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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27603/2023 del 26/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di patteggiamento del 02/02/2023 che li ha visti condannati per plurime cessioni di cocaina e per una estorsione connessa a credito di droga. Calò e Luminoso deducono errata qualificazione giuridica del fatto (sostengono che andasse applicata la fattispecie più lieve di cui al comma 5 dell'art. 73 DPR 309/90 per il non rilevante quantitativo ceduto), mancanza di motivazione individualizzata sulla responsabilità. D'Aloia deduce violazione di legge e vizio motivazionale per il rigetto della richiesta di sostituzione della pena detentiva ai sensi dell'art. 53 l. 689/1981 e chiede il dissequestro/restaurazione della somma sequestrata/oggetto di confisca.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che, nel rito di patteggiamento, la possibilità di proporre ricorso per cassazione sia limitata (art. 448, co. 2-bis): non sono invece consentiti motivi attinenti all'affermazione di responsabilità o alla valutazione della prova. Le censure di Calò e Luminoso risultano generiche e non dimostrano un errore manifesto di qualificazione giuridica; la Corte richiede che l'errore sia palesemente eccentrico rispetto al capo di imputazione e immediatamente rilevabile dal testo. La doglianza di D'Aloia sulla sostituzione della pena è manifestamente infondata: il giudice del patteggiamento ha fornito motivazione adeguata basata sulla natura sistematica e reiterata degli illeciti e sui precedenti dell'imputato. Anche la confisca della somma è stata ritenuta giustificata: il denaro era nella disponibilità materiale dell'imputato e non era giustificabile la sua provenienza, con richiamo alle norme sulla "confisca per sproporzione" (art. 240-bis c.p. e art. 85 DPR 309/90). I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e a sanzione pecuniaria come indicato in dispositivo.

Norme richiamate

  • art. 444 e ss. cod. proc. pen.

    Regolano l'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento); sono il rito con cui è stata decisa la causa e delimitano i margini di sindacato in Cassazione

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. (introdotto dalla legge n.103/2017)

    "solo per motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena e della misura di sicurezza"

    Limita i motivi di ricorso per cassazione contro sentenze di applicazione della pena su richiesta: non sono consentiti motivi relativi alla valutazione della prova o all'affermazione di responsabilità

  • art. 73 DPR 309/90

    Disciplina i reati in materia di sostanze stupefacenti; il comma 5 prevede una fattispecie più lieve richiamata dai ricorrenti, ma la Corte ha ritenuto che non sussistesse errore manifesto nella qualificazione operata dal giudice del patteggiamento

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Riguarda la sentenza di proscioglimento; la Corte ricorda che non è più sindacabile in Cassazione nel rito del patteggiamento

  • art. 53 legge n. 689/1981

    Norma richiamata dai ricorrenti per chiedere la sostituzione della pena detentiva; la Corte ha ritenuto che la valutazione sul caso concreto rientri nella discrezionalità del giudice e fosse adeguatamente motivata

  • art. 58, co. 1, legge n. 689/1981

    Regola il potere discrezionale del giudice nella sostituzione delle pene; la Corte sottolinea che la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione e criteri previsti dall'art.133 c.p.

  • art. 85 DPR 309/90 (modificato dal D.Lgs. 01/03/2018, n.21)

    "Nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per taluno dei delitti previsti dall'articolo 73, esclusa la fattispecie di cui al comma 5, si applica l'articolo 240 bis del codice penale"

    Prevede l'applicazione dell'art. 240-bis c.p. (confisca per sproporzione) nei casi di condanna per reati di droga, ad eccezione della fattispecie del comma 5 dell'art.73

  • art. 240-bis cod. pen.

    "è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza ..."

    Consente la confisca "per sproporzione" dei beni il cui valore è manifestamente sproporzionato rispetto ai redditi/dichiarazioni dell'imputato; applicata dalla Corte per giustificare la confisca della somma sequestrata

  • legge 23/6/2017 n.103 (art.1, co.51)

    "dal 3 agosto 2017 ... il pubblico ministero e l'imputato possono proporre ricorso per cassazione contro la sentenza di applicazione della pena ex artt. 444 e ss. solo per ..."

    Ha introdotto la limitazione dei motivi di ricorso per cassazione avverso sentenze di patteggiamento, delineando i soli motivi ammessi

Massime di principio

  • Nel rito di patteggiamento (art. 444 e ss.) la possibilità di ricorrere in Cassazione è molto limitata: sono ammessi solo specifici motivi (art. 448, co.2-bis). Non sono sindacabili in Cassazione questioni di valutazione della prova o di affermazione di responsabilità.
  • Una dedotta "erronea qualificazione giuridica" è ammissibile in Cassazione solo se l'errore è manifesto e palesemente eccentrico rispetto al capo di imputazione; deduzioni generiche o che richiedono un esame probatorio non sono ammesse.
  • La mancanza di motivazione individualizzata circa la responsabilità nel patteggiamento è difficilmente ammissibile in Cassazione, specie quando il rito scelto limita il sindacato sugli elementi di fatto e sulla valutazione della responsabilità.
  • La sostituzione della pena detentiva con una sanzione alternativa (legge 689/1981) rientra nella discrezionalità del giudice e può essere rigettata se motivato in modo congruo sulla base della personalità del condannato, della reiterazione e della gravità degli illeciti.
  • La confisca "per sproporzione" (art. 240-bis c.p. e art.85 DPR 309/90) è legittima quando il denaro o i beni sono nella disponibilità materiale dell'imputato e la loro provenienza non risulti giustificabile rispetto ai redditi o alle attività dichiarate.

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