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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23201/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale di sorveglianza)

La controversia

Il procedimento riguarda la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale disposta dal Tribunale di sorveglianza di Torino nei confronti di un condannato che stava espiando una pena di anni uno e mesi sei di reclusione per furto. Il giudice di sorveglianza ha ritenuto che, a decorrere dal 1° gennaio 2024, il soggetto avesse posto in essere condotte vessatorie nei confronti della persona offesa del reato di atti persecutori, con ulteriori condotte in violazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento, sopravvenute mentre era in corso l'affidamento. Con un unico motivo di ricorso, il difensore ha dedotto erronea applicazione dell'art. 47 ord. pen. e vizio di motivazione, sostenendo in sostanza che la revoca fosse illegittima e che la motivazione del provvedimento fosse carente o illogica. La Corte ha ritenuto la censura meramente rivalutativa rispetto agli elementi già considerati dal Tribunale e ha escluso il denunciato difetto motivazionale, valorizzando la gravità delle condotte successive, la pendenza di un procedimento per atti persecutori e la violazione della misura cautelare, elementi incompatibili con la prosecuzione del trattamento alternativo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che il motivo proposto fosse volto a una rivalutazione del merito e che la motivazione del Tribunale di sorveglianza fosse congrua e non affetta da vizi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisando profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, disponendo l'oscuramento dei dati sensibili.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    Disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale; la Corte ne richiama l'applicazione nel contesto della revoca della misura alternativa, ritenendo infondata la censura di erronea applicazione.

  • art. 612-bis c.p.

    È richiamato come titolo del reato per il quale risultano accertate condotte persecutorie nei confronti della persona offesa, valutate come indice della cessazione dell'adesione al trattamento.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Richiamato per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

  • art. 616 c.p.p.

    Non citato espressamente nel testo trascritto, ma è il riferimento implicito alla condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità con profili di colpa.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità avverso la revoca dell'affidamento in prova, è inammissibile il motivo che si risolva in una richiesta di nuova valutazione del merito degli elementi già esaminati dal tribunale di sorveglianza.
  • La revoca della misura alternativa è legittimamente motivata quando le condotte sopravvenute del beneficiario evidenzino una chiara rottura con il percorso trattamentale e la cessazione della volontà di aderire al programma impostato.
  • La violazione di prescrizioni cautelari e la commissione di condotte persecutorie nei confronti della persona offesa possono essere valorizzate come indici gravi e univoci di incompatibilità con la prosecuzione dell'affidamento in prova.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per ragioni ascrivibili a colpa della parte ricorrente, è legittima la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeAtti persecutori
RamiEsecuzione penaleReati contro la fede pubblica
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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