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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10935/2025 del 19/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna confermata dalla Corte d'appello di Catanzaro per il reato previsto dall'art. 316-ter, primo comma, n. 7 c.p., contestato per l'indebita percezione di 247 ratei pensionistici spettanti alla suocera deceduta (periodo gennaio 1998 - luglio 2018) per complessivi euro 99.506,14. Il ricorrente ha dedotto: violazione del divieto di ne bis in idem (art. 649 c.p.p.), mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con prevalenza delle aggravanti, e mancata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione (art. 157 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato in parte. Ha dichiarato inammissibile la questione sul ne bis in idem nella parte in cui veniva sollevata per la prima volta in cassazione, ma ha approfondito la qualificazione giuridica dei fatti. Ha chiarito che l'art. 316-ter c.p. richiede l'ottenimento indebito di erogazioni pubbliche tramite dichiarazioni o documenti falsi o omissioni di informazioni dovute; tuttavia, dato il quadro normativo sulle comunicazioni di decesso (obblighi a carico di congiunti verso l Ufficio di stato civile e a carico del Comune/INPS per le successive comunicazioni), non grava sul delegato alla riscossione l'obbligo diretto di comunicare il decesso all'INPS. Ne consegue che il trattenimento dei ratei pensionistici sul conto del delegato integra piuttosto il reato di appropriazione indebita e non il delitto di frode contro la pubblica amministrazione ex art. 316-ter. Perciò la sentenza impugnata è annullata e il fatto è rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Catanzaro per nuovo giudizio, con indicazione di verificare la sussistenza dell'appropriazione indebita (anche in relazione alla querela della persona offesa) e l'eventuale esistenza di precedenti condanne per lo stesso fatto. I secondi e terzi motivi sono stati assorbiti dalla decisione sulla prima questione.

Norme richiamate

  • art. 316-ter cod. pen.

    art. 316-ter, primo comma, n. 7 c.p.

    Tutela gli interessi finanziari della pubblica amministrazione; richiede il conseguimento indebito di erogazioni pubbliche mediante dichiarazioni o documenti falsi ovvero omissioni di informazioni dovute; la mera omissione non integra il reato se non sussiste un obbligo di comunicazione imposto al soggetto omissivo

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Disciplina il divieto di un secondo giudizio (ne bis in idem); la questione sul ne bis in idem sollevata in cassazione per la prima volta è inammissibile, benché la Corte abbia esaminato la corretta qualificazione giuridica dei fatti

  • art. 157 cod. pen.

    Norma sulla prescrizione del reato; la sua rilevanza è stata assorbita dalla decisione sulla riqualificazione del fatto

  • d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, art. 72

    Impone ai congiunti o persone informate l'obbligo di comunicare il decesso all'ufficiale di stato civile entro 24 ore; non impone un obbligo diretto agli eredi o delegati di comunicare individualmente il decesso all'INPS

  • legge 21 luglio 1965, n. 903, art. 34

    Obbliga il responsabile dell'Ufficio Anagrafe comunale a comunicare i decessi agli enti previdenziali; indica che la comunicazione agli enti è compito dell'ufficio comunale, non dei delegati alla riscossione

  • legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 31 comma 19

    art. 31, comma 19, legge 289/2002

    Stabilisce che l'INPS riceve dal Casellario delle pensioni le comunicazioni dei Comuni e le trasmette agli enti erogatori per gli adempimenti di competenza, attribuendo il carico di comunicazione agli enti pubblici

  • art. 46 dl. 30 settembre 2003, n. 269 (conv. legge 24 novembre 2003, n. 326)

    Prevede sanzioni amministrative per il mancato adempimento degli obblighi di comunicazione da parte dei Comuni, confermando il rilievo degli obblighi istituzionali di comunicazione a carico degli uffici pubblici

  • legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1

    Impone ai medici necroscopi l'invio telematico del certificato di accertamento del decesso entro 48 ore, rafforzando il sistema di comunicazione automatica dei decessi agli enti competenti

  • art. 1337 cod. civ.

    Principio di buona fede precontrattuale: la comunicazione può essere dovuta se imposta da una richiesta espressa dell'ente o dal principio di buona fede, ma tale obbligo non sussiste automaticamente a carico del delegato alla riscossione

Massime di principio

  • La mera omissione da parte dell'erede o del delegato alla riscossione non è automaticamente riconducibile al reato previsto dall'art. 316-ter c.p. se non sussiste un obbligo diretto e specifico di comunicazione all'ente erogatore; in tali casi la fattispecie più corretta può essere l'appropriazione indebita.
  • Quando un soggetto trattiene ratei pensionistici spettanti a persona deceduta, occorre verificare se l'azione abbia comportato l'uso di documenti falsi o dichiarazioni mendaci: solo in presenza di tali elementi può configurarsi il reato contro la pubblica amministrazione ex art. 316-ter.
  • La responsabilità per la comunicazione del decesso grava primariamente sui congiunti verso l'ufficio di stato civile e sugli uffici comunali nei confronti dell'INPS; il sistema amministrativo è strutturato per comunicazioni inter-istituzionali, non per un obbligo diretto del delegato al pagamento.
  • La qualificazione giuridica del fatto è determinante: se il fatto è riqualificabile in appropriazione indebita occorre verificare la rilevanza della querela della persona offesa e l'eventuale rilevanza di precedenti giudicati, oltre agli aspetti probatori sull'elemento soggettivo.
  • In caso di procedimento già instaurato per fatti simili, va attentamente valutato il principio ne bis in idem rispetto alla identità di fatto e di qualificazione giuridica; eccezioni sollevate tardivamente in cassazione possono risultare inammissibili.
  • Per difesa preventiva: il delegato che scopre di aver percepito indebitamente somme dovrebbe informare gli enti competenti, restituire le somme ove possibile e documentare ogni comunicazione ricevuta dai pubblici uffici per ridurre il rischio di responsabilità penale aggravata.
  • Se si agisce in una posizione analoga, consultare tempestivamente un avvocato per valutare la possibile riqualificazione del fatto e gli effetti sull'eventuale prescrizione o sulla necessità della querela per reati a querela di parte.

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