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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 12067/2026 del 30/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione di avviso di pagamento emesso dall'Ufficio delle Dogane di Napoli 1 (Prot. 29202/RU del 5/7/2022) per mancato versamento di imposte accise su prodotti petroliferi (periodo 27/2/2019 - 7/5/2019) per complessivi Euro 18.040.702,30. L'Ufficio contestava lo svincolo irregolare e la cessione fittizia di gasolio in sospensione d'imposta tramite società cartiere (coinvolgimento di Opera International Business LTD e Italpetroli s.r.l.), con distribuzione diretta presso distributori finali che non avrebbero pagato le accise. Il Ricorrente (nella qualità di amministratore pro tempore della Garolla s.r.l. e titolare della licenza IT00NAB00131X) contesta la responsabilità solidale a suo carico, deducendo violazioni di diritto processuale e sostanziale, vizio di motivazione, e la sussistenza di pagamenti effettuati da terzi (Italpetroli). In sede penale Amato (legale rappresentante) è stato comunque condannato per evasione di accise; i giudici tributari di primo e secondo grado hanno respinto i ricorsi della Garolla e di Amato. In Cassazione sono proposti plurimi motivi (tra cui censura per uso acritico della sentenza penale, apparente motivazione, omesso esame di fatti decisivi, violazione della direttiva 2008/118/CE e norme nazionali, mancata considerazione di pagamenti da parte di terzi, violazione del contraddittorio e vizio di ultrapetizione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione dei giudici di merito che, sulla base delle risultanze dell'attività investigativa (processo verbale di constatazione, annotazioni, documenti extracontabili, supporti informatici, videoriprese) e degli elementi acquisiti nel processo penale, ha ritenuto provato lo svincolo irregolare e la partecipazione al disegno fraudolento della Garolla s.r.l. e del suo legale rappresentante (Amato/Chiarizia). La Corte ha affermato la responsabilità oggettiva del titolare del deposito (ai sensi della disciplina europea e nazionale) in caso di uscita irregolare di prodotti soggetti ad accisa, e che la responsabilità solidale può estendersi a chi abbia partecipato alla frode o ne fosse a conoscenza o avrebbe dovuto ragionevolmente esserlo. Sono respinte le eccezioni relative alla presunta prova del pagamento da parte di Italpetroli (i giudici hanno ritenuto non provato tale pagamento nel merito) e le doglianze processuali (contraddittorio, motivazione). Spese di giudizio della cassazione a carico del ricorrente, liquidate in Euro 39.000,00 per compensi.

Norme richiamate

  • Direttiva 2008/118/CE

    La Corte interpreta la direttiva nel senso che il titolare del deposito autorizzato ha una responsabilità oggettiva in relazione al rischio specifico dell'immissione in consumo di prodotti soggetti ad accisa; in caso di uscita irregolare la responsabilità può ricadere sul depositario anche se l'irregolarità è commessa da terzi, salvo prova di perdita o distruzione irrimediabile del prodotto

  • d.lgs. n. 504/1995 (art. 2 e art. 7 e connessi)

    l’obbligato al pagamento dell’accise: a) il titolare del deposito fiscale dal quale avviene l’immissione in consumo e, in solido, i soggetti che si siano resi garanti del pagamento o i soggetti nei confronti dei quali si verificano i presupposti per l’esigibilità dell’imposta

    La norma nazionale recepisce e coordina la responsabilità oggettiva del titolare del deposito; l'art. 7 prevede la responsabilità solidale di "qualsiasi altra persona che abbia partecipato allo svincolo irregolare e che era a conoscenza, o avrebbe dovuto ragionevolmente essere a conoscenza, della natura irregolare dello svincolo"

  • D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 (art. 5) e art. 6-bis TUA

    La Corte ritiene irrilevante ai fini della decisione la questione della natura interpretativa o innovativa dell'art. 6-bis TUA; la decisione del merito ha accertato operazioni fittizie e mancato scarico, quindi le questioni di retroattività non incidono sull'esito

  • Regolamento CE n. 684/2009

    Citato come normativa secondaria sulla circolazione dei prodotti in sospensione d'imposta e sul sistema di e-AD; la Corte valuta la correttezza formale dei documenti e la loro rilevanza rispetto alla effettiva presa in consegna dei prodotti

  • Codice civile, art. 2700

    La Corte richiama la portata probatoria privilegiata dei documenti pubblici ma accetta la valutazione dei giudici di merito secondo cui la documentazione interna dell'ADM prodotta non era, nel caso concreto, idonea a dimostrare l'avvenuto pagamento da parte di terzi senza ulteriore prova

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3-4-5

    Norme di ammissibilità e perimetro della censura in cassazione: la Corte ricorda che in sede di legittimità non è consentito riesaminare globalmente il fatto e le prove; sono inammissibili censure che chiedano una diversa valutazione del materiale probatorio

  • Legge n. 212/2000 (art. 7, "statuto del contribuente")

    L'avviso di accertamento deve contenere motivazione idonea a delimitare contestazioni; la Corte ritiene che l'atto impugnato fosse sufficientemente motivato e che i giudici di merito abbiano esaminato le ragioni di fatto e di diritto

  • Carta dei diritti fondamentali dell'UE (art. 41 e art. 47)

    La Corte valuta le doglianze relative al contraddittorio e alla tutela giudiziaria: ritiene che il contraddittorio sia stato rispettato (il ricorrente ha partecipato e formulato osservazioni sul PVC) e che non sussista pregiudizio procedurale

  • Normativa/giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE (C-323/22 KRI; C-570/24 Transilvania; C-579/18 Comida paralela)

    La Corte nazionale richiama la giurisprudenza europea che conferma la possibilità di imputare l'obbligo di pagamento dell'accisa al depositario autorizzato in caso di irregolarità durante la circolazione, anche se commessa da terzi, e l'ampia facoltà degli Stati membri di individuare soggetti solidalmente responsabili

Massime di principio

  • Il titolare del deposito fiscale che svincola prodotti in sospensione d'imposta è gravato di responsabilità oggettiva per le accise in caso di uscita irregolare; l'esonero è possibile solo con prova di perdita o distruzione irrimediabile del prodotto
  • La responsabilità solidale può estendersi a persone fisiche (es. amministratori) che abbiano partecipato all'irregolarità o ne fossero a conoscenza o avrebbero dovuto ragionevolmente esserlo; la qualifica formale (essere amministratore) non esclude la responsabilità personale se vi è effettivo coinvolgimento
  • Risultati e sentenze del processo penale possono costituire elementi di prova nel giudizio tributario, purché i giudici amministrativi compiano una valutazione autonoma e critica; in cassazione non è consentito riaprire il libero apprezzamento delle prove compiuto dai giudici di merito
  • Per difendersi efficacemente occorre documentare concretamente la presa in consegna e lo scarico effettivo presso il deposito ricevente (e-AD corroborati da note di ricezione, registrazioni di scarico, videoriprese, registrazioni informatiche ADM, prove di pagamento delle accise da parte del ricevente). La semplice produzione di estratti interni dell'ADM non è sempre sufficiente se non supportata da ulteriori elementi verificabili
  • Se un coobbligato ha effettivamente pagato l'imposta, l'effetto estintivo può operare anche nei confronti degli altri coobbligati, ma è necessario provare l'avvenuto pagamento e far valere l'estinzione nel giudizio; altrimenti la pretesa rimane contestabile
  • In sede di cassazione la strategia difensiva deve privilegiare censure di diritto e di motivazione piuttosto che chiedere una nuova valutazione integrale delle prove: i motivi che mirano a riconsiderare la ricostruzione fattuale dei giudici di merito sono, di norma, inammissibili

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