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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08102/2023 del 21/03/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce dal rifiuto della società di corrispondere a una dipendente somme pari a euro 3.658,44, riconosciute nei giudizi di merito come indennità previste da un accordo sindacale del 16 luglio 2009 per l'attività prestata fuori sede, da erogarsi sotto forma di buoni pasto del valore di euro 5,16 per ogni giorno di presenza. La Corte d'appello aveva rigettato l'impugnazione della società. In cassazione la società ha dedotto, con un unico motivo ex art. 360, n. 3, c.p.c., la violazione dell'accordo sindacale del 16 luglio 2009 in relazione agli artt. 1362 e ss. c.c., censurando l'interpretazione dell'accordo data dal giudice di merito e sostenendo, in sostanza, che la propria lettura fosse quella corretta o l'unica possibile. La lavoratrice ha resistito con controricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure si risolvessero in una mera contrapposizione tra l'interpretazione dell'accordo sostenuta dalla società e quella accolta dai giudici di merito, senza individuare specifici vizi dei canoni ermeneutici o della motivazione tali da rendere sindacabile in sede di legittimità l'accertamento interpretativo. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di lite, con distrazione in favore dei procuratori dichiaratisi anticipatari, e ha dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Consente di denunciare in cassazione solo la violazione di legge; nel caso concreto non può essere utilizzato per ottenere una nuova e diversa interpretazione del testo negoziale, se la censura si traduce in una mera contrapposizione di letture.

  • artt. 1362 e ss. c.c.

    Richiamano i canoni legali di interpretazione del contratto e degli atti di autonomia negoziale; la loro violazione è deducibile solo indicando specificamente quali regole siano state mal applicate e in che modo, non limitandosi a proporre un'interpretazione alternativa.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Consente il rinvio ai precedenti conformi per gli ulteriori profili non esaminati nella decisione.

  • art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In presenza dei relativi presupposti processuali, comporta l'obbligo per la parte soccombente di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, co. 17, l. n. 228 del 2012

    Ha modificato il d.P.R. n. 115 del 2002 introducendo il meccanismo del raddoppio del contributo unificato nei casi previsti.

Massime di principio

  • L'interpretazione degli atti di autonomia negoziale è rimessa al giudice di merito e integra un accertamento di fatto, sindacabile in cassazione solo nei limiti del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e della presenza di una motivazione non radicalmente viziata.
  • In sede di legittimità, la censura contro l'interpretazione di un testo negoziale è inammissibile se si limita a contrapporre una diversa lettura più favorevole alla parte ricorrente, senza evidenziare l'erronea applicazione delle regole interpretative o l'inadeguatezza logica del percorso argomentativo del giudice di merito.
  • Quando di una clausola sono possibili più interpretazioni plausibili, non è consentito dolersi in cassazione del fatto che il giudice abbia scelto una delle interpretazioni possibili, ancorché non quella preferita dalla parte.
  • Nel giudizio di cassazione, la deduzione della violazione dei canoni ermeneutici richiede una critica specifica e puntuale, con indicazione del modo in cui la regola interpretativa sarebbe stata violata e delle ragioni della asserita deficienza della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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