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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10757/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la confisca della somma di denaro posta in sequestro, lamentando che la confisca era stata disposta senza prova del nesso di pertinenzialità tra il denaro e il reato di spaccio: non era stata dimostrata alcuna cessione di sostanza né il conseguente profitto. Si trattava, secondo il ricorrente, di mera detenzione di denaro; non erano provate né le precedenti cessioni né la destinazione delle somme ad ulteriori acquisti, pertanto le somme non potevano essere considerate prodotto, profitto o prezzo del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso nei limiti indicati e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla misura della confisca, ritenendo mancante qualsiasi supporto argomentativo idoneo a giustificarla. Ha disposto il rinvio al Tribunale di Ivrea per nuovo giudizio solo sulla questione della confisca. La parte sostanziale della sentenza di patteggiamento (pena di 3 anni di reclusione e multa di euro 14.000) è rimasta confermata.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    menzionato come norma del patteggiamento

    La sentenza è stata pronunciata a norma dell'art. 444 in quanto derivante da patteggiamento; ciò non esime il giudice dall'adeguata motivazione quando dispone misure come la confisca.

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    introdotto dall'art. 1, comma 50, legge 23/06/2017 n.103

    Nonostante le limitazioni procedurali introdotte, è ammissibile il ricorso per cassazione quando la confisca in sede di patteggiamento risulti priva o meramente apparente di motivazione, essendo qualificabile come illegittimità della misura di sicurezza.

  • art. 81 cod. pen. (capoverso)

    citato nella sentenza impugnata

    Richiamato nella determinazione della responsabilità/pena; non ha però giustificato la confisca in assenza di prova del nesso tra denaro e reato.

  • art. 73, comma 1 e 4 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    norme sui reati in materia di stupefacenti

    Norme che inquadrano il fatto di reato (stupefacenti); la Corte richiama implicitamente che per la confisca è necessario dimostrare il rapporto di pertinenzialità tra i beni e l'attività illecita prevista da queste disposizioni.

  • art. 111, comma 7 Cost.

    richiamata dalla giurisprudenza

    La mancanza di motivazione sulla confisca costituisce 'violazione di legge' ai sensi dell'art.111, comma 7, consentendo il sindacato in cassazione.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 15525 del 15/02/2019 (Bozzi, Rv.275862)

    Precedente che ammette il ricorso in cassazione avverso la confisca disposta in sede di patteggiamento quando la motivazione è inesistente o meramente apparente.

Massime di principio

  • In sede di patteggiamento la confisca deve essere motivata in modo specifico: un mero ordine generico di confisca senza argomentazione è suscettibile di annullamento in Cassazione.
  • La confisca richiede la prova del nesso di pertinenzialità tra i beni (es. denaro) e il reato: mera detenzione di somme non prova automaticamente che esse siano prodotto, profitto o prezzo di reato.
  • Se non è dimostrata la cessione o il profitto derivante dall'attività illecita, le somme non possono essere considerate confiscabili in quanto non provato il loro carattere di provento.
  • Il ricorso per cassazione è ammissibile, nonostante le limitazioni procedurali, quando si tratta di illegittimità della misura di sicurezza (confisca) dovuta a carenza motivazionale.
  • In caso di annullamento limitato alla confisca il resto del patteggiamento rimane efficace: il giudice di rinvio deve svolgere nuovi accertamenti e motivare la decisione sulla confisca.
  • Per evitare l'annullamento, il giudice che dispone la confisca deve documentare e motivare il collegamento tra beni sequestrati e attività criminosa (prove, indizi sul profitto o sulla destinazione delle somme).

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