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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10698/2022 del 24/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma in appello della condanna per più reati derivanti dalla gestione/occultamento di rifiuti e da attività estrattive: in particolare contestava che la condotta contestata fosse stata erroneamente qualificata sia come abbandono/deposito incontrollato di rifiuti (capo a) sia come attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (capo c), sostenendo che si trattasse di una unica operazione e quindi che il reato abituale non fosse integrato; contestava inoltre la prova e la temporalità del furto aggravato (capo e), deducendo prescrizione e vizi probatori; infine contestava la durata delle pene accessorie.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo nei termini indicati: ha ritenuto che la condotta complessivamente descritta integrasse il più grave reato di gestione illecita/attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 d.lgs. 152/2006, oggi art. 452-quaterdecies c.p.), che assorbe l'ipotesi di abbandono e deposito incontrollato contestata al capo a). Perciò ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al capo a) e ha eliminato la pena relativa (4 mesi reclusione ed Euro 100 di multa). Ha invece dichiarato inammissibili gli altri motivi (relativi a furto, prescrizione e pene accessorie) e quindi ha confermato le rimanenti statuizioni di condanna, ordinando inoltre la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile ammessa al gratuito patrocinio (da liquidarsi dalla Corte d'appello).

Norme richiamate

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    Norma richiamata con riferimento all'abbandono e deposito incontrollato di rifiuti; la Corte ha ritenuto che la fattispecie descritta dal capo a) fosse sostanzialmente compresa nella più grave gestione illecita di rifiuti contestata al capo c) e quindi assorbita da quest'ultima.

  • art. 6, comma 1, lett. b) d.l. 6 novembre 2008 n. 172 (conv. L. 30 dicembre 2008 n. 210)

    Richiamato in relazione alla vigenza dello stato di emergenza e alla disciplina applicabile; utilizzato per il quadro normativo della fattispecie di abbandono/deposito.

  • art. 260 d.lgs. 152/2006 (oggi art. 452-quaterdecies c.p.)

    La Corte ha interpretato questa norma come incriminatrice di comportamenti non occasionali e organizzati finalizzati all'illecito traffico di rifiuti: richiede pluralità di operazioni e una rudimentale organizzazione di mezzi/capitali. In presenza di tale reato, le condotte costituenti mera parte del ciclo (come l'abbandono) sono assorbite.

  • art. 624 c.p.

    Norma che disciplina il furto; è stata richiamata nelle censure sul capo e) ma le questioni di merito relative alla prova dell'estrazione e alla temporalità sono state ritenute inammissibili o infondate in cassazione.

  • artt. 157 e 161 c.p.

    Norme che disciplinano la prescrizione; la Corte ha richiamato i termini applicabili al furto (calcolo dei termini, sospensioni processuali) e ritenuto che, anche computando le sospensioni, la prescrizione non fosse maturata al momento della sentenza d'appello per il capo e).

  • artt. 28, 30, 32-bis e 32-ter c.p.

    Norme relative alle pene accessorie; la questione sulla durata delle pene accessorie è stata giudicata tardiva perché non sollevata in sede di appello e quindi inammissibile in cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Richiamato in relazione ai vizi di motivazione denunciati dal ricorrente; la Corte ha applicato i suoi criteri di sindacato motivazionale, accogliendo la censura sulla duplicazione dei reati ma rigettando o dichiarando inammissibili le altre censure per mancata devoluzione in appello o genericità.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato tra le norme invocate dal ricorrente in tema di concorso apparente di norme e assorbimento; la Corte ha comunque deciso in base alla qualificazione prevalente della condotta.

  • Sez. U. e altre pronunce della giurisprudenza di legittimità

    La Corte ha richiamato consolidata giurisprudenza che definisce i requisiti del delitto abituale/organizzato di traffico illecito di rifiuti (pluralità di operazioni, organizzazione) e i principi sulla scindibilità delle statuizioni di condanna per più capi e sulla possibilità di dedurre in cassazione solo questioni devolute in appello.

Massime di principio

  • Se la condotta di gestione illecita di rifiuti è caratterizzata da pluralità di operazioni e da una minima organizzazione di mezzi e capitali, essa assorbe le condotte minori (es. abbandono) riconducibili al medesimo ciclo di gestione: vige il principio del concorso apparente di norme a favore della qualificazione prevalente.
  • In tema di reati ambientali, la sussistenza del delitto abituale richiede valutazione globale della pluralità delle azioni e della continuità temporale: elementi come uso di mezzi aziendali e ingenti quantità di rifiuti sono indici rilevanti per l'integrazione del reato più grave.
  • In Cassazione non possono essere dedotte questioni che non siano state oggetto del gravame in appello: le doglianze nuove o non devolute al giudice d'appello sono inammissibili.
  • La sentenza che contiene condanne per più reati è scindibile per ciascun capo; l'annullamento parziale non incide automaticamente sugli altri capi nei quali il ricorso è inammissibile.
  • Il calcolo della prescrizione va fatto capo per capo, tenendo conto dei periodi di sospensione processuale: il ricorrente deve dedurre e motivare compiutamente la collocazione temporale del fatto se pretende applicare la regola in dubio pro reo.
  • Le censure sulle pene accessorie che non sono state sollevate in appello sono inammissibili in cassazione salvo casi di manifesta illegittimità rilevabili d'ufficio.

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