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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31654/2025 del 22/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato, già ritenuto responsabile in appello del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ha proposto ricorso per cassazione tramite difensore censurando esclusivamente il trattamento sanzionatorio. In particolare ha dedotto un'erronea applicazione della legge penale, lamentando la determinazione della pena in concreto e la mancata concessione della riduzione nella massima estensione per effetto delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di cassazione ha ritenuto tali doglianze generiche, non confrontate con la motivazione della sentenza impugnata e finalizzate sostanzialmente a una nuova valutazione della congruità della pena.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la sentenza di merito aveva motivato in modo sufficiente sulla pena, valorizzando la gravità del fatto, il quantitativo di stupefacente sequestrato e le modalità professionali dell'attività di spaccio. Ha inoltre applicato il principio secondo cui la motivazione sulla pena è sufficiente quando il giudice indichi gli elementi ritenuti rilevanti ai sensi dell'art. 133 c.p., mentre in cassazione non è consentita una rivalutazione della congruità della pena se non in presenza di arbitrio o illogicità manifesta. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma incriminatrice del fatto per cui l'imputato è stato ritenuto responsabile; dal testo emerge che si tratta di un'ipotesi di attività di spaccio di lieve entità o comunque ricompresa nel comma 5.

  • art. 133 c.p.

    I criteri di commisurazione della pena devono risultare considerati dal giudice di merito; è sufficiente indicare gli elementi ritenuti rilevanti o determinanti nella motivazione sulla pena in concreto.

  • art. 606 c.p.p.

    È richiamato implicitamente il limite del sindacato di legittimità sulle censure che mirano a una nuova valutazione della congruità della pena, non consentita in cassazione se la decisione non è arbitraria o manifestamente illogica.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In tema di determinazione della pena, l'obbligo di motivazione del giudice di merito è adempiuto quando la sentenza indichi, anche sinteticamente, gli elementi fattuali ritenuti rilevanti ai fini dell'applicazione dei criteri di cui all'art. 133 c.p.
  • La censura in cassazione sulla congruità della pena è inammissibile quando si risolva in una richiesta di nuova valutazione del merito, salvo che la dosimetria risulti frutto di arbitrio o di un ragionamento manifestamente illogico.
  • La mancata concessione della riduzione massima per le attenuanti generiche può essere legittimamente sorretta dal richiamo alla gravità del fatto e alle modalità della condotta, se tali elementi sono specificamente valorizzati dal giudice di merito.
  • Sono inammissibili i motivi di ricorso generici e non confrontati con le argomentazioni della sentenza impugnata, soprattutto quando non evidenzino un effettivo vizio logico o giuridico della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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