Cassazione Penale, Sentenza n. 38816/2024 del 22/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Contestato il concorso in tentata estorsione (artt. 110, 56, 629, 61 n. 9 c.p.). Si contesta che Carannante, in concorso con Giuditta Rita Giacquinto, quale avvocato e assessore del Comune di Procida con delega al contenzioso, avrebbe chiesto a Salvatore Costagliola il versamento immediato di 20.000 euro minacciando di denunciare presunti abusi edilizi e facendo pressioni sull'Agente di Polizia Locale per controlli sull'immobile, in modo da procurare un ingiusto profitto. La difesa ha sostenuto che l'operato rientrava nel mandato professionale, che esisteva un contrasto preesistente fra le parti, che era stata prospettata una bozza di transazione per 4.000 euro e che non vi era intento di procurare un profitto ingiusto né abuso della qualifica di assessore.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la qualificazione in concorso di tentata estorsione confermando la valutazione di merito della Corte di Appello che aveva evidenziato: la attendibilità della persona offesa; la minaccia non meramente strumentale all'esercizio di un diritto ma finalizzata a coartare la volontà per ottenere un vantaggio ingiusto; l'assenza di titolo giuridico o di proposta transattiva concreta; la unilateralità e sproporzione della richiesta (20.000 euro rispetto a una bozza di 4.000 euro); l'uso della veste pubblica dell'imputato per sollecitare controlli come elemento intimidatorio. La Cassazione ha inoltre richiamato il principio per cui la minaccia di adire le vie legali integra estorsione se formulata con lo scopo di ottenere risultati non conformi a giustizia e ha escluso la ricomprensione del fatto in reato meno grave (art. 393 c.p.).
Norme richiamate
Richiamato per la nozione di concorso di persone nel reato: Carannante è stato ritenuto concorrente con la Giacquinto nell'azione estorsiva
Richiamato in relazione al tentativo: il fatto è stato qualificato come tentata estorsione e valutato nelle sue modalità preparatorie e dispositive
Norma sull'estorsione: la Corte ha ritenuto che la minaccia, pur avente esteriormente apparenza di legalità, fosse diretta a coartare la volontà della vittima per ottenere un profitto ingiusto
Richiamato quale elemento valutato nel quadro delle circostanze del fatto, con riferimento all'abuso della qualità o del ruolo pubblico dell'imputato come fattore grave nella valutazione complessiva
Contestazione alternativa esclusa dalla Corte territoriale; menzionata dalla difesa ma ritenuta non determinante dalla Cassazione
Norma richiamata dalla difesa come possibile reato meno grave; la Corte ha escluso la riqualificazione perchè è emersa la volontà di conseguire un profitto ingiusto
art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norme sulle censure in cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione): la Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure, richiamando i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione di merito
Richiamata in tema di disciplina sul ruolo della Corte di Cassazione (controllo della motivazione), confermando che il giudice di legittimità non sostituisce il giudice del fatto
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 2, Braccini, 07/05/2013)
Principio secondo cui la minaccia di adire le vie legali può integrare estorsione se non intesa a esercitare un diritto ma a coartare la volontà per ottenere vantaggi iniqui; citato e applicato dalla Corte
Massime di principio
- Una minaccia che esteriormente sembra legittima (es. prospettare azioni giudiziarie) può integrare il reato di estorsione se è formulata con lo scopo di coartare la volontà della vittima per ottenere un vantaggio ingiusto.
- L'utilizzo della qualità o dei poteri pubblici (es. ruolo di assessore) per sollecitare interventi amministrativi o di polizia a fini intimidatori aggrava la valutazione della condotta e può trasformare atti professionali leciti in condotte illecite.
- La richiesta unilaterale e sproporzionata di denaro, senza proposta concreta di transazione o senza titolo giuridico, è indizio significativo di ingiustizia del profitto richiesto e di natura estorsiva della condotta.
- L'attività difensiva è lecita quando si limita a proporre transazioni o ad esercitare diritti; diventa illecita se si espande in pressioni extraprofessionali, minacce e atti intimidatori volti a costringere la controparte.
- In Cassazione le doglianze sulla valutazione della prova sono ammesse solo se riguardano la mancanza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione; non è consentito presentare un nuovo giudizio di merito.
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