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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28575/2026 del 28/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (Ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una domanda di riparazione per ingiusta detenzione proposta da un soggetto che aveva subito una misura custodiale in un procedimento penale poi concluso con assoluzione irrevocabile perché "non ha commesso il fatto". La Corte di appello aveva però rigettato l'istanza ritenendo che la detenzione fosse stata causata da condotta gravemente colposa dell'interessato: in particolare, la denuncia di furto di un'autovettura di lusso da lui consegnata a un coindagato, l'attività lavorativa svolta presso garage dello zio usati per la custodia temporanea dei veicoli e la prenotazione di una struttura alberghiera utilizzata per una trasferta legata alle operazioni illecite, così da favorire il mancato inserimento del coindagato nella registrazione. Il ricorrente ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 314 e ss. c.p.p., sostenendo che tali condotte non potevano integrare la falsa apparenza di una responsabilità per associazione per delinquere, ma al più per reati diversi; ha inoltre contestato che la Corte territoriale avesse verificato il reale nesso causale tra tali comportamenti e l'applicazione della misura cautelare, nonché la puntuale sussistenza di una colpa grave ostativa alla riparazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo manifestamente infondate le censure. Ha affermato che è irrilevante, nel giudizio di riparazione, discutere della consapevolezza dell'odierno ricorrente circa il proprio eventuale coinvolgimento nell'associazione per delinquere, perché tali profili attengono al giudizio di cognizione già definito. Ha poi ritenuto che la motivazione della Corte di appello fosse insindacabile perché non manifestamente illogica né contraddittoria nella parte in cui aveva valorizzato condotte gravemente colpose idonee a generare la falsa apparenza della responsabilità penale e, quindi, la misura cautelare. La Cassazione ha chiarito che, ai fini dell'art. 314 c.p.p., non occorre che il richiedente avesse previsto e accettato il rischio di apparire responsabile proprio del reato oggetto della misura, essendo sufficiente che la sua condotta dolosa o gravemente colposa abbia creato in concreto l'apparenza dell'illecito e il conseguente rapporto causale con la detenzione. Ne sono seguite la condanna alle spese processuali e la sanzione di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; nessuna liquidazione delle spese al Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    artt. 314 e ss. cod. proc. pen.

    La riparazione per ingiusta detenzione è esclusa quando la detenzione sia stata causata da condotta dolosa o gravemente colposa dell'istante, anche se non riferita esattamente al reato poi contestato in sede cautelare.

  • art. 1227 c.c.

    artt. 1227 e 2056 cod. civ.

    Richiamato quale fondamento del principio di auto-responsabilità: il consociato deve astenersi da condotte che possano contribuire a determinare il pregiudizio e la falsa apparenza dell'illecito.

  • art. 2056 c.c.

    artt. 1227 e 2056 cod. civ.

    Norma richiamata per i criteri di valutazione del danno e del concorso colposo, utilizzata come parametro di auto-responsabilità nella materia dell'ingiusta detenzione.

  • art. 416 c.p.

    artt. 416, 648-bis e 648-ter cod. pen.

    Reato per il quale il ricorrente era indagato nel procedimento presupposto, rilevante solo come dato fattuale del giudizio di cognizione.

  • art. 648-bis c.p.

    artt. 416, 648-bis e 648-ter cod. pen.

    Reato presupposto del procedimento, evocato nel quadro fattuale relativo alle autovetture di provenienza illecita e alle condotte di riciclaggio.

  • art. 648-ter c.p.

    artt. 416, 648-bis e 648-ter cod. pen.

    Reato presupposto del procedimento, richiamato nel riferimento alle condotte di reimpiego di beni di provenienza illecita.

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione, la colpa grave ostativa non coincide con la colpa penale: rileva la componente oggettiva di una condotta macroscopicamente imprudente o negligente, valutata ex ante secondo l'id quod plerumque accidit e la comune esperienza.
  • È sufficiente, per escludere il diritto all'indennizzo, che la condotta del richiedente abbia creato la falsa apparenza della sua responsabilità penale e abbia causato, in rapporto di causa-effetto, l'adozione della misura cautelare; non è necessario che egli abbia previsto e accettato il rischio di apparire responsabile proprio del reato poi contestato.
  • Il giudice della riparazione può valorizzare anche condotte penalmente irrilevanti o successivamente ritenute non integranti il reato contestato, purché esse siano oggettivamente idonee, da sole o unitamente ad altri elementi, a generare nell'autorità procedente un quadro indiziario di responsabilità.
  • Non è consentito nel giudizio di legittimità riproporre una rivalutazione del merito sul contenuto degli indizi o sulla sussistenza della consapevolezza dell'istante circa il reato associativo, quando la motivazione del giudice di merito sia logicamente coerente e non manifestamente illogica.
  • Ai fini dell'art. 314 c.p.p., la colpa grave ostativa può derivare da una condotta che, pur non costituendo il medesimo reato oggetto della misura, sia comunque idonea a ingenerare la falsa apparenza di un coinvolgimento illecito e a determinare l'intervento cautelare.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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