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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26923/2025 del 23/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma (riesame cautelare reale del 03/02/2025) che aveva confermato il sequestro preventivo di un immobile ad Anzio, considerato provento di riciclaggio derivante dai guadagni di traffico di stupefacenti reclamati in capo al fratello Maximino. La ricorrente deduceva: carenza e apparente motivazione, insufficiente prova dell'intento dissimulatorio e del collegamento fra somme versate e acquisto, discordanza tra importi effettivamente transitati (circa €11.000) e prezzo dell'immobile, violazione del principio di proporzione e mancata dimostrazione del pericolo di dispersione del bene.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale di Roma non avesse motivazione meramente apparente: il giudice del riesame aveva adeguatamente valorizzato elementi indiziari (intestazione fittizia, carenza di disponibilità finanziaria dell'intestatario, ripetitività dello schema di intermediazione e conversazioni intercettate) idonei a configurare il fumus commissi delicti e il pericolo di dispersione. Conseguentemente il sequestro dell'immobile è stato tenuto legittimo. La ricorrente è stata inoltre condannata alle spese e al pagamento di €3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, commi 1 e 4

    Norma sul traffico di stupefacenti che costituisce reato presupposto i cui proventi sono ritenuti origine delle somme contestate; utilizzata per identificare la fonte illecita dei capitali reinvestiti.

  • cod. pen., art. 648-bis (riciclaggio)

    Il comportamento di intestazione fittizia e di impiego di somme riconducibili a terzi è stato letto alla luce della fattispecie di riciclaggio quale reato 'derivato' riconducibile alla ricorrente come destinataria del prodotto del reato presupposto.

  • cod. pen., art. 648-quater (confisca obbligatoria per equivalente)

    Richiamato in riferimento alla possibilità di applicare la confisca per equivalente del prodotto del reato; la Corte ha ritenuto che l'immobile potesse essere considerato prodotto immediato dell'attività di riciclaggio e, quindi, assoggettabile a vincolo in attesa di confisca.

  • cod. proc. pen., art. 321 (sequestro preventivo c.d. anticipatorio)

    Fondamento processuale del sequestro preventivo disposto in relazione al pericolo di dispersione del bene considerato provento del reato.

  • cod. proc. pen., art. 125

    Richiamato in relazione ai requisiti di motivazione del provvedimento; la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame conforme ai criteri richiesti.

  • cod. proc. pen., art. 606, comma 1, lett. b) e c)

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso in Cassazione invocati dalla ricorrente (violazione di legge e motivazione apparente); la Corte ha valutato tali censure nei limiti di ammissibilità previsti.

  • cod. proc. pen., art. 325

    Richiamato per delimitare i profili di ammissibilità del ricorso per cassazione: la Corte sottolinea che non sono invocabili quale 'violazione di legge' le contraddizioni o l'illogicità della motivazione (che andrebbero dedotte con altro specifico motivo).

  • cod. proc. pen., art. 611

    Norma sul termine per la produzione di memorie; la Corte ha comunque esaminato la memoria tardiva richiamata in udienza.

  • cod. proc. pen., art. 616

    Applicata per la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.

  • cod. pen., art. 512-bis e art. 648-ter.1

    Richiamate a titolo di possibile qualificazione alternativa dei fatti (trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio etc.); la Corte osserva che la fattispecie concreta può assumere diverse qualificazioni giuridiche pur risultando idonea a sostenere la confisca del bene.

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo e riciclaggio, la mancanza di una precisa quantificazione numerica del profitto illecito non esclude la legittimità della misura se sussistono forti elementi indiziari e inferenziali (intestazione fittizia, carenza di risorse dell'intestatario, ripetitività dello schema, collegamenti con soggetti 'produttori').
  • L'intestazione apparente o fittizia di un bene, unita alla dimostrata incapacità finanziaria dell'intestatario e al collegamento con il soggetto produttore dei proventi illeciti, può legittimare il sequestro preventivo come misura diretta a preservare l'oggetto da dispersione e a garantirne la futura confisca.
  • Il giudice del riesame può fondare la sua decisione su una ricostruzione indiziaria e su intercettazioni; tali argomentazioni, se motivate e non manifestamente apparenti, sono valutabili dalla Corte di legittimità e non vengono automaticamente annullate per mera incongruenza numerica fra depositi e prezzo di acquisto.
  • Nel ricorso per cassazione è necessario rispettare i limiti formali e sostanziali previsti (art. 325 c.p.p.); non sono ammissibili censure che impugnino la mera contraddittorietà o l'illogicità della motivazione come 'violazione di legge' salvo che siano proposte con il corretto motivo previsto dall'art. 606 (lett. e).
  • La proporzione tra valore del bene sequestrato e profitto contestato va valutata in concreto; l'assenza di una precisa e completa quantificazione ai primi stadi cautelari non impedisce automaticamente l'adozione del vincolo se il pericolo di dispersione e i legami con attività illecite risultano sufficientemente provati.
  • Il pericolo di dispersione può essere motivato anche sulla base di elementi indiziari e intercettazioni; il giudice deve darne adeguata motivazione ma non è tenuto a prove assolute in sede di incidente cautelare.

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