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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33122/2024 del 18/12/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un proprietario di un immobile aveva agito per ottenere il risarcimento dei danni da infiltrazioni. La società gestrice del servizio idrico integrato, convenuta in primo grado, aveva chiesto di chiamare in causa il Comune, indicato come proprietario della rete fognaria nera e della rete bianca di convogliamento delle acque reflue. Il giudice di pace aveva ritenuto esclusiva la responsabilità della società e l’aveva condannata al risarcimento. In appello, la società aveva insistito per escludere o attenuare la propria responsabilità, sostenendo che il giudice avesse omesso di considerare le deposizioni testimoniali e i documenti che avrebbero dimostrato l’immissione abusiva di acque meteoriche e l’ostruzione della condotta, con conseguente errata applicazione degli artt. 2043 e 2051 c.c. Dinanzi alla Cassazione ha articolato due motivi: da un lato, ha denunciato violazione dell’art. 115 c.p.c.; dall’altro, violazione del D.Lgs. n. 141 del 1999 e dell’art. 3 della convenzione di affidamento del servizio idrico integrato, censurando la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti.

La decisione

La Corte ha esaminato congiuntamente i due motivi e li ha ritenuti in parte inammissibili e in parte infondati. Ha precisato che la violazione dell’art. 115 c.p.c. è denunciabile in cassazione solo se il giudice affermi espressamente di non voler osservare la regola di disponibilità delle prove, oppure decida sulla base di prove non introdotte dalle parti o acquisite d’ufficio fuori dai poteri officiosi; non è invece censurabile la mera diversa valutazione del materiale istruttorio. Nel caso concreto, il ricorso mirava in realtà a ottenere una nuova valutazione del merito, contestando il peso attribuito dal giudice di appello alle deposizioni e agli accertamenti tecnici del CTU. Quanto alla responsabilità, la Corte ha ribadito che il soggetto tenuto per legge alla manutenzione straordinaria e alla gestione della rete fognaria nei comuni serviti risponde ex art. 2051 c.c. dei danni da cattivo funzionamento dell’impianto, in ragione della signoria di fatto sulla cosa, anche se condivisa con il proprietario. Ha inoltre osservato che la ricorrente non aveva formulato in modo autosufficiente la doglianza relativa alla mancata assegnazione in affidamento dello specifico tratto interessato. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    La sua violazione è deducibile solo se il giudice dichiari espressamente di non voler osservare la regola di disponibilità delle prove oppure utilizzi prove non introdotte dalle parti o acquisite d’ufficio fuori dai poteri officiosi; non è configurabile quando si contesti soltanto la valutazione comparativa delle prove.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato come parametro della valutazione delle prove: attribuire maggiore forza persuasiva ad alcune prove rispetto ad altre rientra nella fisiologica attività di merito.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente in relazione alla pretesa errata ricostruzione dei fatti; la Corte non ne sviluppa un’autonoma interpretazione, limitandosi a confermare la corretta imputazione della responsabilità al custode della cosa.

  • art. 2051 c.c.

    La responsabilità del custode si fonda sulla relazione di custodia e sulla signoria di fatto sulla cosa; per la rete fognaria essa può gravare sul soggetto che ne cura costruzione, manutenzione, rinnovazione, riparazione straordinaria, esercizio e gestione, anche in concorso con il proprietario.

  • D.Lgs. n. 141 del 1999

    Richiamato dalla ricorrente per contestare la disciplina applicata al servizio idrico integrato; la Corte non accoglie la censura.

  • art. 3 Convenzione di affidamento del Servizio Idrico Integrato nell'ambito territoriale ottimale della Regione Puglia

    Invocato per sostenere limiti o diversa allocazione degli obblighi di gestione/manutenzione, ma la Corte ritiene infondata la doglianza.

  • R.D.L. 2 agosto 1938, n. 1464

    Richiamato per affermare che l’ente acquedottistico è tenuto a eseguire i lavori di riparazione straordinaria degli impianti di fognatura nei comuni serviti.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso, ove dovuto.

Massime di principio

  • La violazione dell’art. 115 c.p.c. è configurabile in cassazione solo quando il giudice abbia esplicitamente disatteso il principio di disponibilità delle prove o abbia fondato la decisione su prove non introdotte dalle parti; non basta contestare la valutazione del materiale probatorio.
  • La critica alla sentenza di merito non può risolversi in una richiesta di nuovo esame del compendio istruttorio, perché la selezione e la ponderazione tra prove contrastanti appartengono al giudice di merito.
  • In materia di danni da cattivo funzionamento della rete fognaria, il soggetto tenuto alla manutenzione, riparazione e gestione dell’impianto può essere qualificato come custode ai sensi dell’art. 2051 c.c., con responsabilità per i danni derivanti dalla cosa.
  • La responsabilità ex art. 2051 c.c. può gravare sul gestore anche quando la signoria di fatto sulla cosa sia condivisa con il proprietario, purché il gestore abbia poteri effettivi di gestione e manutenzione del bene.
  • In cassazione le censure che dipendono da una specifica ricostruzione fattuale devono essere autosufficienti e indicare compiutamente che tale tesi sia stata già dedotta in modo pertinente nel giudizio di merito.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeProveRicorso per cassazione
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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