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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27181/2025 del 24/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la conferma in Appello della condanna per il reato di cui all'art. 642, comma 2, cod. pen., per aver utilizzato una fattura contraffatta relativa a riparazioni di un veicolo al fine di ottenere un indennizzo assicurativo (fatto avvenuto a Milano il 26/07/2018). Il ricorrente articolava quattro motivi: (1) presunta violazione di norme processuali e del codice delle assicurazioni con riguardo alla tempestività della denuncia all'assicurazione e alla decorrenza del termine dalla perizia stragiudiziale; (2) insufficienza della prova e violazione del principio di prova oltre ogni ragionevole dubbio in ordine alla falsità della fattura; (3) omessa o travisata valutazione delle dichiarazioni testimoniali (testi amici dell'imputato) e mancanza di esame delle scritture contabili dell'officina sequestrata; (4) contraddittorietà della motivazione e difformità tra fatti di imputazione e fatti valutati in sentenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che correttamente la Corte territoriale ha fatto decorrere il termine per proporre la querela dalla data della perizia stragiudiziale, non essendo richiesta la data certa in assenza di elementi contrari. Gli altri motivi sono stati considerati inammissibili perché tendenti a una rivalutazione del merito delle prove: la Corte d'Appello aveva motivato logicamente la ritenuta falsità della fattura (incongruenze nella compilazione grafica, numerazione e la circostanza del sequestro dell'officina per documenti fiscali non veritieri) e aveva adeguatamente valutato la scarsa rilevanza probatoria delle testimonianze amichevoli. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, alla rifusione ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. e al versamento in favore della cassa delle ammende della somma, in via equitativa, di euro 3.000, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 186/2000.

Norme richiamate

  • art. 642, comma 2, cod. pen.

    Norma applicata per la fattispecie di utilizzo di una fattura falsa per ottenere indebitamente un indennizzo assicurativo; la Corte ha ritenuto configurato il reato alla luce delle incongruenze riscontrate nella fattura e del sequestro dell'officina.

  • art. 124 cod. pen. e art. 148 codice delle assicurazioni

    Richiamate in relazione alla tempestività della denuncia/querela; la Corte ha ritenuto legittimo far decorrere il termine dalla perizia stragiudiziale, senza richiedere che tale perizia fosse munita di data certa, salvo elementi contrari.

  • art. 111 Cost., artt. 125 e 182 cod. proc. pen.

    Richiamate dal ricorrente per profili di garanzia e corretto svolgimento del processo; la Corte ha ritenuto che non sussistessero violazioni tali da incidere sulla decisione, avendo la Corte d'Appello motivato in modo logico e completo.

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Invocato riguardo al necessario accertamento della responsabilità; la Cassazione ha escluso che vi fosse carenza probatoria tale da giustificare sindacato di legittimità, considerando invece che la contestazione mirava a rivalutare il merito.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'allegata omessa valutazione dei testimoni; la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni fossero state adeguatamente valutate e considerate non decisive perché reiterative del racconto dell'imputato.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine alla presunta difformità tra fatto contestato e motivazione della condanna; la Corte ha escluso difformità rilevante, trovando coerenza tra imputazione e valutazione probatoria.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento cassazionale.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000, n. 186

    Richiamata per l'applicazione della sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende anche in caso di inammissibilità del ricorso, purché non sia ravvisabile colpa grave nella determinazione della causa dell'inammissibilità; applicata nella fattispecie per disporre il versamento di euro 3.000.

Massime di principio

  • La decorrenza del termine per proporre querela/denuncia in relazione a reati accertati tramite perizia stragiudiziale può essere fatta decorrere dalla data della perizia stessa anche se questa non abbia "data certa", salvo prova contraria che dimostri la falsità della data.
  • La Cassazione non ammette motivi che si risolvano in una rivalutazione del merito delle prove: per ottenere accoglimento è necessario dimostrare vizi logici, contraddittorietà manifesta o violazioni di diritto, non semplicemente proporre una diversa lettura delle prove.
  • In tema di documenti fiscali contestati, incongruenze formali (compilazione grafica anomala, numerazione e datazione discordanti) e circostanze investigative (es. sequestro dell'officina per documentazione non veritiera) possono legittimare la valutazione di falsità in sede giudiziaria.
  • Le dichiarazioni di persone legate all'imputato che riportano il racconto dell'imputato stesso hanno valore probatorio limitato se non supportate da riscontri oggettivi indipendenti.
  • Chi propone ricorso per cassazione deve evitare motivi volti principalmente alla riqualificazione del materiale probatorio; i motivi di cassazione devono essere orientati a vizi di diritto o a macroscopiche illogicità della motivazione.
  • I ricorsi manifestamente inammissibili o infondati possono comportare condanne alle spese e l'obbligo di versare somme alla cassa delle ammende ai sensi della giurisprudenza costituzionale e dell'art. 616 c.p.p.

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