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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10731/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello di Trento che aveva rideterminato la pena a 15 giorni di arresto per la mancata ottemperanza all'ordinanza sindacale di rimozione rifiuti. I motivi di ricorso: (1) illegittima utilizzazione di documentazione acquisita su richiesta del P.M. dopo l'ammissione al rito abbreviato (mancata prova della notifica dell'ordinanza sindacale); (2) insussistenza della natura di "rifiuti" del materiale, in quanto accantonato per riutilizzo; (3) inesistenza di responsabilità personale del ricorrente perché non era presidente al momento dell'accumulo e quindi assenza di dolo/colpa; (4) mancata motivazione sulla particolare tenuità del fatto e richiesta di sospensione condizionale subordinata alla rimozione; (5) contestazione della determinazione della Corte circa l'inammissibilità di un documento prodotto in appello (cessazione dalla carica).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Motivazione essenziale: (a) la documentazione acquisita su richiesta del P.M. non è stata dichiarata illegittima in sé e la sanzione di inutilizzabilità riguarda solo prove illegittime in sé; inoltre l'eccezione andava sollevata tempestivamente in primo grado; (b) valutazioni di fatto operate dalla Corte d'appello (quantitativo di circa 70 mc e presenza di oggetti quali estintori e bidoni di metallo) escludono che si trattasse di mero accantonamento per riutilizzo e sono insindacabili in sede di legittimità; (c) ai sensi dell'art. 192, comma 4, d.lgs. 152/2006 la responsabilità per l'ottemperanza all'ordinanza sindacale può ricadere sulla persona giuridica e sui soggetti subentranti; (d) la particolare tenuità è esclusa per quantità e reiterata inottemperanza, e il reato ha natura permanente fino all'ottemperanza; (e) la discrezionalità del giudice a subordinare la sospensione condizionale alla rimozione è rispettata: eventuali impossibilità concrete possono essere dedotte in sede esecutiva.

Norme richiamate

  • art. 253, terzo comma

    Norma richiamata come parte della fattispecie contestata per la mancata ottemperanza all'ordinanza sindacale (in relazione alle norme ambientali); applicata per configurare la responsabilità penale per il fatto contestato.

  • art. 192, terzo e quarto comma, d.lgs. 152/2006

    Disciplina gli obblighi di rimozione dei rifiuti su ordine dell'autorità comunale e prevede che, se la responsabilità è imputabile ad amministratori o rappresentanti di persone giuridiche, rispondono in solido la persona giuridica e i soggetti subentranti; motivo per cui la Corte ha ritenuto sussistente il dovere di ottemperanza.

  • art. 255, comma 3, d.lgs. 152/2006

    Prevede il reato e la possibilità per il giudice di subordinare la sospensione condizionale della pena all'adempimento dell'ordine di rimozione; la Corte ha richiamato la discrezionalità giudiziale e la natura permanente della fattispecie fino all'ottemperanza.

  • art. 191 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'inutilizzabilità della documentazione: la Corte ha precisato che la sanzione di inutilizzabilità opera solo per prove illegittime in sé e non per prove legittime acquisite irritualmente, salvo tempestiva eccezione.

  • art. 438, quinto comma, cod. proc. pen.

    Richiamato come norma di riferimento per il vizio di legge dedotto in cassazione (violazione di legge come motivo di ricorso).

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Limita la trattazione dei motivi in cassazione ai soli profili necessari per la motivazione; citato come regola procedurale nella trattazione del ricorso.

Massime di principio

  • Prove acquisite in modo irrituale ma non illegittimo possono comunque essere utilizzate: la sanzione di inutilizzabilità riguarda solo prove illegittime in sé; tuttavia l'eccezione deve essere sollevata tempestivamente o si considera rinunciata.
  • La qualificazione del materiale come 'rifiuto' o 'accantonato per riutilizzo' è questione di fatto rimessa ai giudici di merito; in Cassazione tali valutazioni sono sindacabili solo per vizi di motivazione o errore manifesta.
  • La responsabilità per inosservanza di un'ordinanza sindacale può ricadere sulla persona giuridica e sui soggetti subentranti o rappresentanti in virtù delle norme ambientali; non basta l'asserita assenza di carica al momento dell'accumulo se l'iter di responsabilità risulta collegato alla persona giuridica.
  • La particolare tenuità è esclusa quando la quantità e la gravità dell'inottemperanza sono significative e la condotta è reiterata; il reato di mancata ottemperanza ha natura permanente fino all'ottemperanza e questo pesa sulla valutazione della tenuità.
  • La discrezionalità del giudice nel subordinare la sospensione condizionale della pena all'adempimento serve a garantire il ripristino ambientale; eventuali impedimenti concreti a ottemperare possono essere fatti valere soprattutto in sede esecutiva.
  • Questioni relative alla legittimità di un atto amministrativo (ordinanza sindacale) possono essere valutate dal giudice penale con riferimento all'incidenza sul fatto penale, ma l'eventuale disapplicazione richiede prova dell'illegittimità e non è automatica.

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