Sentenza n. 1676/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Liguria, sezione prima, 8 maggio 2023, n. 489, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Diniego comunale di sanatoria edilizia e di compatibilità paesaggistica, con parziale rimessione in pristino, relativo a opere realizzate senza titolo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria ha impugnato in appello la sentenza del TAR Liguria che aveva respinto il ricorso contro il diniego comunale di sanatoria edilizia, previo accertamento della compatibilità paesaggistica, relativo a un fabbricato residenziale situato in zona agricola. Il diniego richiamava il parere negativo della commissione locale per il paesaggio, l'incompatibilità dell'intervento con la disciplina urbanistica locale e sovracomunale, la destinazione residenziale dell'immobile e il superamento dei limiti dimensionali previsti per i rustici agricoli. Era stata inoltre ritenuta non assentibile la proposta di parziale ripristino, poiché il porticato da mantenere costituiva superficie utile, essendo dotato di solaio di calpestio e pilastri in elevazione. L'appellante ha dedotto, con il primo motivo, violazione e falsa applicazione dell'art. 23 del PRG comunale e difetto di istruttoria e motivazione, sostenendo che la tettoia fosse destinata al ricovero di mezzi agricoli, che i limiti di altezza e superficie riguardassero soltanto i manufatti volumetrici e che le caratteristiche costruttive fossero compatibili con una tettoia. Con il secondo motivo ha dedotto violazione e falsa applicazione dell'art. 167 d.lgs. 42/2004, sostenendo che la tettoia, quale pertinenza agricola, non producesse un rilevante mutamento urbanistico. Con il terzo motivo ha dedotto violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990 e dei principi del contraddittorio procedimentale, lamentando la mancata confutazione analitica delle proprie osservazioni. L'appellante ha inoltre chiesto il rinvio dell'udienza in ragione della presentazione di due ulteriori pratiche edilizie.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto preliminarmente la richiesta di rinvio, ritenendo insussistenti i casi eccezionali richiesti dall'art. 73, comma 1-bis, c.p.a.: la SCIA per il ripristino era stata dichiarata inefficace e l'altra domanda edilizia, comprendente l'istanza di autorizzazione paesaggistica, era stata sospesa. I documenti sopravvenuti prodotti dal Comune sono stati ritenuti ammissibili perché rilevanti a seguito dell'istanza di rinvio. Nel merito, il primo motivo è stato ritenuto infondato perché la sanatoria era stata richiesta per un manufatto unitariamente destinato a uso abitativo e non poteva essere accordata parzialmente soltanto per la tettoia. Il secondo motivo è stato respinto perché, indipendentemente dalla qualificazione urbanistica della tettoia come pertinenza e dalla sua eventuale conformità edilizia, essa creava una nuova superficie utile coperta e calpestabile; ne derivava l'impossibilità della sanatoria paesaggistica ai sensi dell'art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004. Il terzo motivo è stato respinto poiché l'amministrazione non è tenuta a confutare analiticamente ogni argomentazione del privato, essendo sufficiente che consideri le osservazioni e fornisca una motivazione complessivamente idonea a sostenere il dispositivo. Nel caso concreto il Comune aveva inviato il preavviso di diniego, esaminato le osservazioni e indicato le ragioni del loro mancato accoglimento. L'appello è stato quindi integralmente respinto, con condanna dell'appellante alle spese del grado, liquidate in euro 4.000 oltre oneri e accessori.
Norme richiamate
Il rinvio della discussione può essere disposto soltanto in presenza di casi eccezionali; la presentazione di pratiche edilizie sopravvenute non giustifica il rinvio quando una è stata dichiarata inefficace e l'altra è stata sospesa.
art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004
La compatibilità paesaggistica non può essere accertata per interventi che abbiano determinato la creazione di nuove superfici utili; una tettoia con area coperta e calpestabile può integrare tale preclusione.
Il preavviso di diniego impone all'amministrazione di esaminare le osservazioni del privato, ma non di confutarle analiticamente una per una, purché il provvedimento dia conto del loro esame e sia complessivamente motivato.
art. 23 del PRG del Comune di Monterosso al Mare
La disciplina urbanistica della zona agricola, come applicata nel caso concreto, non consente la sanatoria del fabbricato residenziale e delle opere eccedenti i limiti dimensionali previsti per i rustici agricoli.
Massime di principio
- La sanatoria edilizia non può essere accordata soltanto per una parte di opere abusive quando queste costituiscono un intervento unitario originariamente oggetto di una domanda riferita a un manufatto destinato a uso abitativo; non è quindi possibile isolare e sanare separatamente la sola tettoia da mantenere.
- Ai fini dell'accertamento di compatibilità paesaggistica, una tettoia dotata di solaio di calpestio e idonea a creare un'area coperta utilizzabile costituisce creazione di nuova superficie utile, anche se qualificabile come pertinenza sotto il profilo urbanistico o astrattamente conforme alla disciplina edilizia; tale effetto ricade nella preclusione dell'art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004.
- Nel procedimento avviato con preavviso di diniego, l'amministrazione non deve confutare analiticamente ogni deduzione del privato: è sufficiente che esamini le osservazioni e adotti una motivazione complessivamente idonea a rendere comprensibili le ragioni del diniego e a sostenerne il dispositivo.
- La presentazione di pratiche edilizie sopravvenute non impone il rinvio della discussione quando tali pratiche siano state dichiarate inefficaci o sospese e non siano pertanto suscettibili di definire in modo dirimente la controversia; il rinvio resta subordinato alla ricorrenza di casi eccezionali.
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