Cassazione Civile, Ordinanza n. 28792/2023 del 17/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (ente pubblico)
La controversia
La controversia riguarda la domanda di accertamento dell'intervenuto acquisto per usucapione ex art. 1158 c.c. di un appartamento sito in un complesso immobiliare qualificato come bene di interesse storico-artistico. Il ricorrente sosteneva di possedere il bene fin dal 1978 e deduceva che, al tempo del maturare del ventennio, l'immobile fosse ancora un bene patrimoniale disponibile, perché dismesso dal patrimonio militare, trasferito alla Regione e poi affidato al Comune per un progetto pubblico. Contestava quindi la decisione della Corte d'appello che aveva escluso l'usucapibilità, ritenendo l'immobile rientrante nel demanio culturale per effetto della sua natura storico-artistica e della dichiarazione ministeriale sopravvenuta nel 2007, considerata dalla sentenza impugnata meramente dichiarativa di una qualità già esistente. Il ricorso si fondava sulla dedotta violazione degli artt. 1158 e 822 c.c. e degli artt. 10, 53, 54 e ss. del d.lgs. 42/2004, assumendo che il vincolo culturale intervenuto dopo la domanda e dopo la maturazione del termine usucapivo non potesse impedire l'acquisto per usucapione.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo principale. Ha affermato che i beni immobili appartenenti a enti pubblici e con intrinseco interesse storico-artistico rientrano nel demanio culturale in ragione delle loro caratteristiche oggettive, senza necessità di un previo atto amministrativo costitutivo, e che la dichiarazione ministeriale successiva ha efficacia meramente dichiarativa. Di conseguenza, il bene non era usucapibile, indipendentemente dal momento di apposizione del vincolo. Il ricorso incidentale condizionato dell'ente comunale è stato dichiarato assorbito. La Corte ha quindi rigettato il ricorso principale e condannato il ricorrente alle spese.
Norme richiamate
l'usucapione non è configurabile per i beni che appartengono al demanio culturale e che, per legge, non sono sottratti alla loro destinazione né possono essere acquistati a titolo originario per il decorso del tempo.
gli immobili di interesse storico e artistico appartenenti a enti territoriali rientrano nel demanio pubblico in quanto beni demaniali accidentali, in forza delle loro caratteristiche oggettive e del richiamo alle leggi speciali di tutela.
i beni demaniali appartengono agli enti territoriali e sono soggetti al relativo regime di inalienabilità e indisponibilità nei limiti di legge.
i beni patrimoniali indisponibili sono residuali rispetto ai beni demaniali e restano vincolati a una specifica destinazione pubblica.
i beni patrimoniali disponibili sono assoggettati al regime ordinario del codice civile e, proprio per questo, possono essere usucapiti; ma tale regime non si applica ai beni demaniali o indisponibili.
art. 9 Cost.
la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico costituisce principio fondamentale che giustifica un'interpretazione ampia della demanialità culturale.
art. 10 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
i beni immobili appartenenti a enti pubblici che presentano interesse artistico o storico sono beni culturali; per i beni pubblici la rilevanza culturale discende dalla loro appartenenza e dalle loro caratteristiche, non dalla sola dichiarazione amministrativa.
art. 12 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
la presunzione di culturalità dei beni pubblici ha natura provvisoria e si consolida mediante verifica ministeriale, ma ciò non esclude che la qualificazione culturale rilevi sulla base dell'interesse oggettivo del bene.
art. 13 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
la dichiarazione di interesse culturale è necessaria per i beni privati, non per quelli pubblici.
art. 53 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
i beni culturali pubblici rientranti nelle tipologie del codice civile costituiscono demanio culturale e sono soggetti a inalienabilità e indisponibilità salvo i casi previsti dalla legge.
art. 54 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
individua i beni culturali immobili sottoposti a un regime rafforzato di tutela e limita la loro alienabilità.
art. 55 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
l'alienazione dei beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale è subordinata ad autorizzazione ministeriale e alla compatibilità della destinazione d'uso con il carattere storico-artistico del bene.
art. 1 l. 1 giugno 1939, n. 1089
assoggetta ai vincoli di tutela gli immobili che presentino interesse storico, artistico, archeologico o etnografico per il solo fatto di tale interesse oggettivo.
art. 2 l. 1 giugno 1939, n. 1089
richiedeva la notificazione amministrativa per estendere la tutela ai beni di interesse particolarmente importante non appartenenti allo Stato.
art. 23 l. 1 giugno 1939, n. 1089
le cose indicate negli artt. 1 e 2 erano inalienabili quando appartenenti allo Stato o ad altri enti o istituti pubblici.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
norma richiamata nel dispositivo per il contributo unificato, senza ulteriore sviluppo motivazionale nel testo fornito.
Massime di principio
- Gli immobili appartenenti a enti pubblici che presentino oggettivamente interesse storico-artistico sono soggetti al regime del demanio culturale per il solo fatto delle loro caratteristiche intrinseche, senza necessità di un atto amministrativo costitutivo.
- Per i beni culturali pubblici la dichiarazione o verifica ministeriale ha funzione dichiarativa o ricognitiva e non costitutiva; pertanto la tutela opera anche se il provvedimento sopravviene dopo il maturare del possesso dedotto in usucapione.
- I beni demaniali culturali sono inalienabili nei limiti di legge e, per definizione, non possono essere acquistati per usucapione.
- La dismissione di un bene dal demanio militare non incide sui vincoli derivanti da una eventuale persistente demanialità culturale, ove il bene rientri nelle categorie protette dall'art. 822 c.c. e dalla legislazione speciale.
- La diversa disciplina tra beni culturali pubblici e privati giustifica che, per i primi, la tutela discenda dalla appartenenza al patrimonio pubblico e dall'interesse oggettivo del bene, mentre per i secondi occorra una specifica dichiarazione di interesse culturale.
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