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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28638/2024 del 17/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza d'appello che, riqualificando i fatti in detenzione di cocaina ai sensi dell'art.73 comma 5 DPR 309/90, le infliggeva 1 anno di reclusione e multa, articolando tre censure: 1) mancato riconoscimento d'ufficio della sospensione condizionale della pena (art.597 c.5 c.p.p.) nonostante, a suo dire, ricorressero i presupposti dopo la riqualificazione; 2) omissione di informarla circa la possibilità di accedere alle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi (art.545-bis c.p.p. e art.20-bis c.p.) alla luce della "Riforma Cartabia" (D.Lgs.150/2022) e della relativa disciplina transitoria; 3) mancato riconoscimento della causa di non punibilità ex art.131-bis c.p., ritenendo che i presupposti (tenuità, assenza di abitualità, episodicità) fossero documentati.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Sulla sospensione condizionale la Corte ha richiamato il principio secondo cui il mancato riconoscimento non è impugnabile in Cassazione se l'imputato non lo ha richiesto nei gradi di merito. Quanto alle sanzioni sostitutive, pur riconoscendo l'applicabilità della normativa più favorevole ai procedimenti pendenti, la Corte ha ritenuto che il giudice d'appello non fosse obbligato a informare d'ufficio l'imputata dell'opzione e che, ai fini della pronuncia, fosse necessaria una richiesta della difesa nell'udienza di appello; la difesa non aveva formulato tale richiesta nei termini, rendendo inammissibile la doglianza in Cassazione. Sull'art.131-bis la Corte ha osservato che la questione non era stata devoluta al giudice d'appello (occorreva richiesta e specificazione dei presupposti) e che la rilevanza della norma non costituiva una novità tale da esonerare la devoluzione; pertanto la Suprema Corte non poteva esaminare il profilo di merito. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e rigettato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990, art.73 comma 5

    Norma che disciplina la fattispecie di detenzione di stupefacenti con particolare riferimento alla ipotesi attenuata prevista dal comma 5; è stata utilizzata per la riqualificazione del fatto in favore dell'imputata

  • Codice di procedura penale, art.597 comma 5

    Richiamato dalla difesa come base per il riconoscimento d'ufficio della sospensione condizionale della pena; la Corte ha ricordato che, comunque, la mancata richiesta nei gradi di merito rende inammissibile la doglianza in Cassazione

  • Codice di procedura penale, art.545-bis

    Disciplina l'avviso all'imputato e la possibilità di applicare sanzioni sostitutive per pene detentive brevi; la Corte ha ritenuto che l'applicazione in appello richieda la devoluzione della questione e, in concreto, una sollecitazione della difesa in udienza

  • Codice penale, art.20-bis

    Norma richiamata in relazione alle sanzioni sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia; applicabile se richiesta e devoluta nel processo

  • D.Lgs. 10/10/2022 n.150 (Riforma Cartabia), art.31 e art.95

    "Le norme previste dal Capo III della legge 24 novembre 1981, n. 689, se più favorevoli, si applicano anche ai procedimenti penali pendenti..."

    La disciplina più favorevole sulle pene sostitutive si applica ai procedimenti pendenti secondo la disposizione transitoria; però, in appello, per ottenere la pronuncia il difensore deve devolvere la questione o sollecitare l'esercizio dei poteri

  • Codice penale, art.131-bis

    Causa di non punibilità per tenuità del fatto/altre condizioni attenuanti previste dalla riforma; la Corte ha ritenuto che la richiesta non fosse stata sollevata in appello e che la Cassazione non debba sostituirsi al giudice di merito per accertamenti fattuali non devoluti

  • Codice di procedura penale, art.666

    Richiamato in relazione alla competenza del giudice dell'esecuzione per le istanze dopo l'irrevocabilità della sentenza (ove applicabile in caso di procedimenti avanti la Cassazione)

  • Codice di procedura penale, art.606 comma 3

    Richiama la preclusione dell'esame di questioni non devolute o formulabili per la prima volta in Cassazione quando la normativa favorevole era già in vigore alla data della deliberazione impugnata

Massime di principio

  • Benefici o misure sostitutive introdotti da normativa favorevole intervenuta nel corso del procedimento possono applicarsi ai processi pendenti, ma la loro applicazione in appello richiede che la difesa devolva la questione o chieda espressamente la misura nel corso del grado di merito.
  • La sospensione condizionale della pena non può essere impugnata in Cassazione se l'imputato non ne ha chiesto il riconoscimento nei precedenti gradi di giudizio; il giudice d'appello non è tenuto ad applicarla d'ufficio in assenza di istanza.
  • Il giudice d'appello non è obbligato a informare d'ufficio l'imputato circa tutte le fattispecie di vantaggio che potrebbero derivare da successive riforme normative; è la difesa che deve sollecitare l'esercizio dei poteri sostitutivi o chiedere l'applicazione di cause di non punibilità.
  • La Cassazione non può conoscere questioni di merito o accertamenti fattuali che non siano stati adeguatamente sollevati e documentati nei gradi di merito (principio della devoluzione); le nuove istanze devono essere tempestivamente poste in appello o al più tardi nella discussione d'appello.
  • In presenza di novità legislative intervenute durante il processo, la difesa deve tempestivamente attivarsi (istanza scritta o richiesta in udienza) per evitare preclusioni processuali che impediscano la valutazione delle nuove norme nei gradi successivi.

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