Cassazione Penale, Sentenza n. 3309/2022 del 31/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento che aveva inflitto a Tutuianu Lilioara la pena di 4 anni di reclusione e 20.000 euro di multa per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90, deducendo la violazione degli artt. 235 cod. pen. e 86 d.P.R. 309/90 in relazione alla mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero nonostante la pena inflitta superiore a due anni e nonostante nel dispositivo e nella motivazione del Tribunale fossero richiamati elementi indicativi di pericolosità sociale (inserimento in rete di spaccio organizzata, comportamento durante misure cautelari per fatti analoghi).
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata applicazione della misura di sicurezza dell'allontanamento dal territorio dello Stato. Ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione nella parte relativa a una misura obbligatoria per legge e, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite e la pronuncia della Corte Costituzionale sulla necessità di accertare la pericolosità sociale, ha disposto l'annullamento parziale della sentenza impugnata e il rinvio al Tribunale di Bergamo per nuovo esame circa l'applicazione della misura di espulsione.
Norme richiamate
"lo straniero condannato per uno dei reati previsti dagli articoli 73, 74, 79 e 82, commi 2 e 3, a pena espiata deve essere espulso dallo Stato"
La norma prevede l'espulsione dello straniero condannato per specifici reati, ma la Corte Costituzionale ha escluso l'automaticità dell'applicazione: la misura dipende dall'accertamento concreto della pericolosità sociale del condannato.
art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90
Norma sostanziale che punisce il traffico/uso di stupefacenti e costituisce il titolo di reato in base al quale è stata inflitta la pena; rileva perché rientra tra i reati indicati all'art. 86 per i quali può trovare applicazione la misura dell'espulsione.
Richiamato dal ricorrente come norma rilevante in relazione alle misure di sicurezza; il ricorso deduceva violazione in relazione alla mancata applicazione di una misura di sicurezza prevista dalla disciplina penale.
Sez. U, Sentenza n. 21368 del 26/09/2019 (Cassazione)
"La sentenza di patteggiamento che abbia omesso di applicare una misura di sicurezza non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., salvo si tratti di misura obbligatoria per legge in relazione al titolo di reato oggetto di imputazione..."
La giurisprudenza delle Sezioni Unite stabilisce che l'omissione di una misura di sicurezza in una sentenza di patteggiamento è sindacabile in cassazione solo se la misura è obbligatoria per legge; in tal caso il ricorso va valutato secondo la disciplina generale (art. 606 c.p.p.).
Corte Costituzionale, sent. n. 58 del 20-24 feb. 1995
"illegittimità costituzionale del primo comma del presente articolo 'nella parte in cui obbliga il giudice a emettere, senza l'accertamento della sussistenza in concreto della pericolosità sociale, contestualmente alla condanna, l'ordine di espulsione...'"
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte dell'art. 86 che imponeva un'espulsione automatica, affermando la necessità di un accertamento concreto della pericolosità sociale prima di applicare la misura.
art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.
Norma sul patteggiamento che limita la impugnabilità per cassazione delle sentenze di patteggiamento; le Sezioni Unite hanno chiarito l'eccezione per le misure obbligatorie per legge.
Disciplinare generale della cassazione richiamato per l'esercizio del ricorso nella parte relativa a misure obbligatorie rilevanti omesse nella sentenza di patteggiamento.
Massime di principio
- In caso di patteggiamento, l'omissione di una misura di sicurezza è sindacabile in cassazione solo se la misura è obbligatoria per legge rispetto al titolo di reato; in tal caso il ricorso è esperibile ai sensi della disciplina generale (art. 606 c.p.p.).
- L'espulsione dello straniero prevista dall'art. 86 d.P.R. 309/90 non è automatica: il giudice deve valutare la pericolosità sociale concreta del condannato prima di applicarla, in conformità alla giurisprudenza costituzionale.
- Se nel dispositivo o nella motivazione del giudice emergono elementi idonei a dimostrare la pericolosità sociale (es. inserimento in rete organizzata di spaccio, recidiva o comportamenti durante misure cautelari), il giudice deve valutare espressamente se ricorrono le condizioni per applicare la misura di espulsione; in caso di omissione si può chiedere la correzione con ricorso del P.G.
- Quando la Corte di cassazione accoglie un ricorso limitatamente alla mancata applicazione di una misura obbligatoria, la sanzione inflitta resta ferma ma la decisione viene annullata e rinviata al giudice di merito per nuovo esame specifico della misura di sicurezza.
- Chi valuta un caso simile deve distinguere tra misure di sicurezza obbligatorie per legge e misure discrezionali: solo le prime rendono ammissibile il ricorso in cassazione contro una sentenza di patteggiamento.
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