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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10882/2025 del 19/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma in appello delle condanne per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti (con aggravante di transnazionalità e fattispecie tipo 'metodo mafioso') e vari reati-fine (importazione, detenzione e cessione di stupefacenti, corruzione, possesso di arma, ecc.). Le censure principali sono: insufficiente e illogica motivazione sulle intercettazioni e sulla sussistenza del tentativo di importazione; mancata individualizzazione della responsabilità per singole cessioni; erronea attribuzione di ruolo organizzativo/di vertice; vizio nella determinazione della competenza territoriale (Vibo vs Milano); errata applicazione e prova dell'aggravante di transnazionalità; vizi di istruzione probatoria e ammissibilità di motivi nuovi; rilievi sulla quantificazione della pena e sul mancato riconoscimento delle attenuanti; richiesta di motivazione 'rafforzata' per il ribaltamento di assoluzioni in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto le censure in massima parte infondate o inammissibili. In particolare: il ricorso di NARCISO ANTONIO è stato dichiarato inammissibile; gli altri ricorsi sono stati respinti. La Corte ha confermato la sussistenza e la stabile operatività dell'associazione (art. 74 d.P.R. 309/1990) sulla base di intercettazioni, riscontri investigativi, dichiarazioni di collaboratori e sequestri, ha ammesso l'applicazione dell'aggravante di transnazionalità (art. 4 legge 146/2006) perché emersa collaborazione con gruppi esteri distinti, e ha ritenuto corretta la competenza territoriale in favore del distretto calabrese individuando in Calabria la programmazione/ideazione/direzione delle attività. Sono inoltre respinte le censure sul profilo probatorio (valore delle intercettazioni, configurabilità del tentativo di importazione, prova delle cessioni contestate, prova della corruzione e del possesso d'arma) e quelle processuali relative a inammissibilità di motivi nuovi e limiti di devoluzione/reformatio in peius; infine la Corte ha ritenuto congrua la dosimetria delle pene.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sull'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: la Corte ha ritenuto sussistente l'associazione sulla base della pluralità di reati-fine, della struttura organizzativa, disponibilità di risorse e basi logistiche, senza richiedere durata minima temporale.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sulle specifiche condotte in materia di stupefacenti (importazione, detenzione, cessione): la Corte ha valutato come provati tentativi e consumazioni in base al complesso probatorio (intercettazioni, viaggi, incontri, sequestri).

  • art. 4 legge n. 146/2006

    Aggravante per la transnazionalità: applicabile anche al reato associativo quando emerga che l'associazione si sia rapportata e abbia usufruito dell'apporto di gruppi organizzati esteri distinti; non è richiesta l'identità tra le due organizzazioni ma la prova di collaborazione/agevolazione.

  • art. 416-bis cod. pen. / art. 416-bis.1 (riferimento normativo nel testo)

    Riferimento alle aggravanti e alle modalità associative di tipo mafioso: la motivazione ha ritenuto sussistenti elementi di aggravazione 'metodo mafioso' laddove documentati collegamenti e modalità violente o intimidatorie (se presenti nel caso concreto).

  • art. 192, 533, 546 cod. proc. pen.

    Criteri e limiti della motivazione: la Corte di cassazione ricorda che può sindacare solo la mancanza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione; non può sostituirsi al giudice del merito per rivalutare fatti o prove.

  • art. 8 e 9 cod. proc. pen.

    Regole sulla competenza territoriale: la Corte conferma che la competenza si determina dove è stata avviata la programmazione/ideazione/direzione dell'associazione, non dove si sono svolti solo atti esecutivi o singole cessioni.

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Regola sulla presentazione dei motivi nuovi in appello: la Corte conferma l'inderogabilità dell'obbligo di depositare i motivi nuovi nella cancelleria del giudice dell'impugnazione; la presentazione al giudice a quo comporta la dichiarazione di inammissibilità.

  • art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Conseguenza processuale: inammissibilità dei motivi nuovi non presentati secondo le prescrizioni di legge; la Corte ha confermato l'applicazione di tale regime.

  • art. 24-bis cod. proc. pen. (riforma)

    Norma sulla rimessione pregiudiziale per questioni di competenza: la Corte ha ritenuto che la previsione operi solo per i processi di primo grado ancora nella fase preliminare alla data di entrata in vigore, non per i giudizi già maturi.

  • art. 80 d.P.R. n. 309/1990

    Aggravante per le importazioni di grandi quantità: la Corte ha ritenuto valutabile l'aggravante alla luce dei quantitativi sequestrati e dei riscontri intercettivi anche in assenza di analisi chimiche per il principio attivo, usando valutazioni proporzionali e complessive.

  • art. 319 cod. pen.

    Reato di corruzione: la Corte ha ritenuto provata la stipulazione del pactum sceleris tra corruttori e pubblici ufficiali sulla base di intercettazioni e riscontri investigativi.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Regole sull'impugnazione da parte del Pubblico Ministero: la Corte ha ritenuto che l'impugnazione ministeriale anche se sintetica non vizi necessariamente il giudizio d'appello quando le prove del compendio investigativo sono richiamabili.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Limiti della reformatio in peius: la Corte ha richiamato che la riqualificazione del fatto da parte del giudice è possibile nell'ambito del corretto esercizio del sindacato sul fatto medesimo e non costituisce automaticamente una violazione qualora non ci sia appello del PM su quel punto.

Massime di principio

  • In sede di cassazione non è consentito chiedere una rivalutazione ex novo delle prove: le censure devono limitarsi a vizi formali della motivazione (mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà).
  • Per la competenza territoriale nei reati associativi conta il luogo della programmazione/ideazione/direzione dell'associazione, non necessariamente il luogo delle singole operazioni esecutive o dei sequestri.
  • Le intercettazioni, se integrate da altri riscontri (viaggi, incontri, sequestri, dichiarazioni di collaboratori), possono formare un convincente quadro probatorio capace di dimostrare tentativi di importazione e partecipazione associativa.
  • L'aggravante di transnazionalità (legge 146/2006) può essere applicata all'associazione di traffico di stupefacenti anche quando il gruppo estero sia autonomo, purché emerga un apporto o una collaborazione che agevoli la commissione del reato.
  • La configurabilità del tentativo di importazione richiede elementi concreti idonei a dimostrare che la trattativa era affidabile e che erano predisposti mezzi, risorse e contatti per l'esecuzione: conversazioni, finanziamenti e trasferimenti all'estero possono soddisfare tale esigenza.
  • La presentazione di 'motivi nuovi' in appello deve rispettare le prescrizioni dell'art. 585 c.4: il deposito nella cancelleria del giudice dell'impugnazione è necessario per evitare l'inammissibilità.
  • Nel ribaltamento di un'assoluzione in appello il giudice della riforma dovrà motivare adeguatamente (motivazione 'rafforzata') spiegando in modo persuasivo i nuovi elementi che fanno venir meno il precedente dubbio ragionevole.
  • La riqualificazione giuridica del fatto da parte del giudice d'appello è lecita se necessario per adattare la fattispecie alla realtà materiale emersa nel giudizio, senza che ciò costituisca di per sé indebita reformatio in peius.

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