Cassazione Penale, Sentenza n. 38030/2023 del 18/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Roma che confermava la condanna pronunciata dal G.U.P. di Roma per i reati di rapina (art. 628 c.p.) contestati nei capi A e B e altri reati nel capo C. Ha proposto quattro motivi: 1) mancata credibilità e motivazione contraddittoria circa le dichiarazioni della persona offesa in relazione al capo A; 2) carenza di riscontri oggettivi a sostegno delle dichiarazioni della persona offesa (capo A); 3) errata mancata derubricazione del fatto di cui al capo A in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.); 4) motivazione contraddittoria sull'attendibilità della persona offesa relativa al capo C.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondati i primi tre motivi (relativi al capo A): ha riscontrato contraddittorietà e carenza della motivazione della Corte d'appello sulla credibilità della persona offesa, insufficienza dei presunti "riscontri" (dichiarazioni della teste Akhter e immagini del sistema di videosorveglianza non decisivi) e mancata valutazione corretta dell'elemento psicologico necessario per escludere la derubricazione in esercizio arbitrario (non è stato accertato se la somma pretesa eccedesse la retribuzione dovuta). Per tali profili la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al reato di cui al capo A e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Roma per nuovo giudizio. Il quarto motivo (capo C) è stato dichiarato inammissibile: la valutazione della Corte territoriale è risultata esente da manifesta illogicità e si è trattato di una "doppia conforme" tra primo e secondo giudice, non sindacabile in cassazione se non per travisamento macroscopico della prova. Di conseguenza la condanna relativa al capo C è dichiarata irrevocabile.
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato di rapina, la quale era oggetto dell'imputazione nei capi A e B; la Corte valuta se gli elementi costitutivi della rapina (violenza o minaccia per impossessarsi di una cosa mobile altrui) risultino provati.
Norma sull'esercizio arbitrario delle proprie ragioni: la Corte ha richiamato che per la derubricazione è decisivo l'elemento psicologico (la convinzione di avere un diritto), e che la mera sproporzione della condotta non esclude di per sé l'esercizio arbitrario.
art. 530, comma 2, cod. proc. pen.
Principio che impone, in caso di incertezza, di adottare la soluzione più favorevole all'imputato (in dubio pro reo). La Cassazione ha censurato la Corte d'appello per aver dato prevalenza alla ricostruzione accusatoria nonostante la mancata certezza sulla versione più veritiera.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione ai limiti di enunciazione dei motivi nel ricorso in Cassazione; la Corte indica che i motivi saranno esposti nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020 e art. 8 D.L. 198/2022
Richiamate in tema di trattazione dei ricorsi con contraddittorio scritto; riguardano modalità procedurali straordinarie adottate durante il periodo emergenziale e successive modifiche.
Sez. U, n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo, Rv. 280027-02)
«[...]le forme esteriori della condotta, e quindi la gravità della violenza e l'intensità dell'intimidazione veicolata con la minaccia, non sono momenti del tutto indifferenti nel qualificare il fatto in termini di estorsione piuttosto che di esercizio arbitrario ai sensi dell'art. 393 c.p.»
Giurisprudenza richiamata per il principio che le modalità esteriori della condotta influenzano la qualificazione del fatto, ma che l'elemento psicologico rimane decisivo per la derubricazione in esercizio arbitrario.
Sez. 4, n. 35963 del 03/12/2020 (Rv. 280155)
Giurisprudenza sul sindacato in Cassazione del travisamento della prova in caso di "doppia conforme": consente censura solo quando il travisamento è macroscopico o manifesta evidenza.
Altre pronunce di legittimità citate
Varie sentenze (Sez. 2 n. 37295/2019; Sez. 3 n. 44418/2013; Sez. 3 n. 13926/2011; Sez. 6 n. 10795/2021; Sez. 6 n. 5146/2014; Sez.5 n. 36764/2006) sono state utilizzate per argomentare i limiti del sindacato in Cassazione e i criteri di valutazione della prova e della attendibilità delle dichiarazioni.
Massime di principio
- In presenza di versioni contrastanti tra imputato e persona offesa, il giudice di merito deve motivare in modo coerente perché sceglie una versione piuttosto che l'altra; in caso di incertezza prevale il principio "in dubio pro reo" (art. 530, comma 2 c.p.p.).
- La credibilità della persona offesa richiede, per valere pienamente, riscontri oggettivi pertinenti e diretti; dichiarazioni di testimoni o immagini che non documentano l'iter criminis non possono, da sole, sorreggere una convinzione certa.
- Le immagini di videosorveglianza hanno valore decisivo solo se riprendono effettivamente le fasi costitutive del reato; la mera presenza del soggetto nelle immagini non è automaticamente conferma della rapina.
- Per derubricare una rapina in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) è centrale l'elemento psicologico: occorre valutare la convinzione del reo di agire per tutelare un diritto e, se rilevante, verificare se la somma pretesa eccedeva la retribuzione dovuta.
- La 'doppia conforme' (conferma della valutazione probatoria da primo e secondo giudice) limita l'intervento della Cassazione: non è possibile chiedere una diversa ricostruzione dei fatti se la motivazione non è manifestamente illogica o non vi è travisamento macroscopico della prova.
- Un annullamento parziale con rinvio è possibile quando la Cassazione riscontri vizi specifici nella motivazione o nella valutazione delle prove su taluni capi; le altre statuizioni possono rimanere irrevocabili se il ricorso è inammissibile su quei punti.
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