produce effetti rilevanti (durata, competenza, presunzione di adeguatezza).
  • La configurabilità dell'art. 416-bis, comma 1, c.p. va valutata con un giudizio ex ante sull'idoneità intimidatoria della condotta, tenendo conto del contesto ambientale, della storicità del fenomeno mafioso locale e delle consuetudini locali.
  • Elementi che aumentano l'indice di mafiosità: esecuzione eclatante in luogo pubblico, pluralità di esecutori, simbolismi (es. costringere la vittima a inginocchiarsi), riferimenti espliciti a un gruppo (es. "a nome di quelli di ...") e successive minacce alla famiglia della vittima.
  • Non è sufficiente la mera ostentazione o l'azione eclatante: deve sussistere un nesso funzionale tra la modalità dell'azione e la finalità intimidatoria propria del cosiddetto "metodo mafioso" (la condotta deve essere logicamente funzionale a comprimere la libertà della vittima o facilitare la perpetrazione del reato).
  • La circostanza aggravante può sussistere anche in assenza di un'organizzazione mafiosa formale, quando la violenza/minaccia assumono una veste tipicamente mafiosa nota alla collettività.
  • Se il giudice del riesame trascura elementi probatori rilevanti o formula una motivazione meramente assertiva, la Cassazione può annullare con rinvio per un nuovo esame conforme ai principi giurisprudenziali richiamati.

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