Cassazione Penale, Sentenza n. 21036/2022 del 30/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il PM ha impugnato l'ordinanza del tribunale di Salerno che, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., aveva annullato le ordinanze del GIP che avevano disposto gli arresti domiciliari nei confronti degli indagati, chiedendo la cassazione limitatamente a un capo di imputazione. Nel ricorso il PM deduceva violazione degli artt. 56 cod. pen. (tentativo) e 73 DPR 309/90, sostenendo che i fatti descritti non si sarebbero fermati a mere idee o trattative, ma che si era già passati a una fase esecutiva o quantomeno al tentativo (ad es. ricerca di pista di atterraggio, programmazione di importazioni via mare, trattativa per carico di cocaina con peso e provenienza), dunque sussisterebbero gravi indizi e esigenze cautelari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha motivato che il PM non ha indicato, a pena di inammissibilità, le ragioni circa l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari derivanti dall'impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva escluso la gravità indiziaria. Inoltre la censura proposta dal PM si risolveva in una diversa valutazione del fatto (sostituendo la ricostruzione del tribunale con una lettura alternativa che considera consumati o tentati i reati), valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità; pertanto non sussisteva una violazione di legge correggibile in Cassazione.
Norme richiamate
Norma sulla competenza del tribunale in sede di riesame: il tribunale è stato adito ai sensi di questa disposizione per il riesame dell'ordinanza del GIP.
Disciplina il tentativo. Il PM ha richiamato tale articolo sostenendo che gli atti configurassero almeno un tentativo di importazione; la Corte ha osservato che la questione attiene alla valutazione dei fatti e non a una violazione di diritto pertinente per la cassazione.
Norma del testo unico sulle sostanze stupefacenti relativa a fattispecie di traffico/importazione. Il PM l'ha richiamata per inquadrare il reato contestato; la Corte non ha rilevato violazione della normativa applicabile che potesse giustificare la cassazione.
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato dalla Corte in tema di presunzione applicabile in casi specifici in cui la misura cautelare possa ritenersi implicitamente giustificata; la Corte ha rilevato che tale presunzione non opera nel caso in esame perché i reati considerati non risultano essere ricorrenti nel senso richiesto.
Massime di principio
- Il pubblico ministero che impugni in Cassazione un provvedimento di riesame che ha escluso la gravità indiziaria deve indicare espressamente e motivatamente le esigenze cautelari attuali e concrete: la mancata indicazione determina inammissibilità per carenza di interesse.
- La Corte di Cassazione, in sede di ricorso per cassazione, non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione dei fatti o nell'apprezzamento della prova; i motivi che semplicemente offrono una lettura alternativa degli stessi fatti sono inammissibili.
- Una censura volta a convertire valutazioni fattuali (es. se i fatti configurino mera ideazione, tentativo o consumazione) in una presunta violazione di legge è frequentemente inammissibile se non si fonda su un presupposto fattuale indiscusso.
- Quando si prospetta il tentativo rispetto a reati di importazione/traffico di stupefacenti è necessario che il ricorrente specifichi quali atti concreti dimostrino il passaggio dalla mera trattativa alla fase esecutiva; altrimenti la contestazione resta una mera rielaborazione dei fatti.
- In casi simili conviene al PM documentare e motivare le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato) e limitarsi a censure di diritto chiaramente sindacabili in Cassazione se non si vuole incorrere in inammissibilità.
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