Cassazione Penale, Sentenza n. 16534/2025 del 05/05/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Aldefahi: unico motivo di ricorso per cassazione consistente nella doglianza che la Corte d'appello, avendo rideterminato la pena principale a seguito di concordato in appello (4 anni), non avrebbe rimodulato la pena accessoria (interdizione dai pubblici uffici) diminuita di conseguenza, violando l'art. 37 c.p. pen. Calabretta: quattro motivi: (1) errata qualificazione giuridica della condotta per avere applicato le norme sullo spaccio (artt. 73 e 80 d.P.R. 309/1990) anziché le norme che tutelano i semilavorati della canapa con finalità agroindustriali (legge 242/2016 art.4 e art.1), in ragione della sua qualità di coltivatore autorizzato; (2) carenza e illogicità della motivazione perché la sentenza non avrebbe considerato la documentazione (fatture, etichettature, utenze) che dimostrerebbe la liceità dell'attività commerciale; (3) vizio di motivazione in relazione all'aggravante per ingente quantitativo di stupefacente, ritenuta sproporzionata rispetto al superamento marginale delle soglie giurisprudenziali; (4) vizio di motivazione nel diniego delle attenuanti generiche, nonostante collaborazione, durata dell'attività imprenditoriale e incensuratezza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Aldefahi Safaa e ha rigettato il ricorso di Calabretta Nicolò. Motivazioni principali: per Aldefahi la Corte ha richiamato le Sezioni Unite che stabiliscono che la durata delle pene accessorie non si rapporta automaticamente alla pena principale ma va determinata secondo i criteri dell'art.133 c.p.; la normativa (in particolare l'art.29 c.p. per l'interdizione dai pubblici uffici) ha comportato il mantenimento dell'interdizione di 5 anni nonostante la pena principale ridotta a 4 anni. Per Calabretta la Cassazione ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi: la Corte territoriale aveva valutato coerentemente prove e indizi (quantitativi, modalità di confezionamento, luogo di rinvenimento diverso dalla sede dichiarata, documentazione aneddotica e vetusta) escludendo la finalità agroindustriale prevista dalla legge 242/2016; la norma speciale sulla coltivazione (art.4 L.242/2016) non è applicabile ai derivati/attività di trasformazione e non protegge la sostanza trasformata rinvenuta; l'aggravante per ingente quantitativo è stata adeguatamente motivata sulla base del superamento della soglia e degli indici di professionalità; il diniego delle attenuanti generiche è legittimo in mancanza di elementi di segno positivo. Entrambi condannati al pagamento delle spese processuali; Aldefahi inoltre condannato al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)
Applicate per configurare il reato di detenzione/coltivazione a fini di spaccio; la Corte ha ritenuto che la condotta contestata rientrasse nella normativa sugli stupefacenti, anche alla luce delle modalità di confezionamento e della quantità
art. 1, comma 3, lettera a; art. 4 (comprese le disposizioni sui campionamenti e sul limite 0,6% di THC), art. 4, comma 7
La legge tutela specificamente la coltivazione finalizzata alla trasformazione per fibra e seme purché rispettino le prescrizioni; la Cassazione ha interpretato che le tutele dell'art.4 si riferiscono alla 'coltivazione' (e non alle successive operazioni di trasformazione) e che il comma 7 (esclusione di responsabilità se THC ´<=0,6% previa verifica) non si applica ai derivati ottenuti dopo la coltivazione
art. 133; art. 29; art. 62-bis
Art.133 c.p.: criteri per determinare la durata delle pene accessorie; la Cassazione ha affermato che la durata delle pene accessorie va determinata secondo l'art.133, non rapportata automaticamente alla pena principale. Art.29: prevede l'interdizione dai pubblici uffici di anni 5 per condanna alla reclusione non inferiore a tre anni (applicazione al caso concreto). Art.62-bis: disciplina le attenuanti generiche; la Corte ricorda che il riconoscimento richiede elementi di segno positivo e non è automatico
art. 37 (richiamato nel ricorso di Aldefahi)
Richiamato dal ricorrente per sostenere la necessità di rimodulazione automatica delle pene accessorie in base alla pena principale; la Corte ha escluso questa automaticità richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite
Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea
artt. 38-44; allegato I (prodotti agricoli quali canapa greggia ecc.)
Evidenzia che alcuni derivati della canapa sono considerati prodotti agricoli nell'ambito della PAC, ma la Corte segnala che ciò riguarda la canapa greggia/macerata/stoppata e non necessariamente i derivati trasformati contestati nel procedimento penale
Convenzione Unica sugli stupefacenti (New York, 30 marzo 1961)
Stabilisce che la disciplina non si applica alla coltivazione esclusivamente industriale (fibre e semi); la Corte ricorda la norma ma sottolinea che la sua efficacia concreta dipende dalla dimostrazione che l'attività fosse esclusivamente industriale e conforme ai requisiti della L. 242/2016
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e sezioni semplici)
Sez. U. n. 28910 del 28/02/2019 (Suraci); Sez. U. n. 36258 del 24/05/2012 (Biondi); Sez. U. n. 14722 del 30/01/2020 (Polito); Sez. 4, n. 16155 del 17/03/2021 (Currenti); Sez. 3, n. 18879 del 17/04/2024 (T.) e altre citate nella motivazione
Richiamate per i principi relativi alla determinazione delle pene accessorie (Suraci), ai criteri per configurare l'aggravante dell'ingente quantitativo (Biondi, Polito) e per l'identificazione dei casi in cui la coltivazione di canapa è esclusa dalla fattispecie di spaccio; la Corte ha applicato tali precedenti per confermare la decisione di merito
Massime di principio
- La durata delle pene accessorie non si ricollega automaticamente alla misura della pena principale: il giudice deve determinare la durata degli accessori secondo i criteri dell'art.133 c.p.; pertanto la riduzione della pena principale non impone di per sé la riduzione automatica delle pene accessorie
- Le tutele previste dalla legge 242/2016 (esclusione di responsabilità del coltivatore quando il THC medio è <=0,6%) si applicano alla coltivazione (piante prima della raccolta) e richiedono controlli/campionamenti secondo modalità previste; non si estendono automaticamente ai prodotti trasformati o derivati ottenuti successivamente alla raccolta
- Per far valere una finalità agricola/industriale legittima è necessario fornire documentazione contestuale e ripetuta (non fatture molto anteriori o isolati elementi), prove che colleghino quantitativi e modalità di stoccaggio/trasformazione all'attività agricola dichiarata
- L'aggravante per 'ingente quantitativo' va valutata combinando il dato quantitativo (soglie giurisprudenziali) con elementi di contesto (modalità di confezionamento, organizzazione, destinazione commerciale): il superamento della soglia, se significativo, può legittimare l'aggravante anche se la difesa invoca un superamento 'di poco'
- Le attenuanti generiche non sono un diritto automatico per l'imputato: occorrono elementi positivi e specifici che inducano a ritenere attenuata la responsabilità; l'assenza di elementi negativi (es. incensuratezza) non basta dopo la riforma dell'art.62-bis
- Il giudizio di merito ha ampia discrezionalità sulla valutazione probatoria e sulla motivazione: la Cassazione controlla la logicità e la congruità della motivazione e, se i giudici di merito hanno fornito ragioni non contraddette, tende a confermare le valutazioni
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