Sentenza n. 1351/2026 - Palermo, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento del Comune di Agrigento sull'istanza volta alla definizione del procedimento espropriativo mediante acquisizione sanante o restituzione dei fondi
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietarie)
Prevale il privato
La controversia
Le ricorrenti hanno dedotto che il Comune aveva localizzato sui loro fondi un impianto di depurazione, previa approvazione del progetto, dichiarazione di pubblica utilità e successiva occupazione d'urgenza, con immissione in possesso e irreversibile trasformazione delle aree. La dichiarazione di pubblica utilità era divenuta inefficace per decorso dei termini, senza che fosse stato adottato il decreto di esproprio né un provvedimento di acquisizione sanante, determinandosi una protratta occupazione sine titulo. Con diffida del 28 giugno 2025 hanno chiesto al Comune di concludere il procedimento mediante acquisizione ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, previo pagamento dell'indennizzo, oppure mediante restituzione dei fondi con ripristino dello stato dei luoghi e risarcimento dei danni. Hanno lamentato la violazione degli artt. 2 e 2-bis l. n. 241/1990, dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 e dei principi di buon andamento, chiedendo l'accertamento dell'illegittimità del silenzio, l'ordine di provvedere e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e dichiarato illegittimo il silenzio del Comune. Ha ritenuto ammissibile l'azione avverso il silenzio perché il privato, in presenza di un'occupazione sine titulo, può sollecitare l'amministrazione ad avviare e definire il procedimento diretto alla restituzione del bene o alla sua eventuale acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. Sebbene la scelta di procedere all'acquisizione sanante sia discrezionale, l'amministrazione non può mantenere indefinitamente l'inerzia e deve adottare un provvedimento espresso, ripristinando una situazione di legalità. Il Comune è stato quindi obbligato a pronunciarsi entro 90 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza, senza che il giudice abbia predeterminato il contenuto della decisione amministrativa. Per il caso di persistente inottemperanza, è stato nominato commissario ad acta, da attivarsi su istanza di parte, con ulteriori 90 giorni per provvedere. Il Comune è stato condannato al pagamento di 1.800 euro per compensi professionali, oltre accessori e contributo unificato se dovuti.
Norme richiamate
L'azione avverso il silenzio è ammissibile quando l'amministrazione omette di provvedere su un'istanza rispetto alla quale sussiste un obbligo di pronunciarsi.
Costituisce il rito processuale utilizzabile per contestare il silenzio-inadempimento dell'amministrazione.
Impone all'amministrazione di concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso entro il termine previsto.
È richiamato quale fondamento delle conseguenze dell'inosservanza dell'obbligo di conclusione del procedimento.
In caso di occupazione sine titulo, consente all'amministrazione di valutare discrezionalmente l'acquisizione sanante, senza escludere l'obbligo di pronunciarsi sull'istanza del proprietario.
Giustifica la condanna alle spese della parte resistente soccombente.
È richiamato per l'adempimento della comunicazione della sentenza al competente organo di controllo al passaggio in giudicato.
Massime di principio
- In presenza di un'occupazione sine titulo di un bene immobile privato, il proprietario può sollecitare l'amministrazione a definire la situazione mediante restituzione del bene e riduzione in pristino oppure mediante eventuale acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001.
- L'istanza del privato diretta a sollecitare l'avvio o la definizione del procedimento di acquisizione sanante fa sorgere in capo all'amministrazione l'obbligo di provvedere con un atto espresso, anche se l'esercizio del potere di acquisizione è discrezionale.
- L'azione avverso il silenzio è ammissibile quando l'amministrazione, a fronte di un'occupazione sine titulo, omette indefinitamente di scegliere tra la restituzione del bene e l'eventuale acquisizione sanante; il giudice può ordinare all'amministrazione di pronunciarsi senza predeterminarne il contenuto.
- L'inerzia dell'amministrazione rispetto alla situazione di occupazione sine titulo non può protrarsi indefinitamente, poiché il mantenimento della situazione di fatto illegittima impone una tempestiva iniziativa amministrativa volta al ripristino della legalità.
- In caso di persistente inottemperanza all'ordine giudiziale di provvedere, il giudice amministrativo può disporre l'intervento sostitutivo di un commissario ad acta, su istanza della parte interessata.
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