Cassazione Penale, Sentenza n. 27683/2025 del 28/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente alla confisca: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza che disponeva la confisca della somma di euro 7.235,00, ordinandone la restituzione all'avente diritto e la immediata comunicazione al Procuratore generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.; le altre statuizioni penali sono rimaste inalterate.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso deduceva violazione dell'art. 240 cod. pen. e vizio di motivazione per omissione di risposta alle argomentazioni difensive secondo cui la somma rinvenuta non poteva essere considerata "profitto" del reato, trattandosi di una contestazione di "detenzione" e non di "cessione" di stupefacente; veniva quindi contestata la legittimità della confisca.
Norme richiamate
Richiesta di motivazione: la Corte ha ritenuto che mancasse una adeguata risposta alle deduzioni difensive, configurando un vizio di motivazione attinente alla confisca.
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La fattispecie contestata è stata ricondotta a questo comma (tipologia di reato collegata a stupefacenti); la distinzione tra "detenzione" e "cessione" è rilevante ai fini dell'accertamento della natura del denaro come "profitto".
Per i fatti avvenuti il 18 marzo 2022 trovava applicazione la versione vigente dell'art. 85-bis che escludeva la possibilità di confisca per la fattispecie del comma 5 dell'art. 73; perciò la confisca disposta era illegittima.
Richiamato in relazione all'applicabilità dell'esclusione di confisca prevista dall'art. 85-bis anche nei casi di applicazione della pena ai sensi di questo articolo.
La cancelleria è tenuta a comunicare immediatamente l'annullamento parziale al Procuratore generale in sede per gli adempimenti di competenza.
Massime di principio
- Verificare sempre la normativa vigente alla data del fatto: norme sopravvenute o diverse formulazioni temporali possono escludere misure come la confisca.
- La confisca richiede un chiaro aggancio normativo e la qualificazione del denaro come "profitto" del reato; in ipotesi di mera detenzione (e non di cessione/vendita) la somma non è automaticamente presunta profitto.
- Il giudice deve rispondere puntualmente alle deduzioni difensive (art. 240 c.p.): omissioni di risposta su questioni decisive possono determinare l'annullamento della statuizione impugnata.
- Se l'illegittimità riguarda solo la misura patrimoniale, la Corte di cassazione può annullare senza rinvio e ordinare la restituzione dei beni, lasciando inalterata la condanna principale quando non interessata.
- In fase difensiva è strategico contestare sia la qualificazione giuridica del fatto (detenzione vs cessione) sia l'applicabilità temporale delle norme patrimoniali (es. art. 85-bis), chiedendo espressa pronuncia su tali punti.
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