Cassazione Penale, Sentenza n. 17784/2022 del 04/05/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso era diretto contro la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado: aveva assolto l'imputato per due articoli (21 e 26 febbraio 2016) ritenendoli esercizio del diritto di critica sindacale, ma lo aveva condannato per l'articolo del 15 febbraio 2016. Il ricorrente ha proposto quattro motivi di cassazione: 1) errata applicazione degli artt. 595 e 51 c.p. e vizi di motivazione relativamente al diritto di critica sindacale (sosteneva che le espressioni fossero critiche e decontestualizzate dalla Corte territoriale); 2) violazione dell'art. 125 co. 2 c.p.p. e mancata pronuncia sulla causa di non punibilità richiamata (art. 599 c.p.), con riferimento a stato d'ira e immediatezza della reazione e al fatto che le rivendicazioni lavoristiche erano poi state accolte; 3) violazione dell'art. 522 co. 2 c.p.p. per indeterminatezza dell'imputazione circa una circostanza aggravante; 4) violazione dell'art. 541 c.p.p. per aver ridotto le spese invece di compensarle in virtù dell'analogia con il principio di soccombenza (art. 91 c.p.c.).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto assorbente e fondato il primo motivo: ha valutato le espressioni contestate conte-stualizzandole nel resoconto sindacale pubblicato sul blog "Brescia Anticapitalista" e ha ritenuto che, pur dure e taglienti, le frasi fossero pertinenti alla critica sindacale e non costituissero un attacco personali inidoneo a superare il limite della continenza espressiva. Perciò la scriminante del diritto di critica (art. 51 c.p.) opera e l'azione non integra reato. Conseguentemente la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato e ha revocato le statuizioni civili in favore di Giorgio Bosio. Gli altri motivi sono stati assorbiti dalla decisione sulla scriminante.
Norme richiamate
art. 595 cod. pen. (diffamazione)
Tutela della reputazione come valore sociale; il reato richiede comunicazione a terzi e percepibilità di una espressione lesiva; va distintA la dichiarazione di fatto dal giudizio di valore
art. 51 cod. pen. (scriminanti, diritto di critica)
Il diritto di critica può costituire scriminante se esercitato nel rispetto dei limiti di veridicità dei fatti, pertinenza degli argomenti e continenza espressiva
Invocata nel ricorso come causa di non punibilità (richiamo a stato d'ira e immediatezza) rispetto alla reazione emotiva dell'autore; la Cassazione non ha dovuto decidere puntualmente sulla questione dopo aver ritenuto operante la scriminante
art. 522 co. 2 cod. proc. pen.
Norma sulla determinazione dell'imputazione; il ricorrente denunciava indeterminatezza circa una circostanza aggravante, doglianza non decisiva dopo l'assorbimento della questione principale
Richiesta connessa alla pronuncia sulle spese del giudizio; il motivo concernente la compensazione delle spese è stato assorbito dalla declaratoria di non punibilità del fatto
art. 21 Cost.
Richiamato come presidio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero, base della tutela del diritto di critica
art. 10 Convenzione EDU (Corte EDU)
Principio di libertà di espressione internazionale; la giurisprudenza CEDU ha indicato che la critica trova limite nella mancanza di "sufficiente riscontro fattuale"
art. 91 cod. proc. civ. (richiamato per analogia)
Richiamato dal ricorrente in tema di soccombenza e compensazione delle spese civili; la questione non ha inciso sulla declaratoria finale di non reato
Massime di principio
- Le espressioni pubbliche vanno sempre contestualizzate: il giudizio sul superamento dei limiti della critica dipende dal contesto spazio-temporale e dialettico in cui sono state proferite
- Distinguere costantemente tra dichiarazioni di fatto (che vanno provate) e giudizi di valore/opinioni (tutele più ampie); le opinioni non devono essere sindacate come "vere" ma richiedono un "sufficiente riscontro fattuale" quando si riferiscono a fatti
- I limiti della scriminante della critica sono la veridicità dei fatti presi a base, la pertinenza degli argomenti e la continenza espressiva (sia materiale che formale): attacchi ad hominem gratuiti o denigranti la persona in quanto tale eccedono la scriminante
- In controversie sindacali e politiche toni aspri e taglienti possono essere ammessi se funzionali alla critica e proporzionati agli interessi pubblici coinvolti; opinioni politiche e critiche sul profilo pubblico di un soggetto sono più protette
- La prova che le ragioni della protesta erano fondate (es. accoglimento delle rivendicazioni lavoristiche) rafforza l'argomentazione di legittimità della critica, ma la valutazione resta sempre globale e contestuale
- Il giudice di legittimità può valutare autonomamente l'offensività delle frasi e assolvere se ritiene che la scriminante operi; questo può portare all'annullamento senza rinvio se il fatto non costituisce reato
- In caso di esito parziale nel processo (assoluzioni e condanne multiple), questioni come la compensazione delle spese civili vanno valutate alla luce della concreta soccombenza: ma una declaratoria finale di non reato irrimediabilmente rende inoperanti le statuizioni civili
- Per difendersi in situazioni analoghe: documentare i fatti che giustificano la critica (fonti, provvedimenti a sostegno delle rivendicazioni), mantenere pertinenza e proporzione nel linguaggio, evitare argomenti che attaccano la persona in quanto tale e, se possibile, evidenziare l'interesse pubblico della comunicazione
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