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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1028/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto cinque motivi: 1) vizio per mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello, chiedendo l'audizione anche dell'imputato e di vari firmatari di processi verbali; 2) censura sulla mancata esclusione del dolo rispetto al capo S, sostenendo che Sodano fosse mero intermediario fiscale e non avesse trattato i dati contabili; 3) analoga doglianza per i capi v1 e v2 (Ro.Pa.), lamentando che la Corte d'appello non abbia adeguatamente motivato il concorso dell'imputato; 4) censura sul trattamento sanzionatorio per il diniego delle attenuanti generiche e per eccesso di pena; 5) impugnazione della confisca già disposta in appello, sostenendo l'estraneità dell'imputato alle cooperative e l'assenza di un vantaggio patrimoniale diretto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha rigettato tutti i motivi. Ha ritenuto legittimo il mancato ampliamento della rinnovazione istruttoria in base alla disciplina applicabile (art. 603, comma 3‑bis c.p.p. e relative interpretazioni), e ha confermato la valutazione della Corte d'appello secondo cui Sodano ha concorso nei reati di infedele dichiarazione (art. 4 d.lgs. n. 74/2000) per i capi S, v1 e v2, avendo fornito attività professionale consapevole e documentata oltre la mera trasmissione telematica. Ha altresì ritenuto corretto il trattamento sanzionatorio (pena definitiva anni 1 e mesi 8 di reclusione, con benefici) e ha confermato la confisca per equivalente nell'importo di euro 1.209.392,50 in relazione all'imposta evasa per i reati per cui è intervenuta la condanna.

Norme richiamate

  • art. 4 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma che disciplina l'infedeltà della dichiarazione fiscale; la Corte ha ritenuto che il consulente fiscale possa concorrere nel reato quando la sua attività, anche tecnica e organizzativa, sia posta in piena consapevolezza a favore del risultato evasivo

  • art. 603, comma 3‑bis cod. proc. pen.

    Applicata per affermare i limiti della rinnovazione istruttoria in appello dopo il rito abbreviato: la rinnovazione non è dovuta se non rispetto alle prove dichiarative assunte in udienza nel primo grado o derivanti da specifiche integrazioni previste dal rito abbreviato; la Corte ha ritenuto corretta la limitazione operata in concreto

  • art. 533, comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto del principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio e del sindacato di legittimità sulla motivazione: la Cassazione osserva che non può riaprire la valutazione dei fatti quando la motivazione di merito sia coerente e non irrazionale

  • art. 1, comma 143, legge n. 244 del 2007

    Richiamata per collegare la disciplina della confisca prevista dall'art. 322‑ter c.p. ai reati tributari, consentendo la confisca anche per equivalente per il profitto/risparmio derivante dall'imposta evasa

  • art. 322‑ter cod. pen.

    Norma sulla confisca obbligatoria del profitto o del prezzo del reato; la Corte ne ha ritenuto l'applicabilità e la doverosità nel caso di condanna per reati tributari

  • d.lgs. n. 158 del 24/09/2015, art. 12‑bis d.lgs. n. 74/2000

    Richiamato come disciplina successiva che specifica l'obbligatorietà della confisca per i reati tributari, ma la Corte ha applicato la precedente normativa vigente all'epoca dei fatti in combinato con la regola di cui all'art. 322‑ter

Massime di principio

  • Dopo un giudizio abbreviato, l'appello del pubblico ministero che impugna una sentenza di proscioglimento non impone la rinnovazione integrale dell'istruttoria: l'obbligo di rinnovazione è limitato dalle disposizioni dell'art. 603 c.p.p. (come novellato) e riguarda solo specifici casi di prove dichiarative assunte in udienza o integrate ex lege
  • La Corte d'appello può riformare un'assoluzione fondandosi su una diversa valutazione della prova dichiarativa senza procedere necessariamente alla rinnovazione delle audizioni quando la nuova valutazione sia razionale e motivata; la Cassazione non sostituisce la propria valutazione dei fatti a quella del merito se la motivazione è coerente
  • Il consulente fiscale può essere ritenuto concorrente nel reato di dichiarazione infedele quando la sua condotta non si limita alla mera trasmissione telematica, ma comprende attività tecnico‑professionali che dimostrano consapevolezza e contributo materiale al risultato evasivo (es. possesso di documenti contabili, predisposizione di compensazioni indebite, percezione di compensi collegati all'incarico)
  • La confisca per equivalente è applicabile nei reati tributari per l'importo pari al risparmio fiscale (imposta evasa) e può essere disposta indipendentemente dall'accertamento formale dell'effettivo conseguimento patrimoniale del profitto, quando la legge la prevede in via obbligatoria
  • Le attenuanti generiche non sono automaticamente riconosciute: devono essere richieste e motivate in sede di merito; la Corte tiene conto, comunque, di elementi come incensuratezza e risalenza del fatto nella determinazione della pena e nell'eventuale concessione di benefici
  • In sede di Cassazione è difficile ottenere la riforma quando le censure prospettano una mera lettura alternativa del materiale probatorio già valutato dal giudice di merito; occorrono vizi di motivazione, illogicità o violazioni di diritto chiaramente configurabili

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