Cassazione Penale, Sentenza n. 43393/2022 del 15/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del GIP che aveva rigettato la sua richiesta, proposta ai sensi dell'art. 671 c.p.p., di applicare la disciplina del reato continuato alle pene irrogate per più condanne definitive per furto (sentenze irrevocabili rispettivamente il 7/06/2017, 5/10/2016, 26/03/2018 e 13/10/2017). De Marco contestava che il GIP avesse escluso la continuazione senza considerare adeguatamente le deduzioni difensive, basandosi su affermazioni inconferenti circa la sua pericolosità e senza verificare i concreti indicatori di un medesimo disegno criminoso (es. modalità ripetute, contesto spaziale e temporalità degli episodi).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il GIP aveva adeguatamente descritto le singole condotte, le epoche di consumazione e le modalità dei furti; pur rilevando una serialità e una dimestichezza del ricorrente nel prendere di mira autovetture, il giudice di merito ha plausibilmente ritenuto che si trattasse di decisioni del momento e non di manifestazioni di un progetto criminoso unitario. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevanti, ai fini della continuazione, la mera prossimità spaziale o temporale e il ripetersi dei fatti a distanza di mesi, nonché la presenza di altri reati contestualmente commessi, che anzi possono evidenziare percorsi volitivi distinti. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Norma procedurale richiamata per l'istanza rivolta all'organo dell'esecuzione volta a ottenere l'applicazione della disciplina della continuazione tra pene già pronunciate; nella vicenda utilizzata come base procedurale per la richiesta formulata dal ricorrente
Reato di atti persecutori (stalking); menzionato nel provvedimento come esempio di reato diverso commesso in taluni episodi e utilizzato dal giudice per distinguere i percorsi volitivi rispetto ai furti
art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159/2011
Disposizione del decreto legislativo antimafia citata per indicare la presenza di reati diversi contestualmente commessi; rilevata come elemento idoneo a distinguere le singole condotte e a sconsigliare la ricostruzione di un unico disegno criminoso continuato
Massime di principio
- La configurazione della continuazione richiede l'esistenza di un medesimo disegno criminoso: la mera ripetizione di reati simili o la prossimità temporale e spaziale non sono, di per sé, sufficienti.
- Il giudice deve motivare sulle concrete modalità, sulle finalità e sulle circostanze di volta in volta emerse; valutazioni sulle "modalità" e sulla presenza di reati concomitanti possono legittimamente portare a escludere la continuazione se indicano percorsi volitivi differenti.
- La prova della continuazione si fonda su elementi concreti che dimostrino un progetto unitario (es. programmazione, unitarietà del mezzo, obiettivo comune); indicazioni astratte o generiche non sono decisive.
- Le decisioni di merito che ricostruiscono la dinamica fattuale e la differenziazione delle condotte vengono in genere riverite dalla Corte di Cassazione, che interviene solo per vizi di diritto o per insufficiente motivazione.
- Chi invoca la continuazione deve documentare gli indicatori di un disegno criminoso unitario (modalità ripetute con valore probatorio, coordinamento temporale/progettuale, utilità comune); in mancanza, l'esecuzione delle pene resta separata.
- La menzione di reati diversi commessi 'contestualmente' è rilevante: la commissione di delitti differenti nello stesso episodio può indicare pluralità di scopi e caratterizzare l'evento come autonomo rispetto ad altri fatti simili.
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