Cassazione Penale, Sentenza n. 7249/2022 del 01/03/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorsi per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Lecce del 07/09/2020 che, in parziale riforma del primo grado, ha confermato condanne per reati di estorsione (art. 629 c.p. in relazione ad art. 628 c.p.), e per reati in materia di stupefacenti (art. 73 D.P.R. 309/1990), nonché pronunce relative a sospensione condizionale e non menzione. Le difese lamentavano in via principale: errata qualificazione delle condotte come estorsione invece che esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.), sostenendo l'esistenza di una pretesa creditoria legittima o di fatto (garanzia del padre), mancanza dell'elemento dell'ingiusto profitto e/o della coartazione della volontà; omissione o vizio di valutazione relativamente all'aggravante delle piu persone riunite; vizio di motivazione o carenza probatoria sulle contestazioni in materia di stupefacenti, basate su intercettazioni ritenute neutre e su riscontri per link indiziario; mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.); questioni processuali quali incompetenza territoriale rispetto ad alcuni fatti; e rilievi di nullità o erronea applicazione di norme processuali. Le difese chiedevano l'annullamento della sentenza e/o la nuova qualificazione delle condotte e la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi ritenendoli, in gran parte, inammissibili o manifestamente infondati. La Corte ha preliminarmente richiamato i limiti del sindacato di legittimità (impossibilita di rivedere i fatti ove la motivazione non sia manifestamente illogica) e ha applicato il principio stabilito dalle Sezioni Unite (sent. n. 29541/2020) sulla distinzione tra art. 393 c.p. e art. 629 c.p., sottolineando che la discriminante è l'elemento psicologico: l'esistenza di una convinzione ragionevole di agire per un proprio diritto conduce a esercizio arbitrario delle ragioni, mentre la consapevolezza dell'ingiustizia del profitto integra l'estorsione. Sulla base di tale criterio la Corte ha ritenuto congrua la qualificazione operata dai giudici di merito: nelle fattispecie in esame le minacce erano rivolte a soggetti terzi non titolari dell'obbligazione (il padre del debitore) e non sussisteva una legittima base processuale per pretendere la prestazione, sicché era correttamente configurata l'estorsione. Quanto ai reati in materia di stupefacenti, la Corte ha ritenuto non viziate le valutazioni dei giudici di merito sulle intercettazioni e sui riscontri (sequestro a carico di terzi, dichiarazioni di collaboratori/testimoni) e ha ricordato che pronunce cautelari (ad es. riesame) non vincolano il giudice del merito. Le censure sul riconoscimento delle attenuanti generiche sono state ritenute valutazioni di merito non sindacabili in cassazione salvo manifesta illogicità, che non è stata dimostrata. Inoltre alcune questioni sono state dichiarate inammissibili per carenza di specificità o perché non ritualmete devolute in appello. Conseguenza pratica: tutti i ricorsi sono stati respinti e la sentenza impugnata è stata confermata.
Norme richiamate
art. 629 commi I e II c.p.
La Corte conferma che l'estorsione richiede la consapevolezza dell'ingiustizia del profitto; quando le minacce sono rivolte a soggetti terzi estranei al rapporto obbligatorio e la pretesa non è giudizialmente tutelabile, il fatto si qualifica come estorsione
L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni si distingue dall'estorsione per l'elemento psicologico: occorre la convinzione ragionevole di agire per un proprio diritto; la Corte richiama le Sezioni Unite che hanno chiarito questo discrimine
art. 628 commi I e III n.1 c.p.
Norma collegata usata nella ricostruzione delle condotte illecite (rapina/appropriazione), valorizzata dai giudici di merito nel contesto fattuale
Norma che punisce il reato di illecita detenzione e cessione di stupefacenti; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione probatoria basata su intercettazioni, riscontri materiali e dichiarazioni
Norma sulle circostanze attenuanti generiche: la loro concessione o negazione è valutazione di merito e può essere esclusa con motivazione congrua; la Cassazione non sostituisce tale valutazione se non per manifesta illogicità
codice di procedura penale, art. 606
art. 606 comma 1 e comma 3 c.p.p.
Individua i motivi di ricorso in cassazione e i limiti di ammissibilità; la Corte ha dichiarato inammissibili motivi carenti di specificità o non devoluti
codice di procedura penale, art. 597
Richiama il perimetro dell'appello e la cognizione del giudice di secondo grado sui punti devoluti; rilevante per stabilire omissioni o limitazioni dell'appello
codice di procedura penale, art. 533
Richiama il parametro del 'oltre ogni ragionevole dubbio' come principio generale della valutazione della prova per la condanna
Sezioni Unite, sentenza n. 29541/2020 (Filardo)
sent. n. 29541 del 16/07/2020
Giurisprudenza chiave richiamata: stabilisce che la distinzione tra art. 393 e art. 629 si fonda sull'elemento psicologico e sulla tutelabilità della pretesa dinanzi all'autorità giudiziaria
principi giurisprudenziali su sindacato di legittimità
richiami a Sentenze SU n. 24/1999, Cass. n. 44418/2013, altre
La Corte ribadisce i limiti della Cassazione: non può rivedere apprezzamenti di fatto o scegliere una diversa lettura delle prove salvo macroscopica illogicità
Massime di principio
- Distinzione estorsione vs esercizio arbitrario delle proprie ragioni si fonda sull'elemento psicologico: se l'agente ha una convinzione ragionevole di un proprio diritto (anche se errata) la fattispecie è art. 393; se sa di agire per un profitto ingiusto configura art. 629.
- Se le minacce o violenze sono esercitate su un terzo estraneo al rapporto obbligatorio (es. genitore del debitore) e non sussiste titolo processuale per agire contro quel terzo, la condotta tende a qualificarsi come estorsione.
- In sede di Cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione dei fatti o una diversa lettura probatoria se la motivazione di merito non è manifestamente illogica; le censure che chiedono una nuova valutazione del merito sono inammissibili.
- Le intercettazioni criptiche o allusive possono essere valutate come indizio dal giudice di merito se corredate da riscontri (sequestro, dichiarazioni, comportamenti) e la Cassazione non le annulla se la motivazione è logica.
- Le pronunce cautelari (es. riesame) non vincolano il giudice del merito: il giudizio cautelare è prognostico e incidentale, il merito può riconsiderare autonomamente le prove.
- La concessione o diniego delle circostanze attenuanti generiche è esercizio di discrezionalità di fatto: la Cassazione interviene solo quando la motivazione è manifestamente carente o illogica.
- Questioni di competenza territoriale e altre eccezioni processuali devono essere tempestivamente e specificamente dedotte; altrimenti possono essere ritenute inammissibili o rinunciate.
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