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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 992/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato sui due profili e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al riconoscimento delle attenuanti generiche e alla confisca del denaro, rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo giudizio su tali punti. Ha invece dichiarato irrevocabile la declaratoria di responsabilità (la condanna sostanziale rimane confermata).

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per il reato di cui all'art.73, comma 5, d.P.R. 309/90 (detenzione di hashish e due atti di cessione), lamentando: 1) una reformatio in pejus in appello in relazione al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, atteso che il giudice di primo grado le aveva riconosciute in motivazione ma non le aveva riportate nel dispositivo e la Corte d'appello aveva liquidato la questione come un "refuso"; 2) carenza di motivazione e difetto del necessario nesso per la confisca della somma di denaro rinvenuta, non provando la pertinenzialità o la riconducibilità del denaro al reato contestato.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, art.73, comma 5

    Norma contestata: disciplina la fattispecie di detenzione di stupefacenti qualificata (attenzione alla distinzione tra detenzione ai fini di spaccio e mera detenzione). La sentenza ha applicato la norma per la responsabilità penale, ma la Corte ha richiamato che la confisca del denaro non è automatica e richiede nesso di pertinenzialità con l'attività illecita specifica.

  • codice penale, art.133

    Articolo relativo alla determinazione della pena e al bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti. La motivazione di primo grado aveva richiamato i criteri dell'art.133 per giustificare il riconoscimento delle attenuanti generiche nella dosimetria della pena.

  • codice penale, art.240-bis

    Norma sulla confisca per equivalente e misure patrimoniali: la Corte richiama che la confisca obbligatoria prevista per talune fattispecie trova applicazione solo se ricorrono le condizioni previste dall'art.240-bis e dal richiamo operativo (tramite art.85-bis d.P.R. 309/90) e non può essere applicata meccanicamente alla mera detenzione senza prova del nesso.

  • codice penale, art.240

    Richiamato in relazione alla confisca: la giurisprudenza richiede che i beni confiscati siano riconducibili a strumento, prodotto, profitto o prezzo del reato; se il denaro è provento di precedenti cessioni diverse o destinato ad acquisti, non sempre è confiscabile rispetto al singolo reato per cui si procede.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, art.85-bis

    Norma che rinvia, per alcune disposizioni, al codice penale in materia di misure patrimoniali. La Corte osserva che il richiamo non autorizza la confisca del denaro in assenza del necessario nesso di pertinenzialità.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, art.73, comma 7-bis

    Citato come riferimento per le fattispecie di cessione (dove talune forme di confisca possono trovare applicazione); la Corte distingue le ipotesi di cessione (dove il nesso patrimoniale può essere più agevole) dalla mera detenzione qualificata.

  • codice di procedura penale, art.624

    Articolo richiamato dalla sentenza in ordine alla dichiarazione di irrevocabilità dell'affermazione di responsabilità; la Corte dichiara irrevocabile la declaratoria di responsabilità nonostante l'annullamento parziale.

Massime di principio

  • Quando vi è apparente contrasto tra motivazione e dispositivo, il giudice d'appello non può limitarsi ad asserire che si tratta di un "refuso": deve valutare e motivare il rapporto tra motivazione e dispositivo e, se necessario, correggere o rinviare la questione per evitare una reformatio in pejus non adeguatamente spiegata.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche deve emergere con chiarezza e integrarsi nel giudizio di bilanciamento con le circostanze aggravanti (es. recidiva); se la motivazione le riconosce ma il dispositivo non le riporta, occorre chiarimento perché ciò può incidere sulla determinazione della pena.
  • La confisca del denaro rinvenuto a carico dell'imputato in ipotesi di detenzione di stupefacenti è consentita solo se sussiste un concreto nesso di pertinenzialità tra la somma e l'attività illecita contestata (strumento, prodotto, profitto o prezzo del reato); non è sufficiente l'affermazione generica che si tratti di proventi di cessioni pregresse.
  • In caso di dubbio sulla pertinenzialità del denaro, il giudice di merito deve motivare specificamente le ragioni del collegamento patrimoniale con la fattispecie per evitare l'annullamento per carenza di motivazione.
  • L'annullamento parziale della sentenza (su pena o misure patrimoniali) non comporta automaticamente la riapertura dell'intera decisione: la declaratoria di responsabilità può rimanere irrevocabile se la Corte suprema lo dispone, mentre i punti annullati vanno riesaminati dal giudice di merito.
  • L'operato della Corte d'appello deve essere più che assertivo: affermazioni come "errore di trasposizione" necessitano di spiegazione logico-giuridica per essere considerate idonee a dirimere contraddizioni fra motivazione e dispositivo.

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