Cassazione Civile, Ordinanza n. 19308/2023 del 07/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (impresa edile)
La controversia
La controversia nasce da una domanda risarcitoria proposta da alcuni danneggiati nei confronti del soggetto indicato come titolare di un'impresa edile. Gli attori assumevano che il furto in un appartamento fosse stato agevolato dalla presenza di ponteggi e impalcature installati per lavori su uno stabile vicino, collocati in modo da consentire ai ladri di arrampicarsi fino al balcone e accedere all'abitazione, senza adeguati accorgimenti di sicurezza. In primo grado il convenuto era stato condannato al risarcimento; in appello la domanda è stata rigettata per difetto di titolarità passiva del rapporto, ritenendosi che i lavori fossero stati eseguiti da una diversa società e non dalla persona fisica convenuta. In cassazione i ricorrenti hanno denunciato, con il primo motivo, la violazione dell'art. 342 c.p.c. e dell'art. 112 c.p.c., oltre a motivazione apparente, sostenendo che l'atto di appello fosse privo di specificità; con il secondo motivo hanno denunciato la violazione degli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c., oltre alla lesione del diritto di difesa, affermando che l'eccezione di carenza di legittimazione/titolarità passiva fosse stata sollevata tardivamente e in modo incompatibile con le difese di merito precedenti, con conseguente preclusione della chiamata del soggetto effettivamente responsabile.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati e ha confermato la decisione di appello. Ha affermato che l'atto di gravame era sufficientemente specifico ai sensi dell'art. 342 c.p.c. e che non vi era motivazione apparente. Quanto al secondo motivo, ha ribadito che la contestazione della titolarità del rapporto e della legittimazione ad causam ha natura di mera difesa, proponibile in ogni fase, e che il difetto di titolarità/passiva può essere rilevato d'ufficio se emerge dagli atti; inoltre ha ricordato che la titolarità del rapporto è elemento costitutivo della domanda, da provare dall'attore, mentre il convenuto non ha un onere autonomo di provarne la carenza. Ne è seguita la conferma del rigetto della domanda risarcitoria e la condanna dei ricorrenti alle spese, oltre all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
L'atto di appello è ammissibile se contiene una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata, con le relative doglianze e una parte argomentativa che confuti le ragioni del primo giudice, senza formule sacramentali o un progetto alternativo di decisione.
È richiamato in relazione alla dedotta violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ma la censura è stata respinta.
È il parametro processuale invocato per denunciare violazione di legge processuale e motivazione apparente.
È il parametro processuale invocato per denunciare violazione e falsa applicazione di norme sostanziali e processuali.
La titolarità attiva o passiva del rapporto dedotto in giudizio è elemento costitutivo della domanda e incombe all'attore l'onere di allegarla e provarla; la carenza di titolarità non integra un fatto impeditivo, modificativo o estintivo gravante sul convenuto.
È richiamato in relazione alla dedotta violazione del principio di non contestazione, ma la censura è stata respinta perché nel ricorso non era stata adeguatamente allegata la specifica non contestazione del fatto.
La deduzione della carenza di titolarità passiva è stata ritenuta ammissibile anche se formulata nella memoria ex art. 183, comma 6, poiché si tratta di mera difesa e non di eccezione in senso stretto.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
È stato dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
Richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.
Massime di principio
- Nel giudizio di appello, ai fini dell'ammissibilità ex art. 342 c.p.c., è sufficiente che l'impugnazione individui chiaramente i capi della decisione censurati e le ragioni di dissenso, senza necessità di formule sacramentali o di un progetto alternativo di sentenza.
- La contestazione della titolarità del rapporto controverso e della legittimazione ad causam ha natura di mera difesa, perciò può essere proposta in ogni fase del giudizio e può essere rilevata d'ufficio dal giudice quando risulti dagli atti.
- La titolarità della posizione soggettiva dedotta in giudizio costituisce elemento costitutivo della domanda: l'onere di allegarla e provarla grava sull'attore, non sul convenuto.
- Il principio di non contestazione non opera automaticamente contro il convenuto: occorre che l'attore alleghi specificamente il fatto asseritamente non contestato e che tale circostanza risulti adeguatamente dedotta nel giudizio di legittimità.
- Le precedenti difese di merito del convenuto non sono incompatibili, di per sé, con la successiva deduzione della carenza di titolarità del rapporto, quando il giudice di merito le ritenga logicamente compatibili sulla base degli atti.
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