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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27746/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

A seguito di verifica fiscale, l'Ufficio contestava alla società la deducibilità, ai fini del reddito d'impresa, della perdita di euro 3.000.000 derivante dall'escussione di una fideiussione prestata a garanzia del debito di altra società, ritenendo l'operazione estranea all'attività imprenditoriale e carente del requisito dell'inerenza. La contribuente impugnava l'avviso di accertamento; la CTP accoglieva il ricorso, ma la CTR riformava la decisione ritenendo non provata la riconducibilità della garanzia a una concreta strategia commerciale e valorizzando l'assenza di documentazione idonea. In Cassazione, con unico motivo, la società denunciava violazione e falsa applicazione dell'art. 109, comma 5, d.P.R. 917/1986, sostenendo che la fideiussione rientrasse in un accordo commerciale finalizzato all'acquisizione di un importante cliente e che il requisito dell'inerenza dovesse essere interpretato in senso ampio; censurava inoltre la mancata valorizzazione della lettera di intenti e degli altri documenti prodotti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura, pur formalmente formulata come violazione di legge, mirasse in realtà a ottenere un nuovo esame del materiale istruttorio e una diversa valutazione dei fatti, mentre la CTR aveva già escluso in concreto l'inerenza dell'operazione per mancanza di prova dell'accordo commerciale e per l'estraneità della garanzia alla gestione aziendale. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002, è stato dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 109, comma 5, d.P.R. 917/1986

    La deducibilità del costo è subordinata al requisito dell'inerenza; la Corte conferma che la verifica dell'inerenza, quando contestata in concreto dall'Amministrazione e dal giudice di merito, non può essere surrettiziamente trasformata in un riesame di fatto in sede di legittimità.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Il motivo formulato come violazione di legge è inammissibile quando, in sostanza, mira a rimettere in discussione l'accertamento fattuale compiuto dal giudice di merito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • La deducibilità di una perdita o di un costo nell'ambito del reddito d'impresa richiede la concreta sussistenza del requisito dell'inerenza, che deve essere provato dal contribuente quando l'Amministrazione contesti la riferibilità dell'operazione all'attività aziendale.
  • La mera prospettazione di una finalità commerciale o strategica non basta se non è supportata da documentazione idonea a dimostrare l'esistenza e la concretezza dell'operazione sottostante.
  • In sede di legittimità, la censura formalmente rubricata come violazione di legge è inammissibile se tende in realtà a ottenere una nuova valutazione delle prove e un diverso accertamento dei fatti già compiuto dal giudice di merito.
  • Quando il giudice di merito ha motivato nel senso della estraneità dell'operazione alla gestione aziendale e della carenza di prova dell'accordo commerciale, la Cassazione non può sostituirsi a quel giudizio con una diversa lettura del materiale istruttorio.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributario
RamiTributi
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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