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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 445/2022 del 11/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca del denaro, per carenza di motivazione e per assenza di nesso eziologico tra la somma sequestrata e il reato contestato; ha disposto la restituzione del denaro all'avente diritto.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della confisca del denaro sequestrato in sede di patteggiamento: il ricorrente deduce che l'imputazione riguardava la detenzione (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) e non la cessione a pagamento, e che non è stato dimostrato che la somma sequestrata provenisse dal reato.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma sul patteggiamento; la Corte evidenzia che la misura patrimoniale della confisca è estranea al patto e richiede autonoma e specifica motivazione

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    Prevede il reato per cui è imputato l’odierno ricorrente (detenzione di stupefacenti in lieve entità); per tale fattispecie la confisca del denaro in possesso dell’imputato non è automatica senza prova del collegamento patrimoniale

  • art. 240 cod. pen.

    Disciplina la confisca come misura patrimoniale: la confisca di denaro è legittima solo se sussiste un nesso pertinenziale/eziologico tra il bene e il reato (non basta il mero ritrovamento)

  • art. 12-sexies D.L. n. 306/1992 (oggi art. 240-bis cod. pen.)

    convertito nella L. n. 356/1992

    La Corte specifica che la confisca prevista da questa norma non può essere applicata automaticamente al reato di cui all'art. 73, comma 5, senza che ricorrano le condizioni generali dell'art. 240

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata

    Sez. 3, Sent. n. 7074 del 23/01/2013, Rv. 253768; Sez. 4, Sent. n. 40912 del 19/09/2016, Rv. 267900

    Principio consolidato secondo cui la confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato per il reato di detenzione a fini di spaccio è illegittima in assenza di prova del nesso di pertinenzialità tra la somma e l'attività illecita; in tali ipotesi si procede all'annullamento senza rinvio

Massime di principio

  • La confisca del denaro ritrovato addosso all'imputato non è automaticamente legittima quando si procede per detenzione di stupefacenti in lieve entità (art. 73, comma 5): è necessario dimostrare che la somma costituisca il profitto o sia pertinenziale al reato.
  • La misura patrimoniale di confisca è estranea al patteggiamento ex art. 444 c.p.p. e richiede autonoma motivazione; il giudice non può limitarsi a generiche affermazioni o a riferimenti a precedenti comportamenti non contestati nella imputazione.
  • La confisca ai sensi dell'art. 240 c.p. richiede un nesso eziologico/pertinenziale fra bene e reato; senza elementi concreti (accertamenti, fonti di reddito, circostanze) la confisca va disposta con molta cautela o annullata.
  • La confisca prevista dall'art. 12-sexies D.L. 306/1992 (oggi art. 240-bis) non può essere utilizzata per aggirare il requisito del nesso quando manca prova che il denaro provenga dall'attività illecita.
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe contestare il nesso tra denaro e reato e chiedere la restituzione in assenza di prove; il giudice deve fornire motivazione specifica e puntuale quando dispone misure patrimoniali.

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