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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24861/2021 del 15/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La società contribuente impugnava dinanzi ai giudici tributari vari avvisi di accertamento con cui l'Ufficio recuperava IVA per gli anni 2006, 2007 e 2008, ritenendo illegittimo l'utilizzo del regime del margine nelle cessioni di veicoli acquistati da fornitori tedeschi e austriaci. La società sosteneva che nelle fatture di acquisto non vi fosse un espresso richiamo a norme estere che escludessero il regime del margine e deduceva di aver agito in buona fede, avendo verificato con l'ordinaria diligenza gli elementi disponibili, come la data di immatricolazione e l'assenza di controindicazioni nelle fatture. Il ricorso per cassazione, affidato a un solo motivo, denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 37 del d.l. 41/1995 conv. in l. 85/1995, sostenendo che il regime del margine fosse applicabile alle cessioni contestate.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il motivo di ricorso. Ha rilevato che dalle fatture e dal PVC emergeva espressamente il richiamo alla cessione intracomunitaria e non al regime del margine; inoltre i fornitori erano società commerciali legittimate alla detrazione dell'IVA e avevano compilato modelli incompatibili con il regime speciale. In base a tali elementi oggettivi, la Corte ha escluso la buona fede della contribuente e ha ribadito che il regime del margine, essendo speciale, facoltativo e derogatorio, richiede interpretazione restrittiva e applicazione rigorosa. Il ricorso è stato pertanto rigettato; le spese sono state compensate per la successiva intervenuta pronuncia delle Sezioni Unite che ha composto i contrasti, ed è stato dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 36 d.l. 41/1995

    Norma invocata dalla contribuente quale base del regime del margine IVA; la Corte la richiama come disciplina speciale, derogatoria e soggetta a interpretazione restrittiva.

  • art. 37 d.l. 41/1995

    Norma richiamata nel motivo di ricorso; la Corte ne esclude la violazione alla luce delle risultanze fattuali che rendevano non applicabile il regime del margine.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Parametro del motivo di ricorso per violazione di legge.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Base per il raddoppio dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato quale norma che quantifica l'importo dell'ulteriore contributo unificato dovuto.

  • Cass. SS.UU. n. 21105 del 12.9.2017

    È richiamata come principio consolidato secondo cui, ove l'Ufficio contesti con elementi oggettivi l'indebita fruizione del regime del margine, spetta al contribuente provare la propria buona fede e la massima diligenza esigibile.

Massime di principio

  • Il regime del margine IVA è un regime speciale, facoltativo e derogatorio rispetto al sistema ordinario dell'imposta; perciò deve essere interpretato restrittivamente e applicato con rigore.
  • Quando l'Amministrazione contesta, sulla base di elementi oggettivi e specifici, l'indebita applicazione del regime del margine, incombe sul contribuente l'onere di dimostrare la propria buona fede, cioè di aver agito con la massima diligenza esigibile da un operatore accorto.
  • La buona fede del contribuente non può essere affermata in presenza di fatture e documentazione che richiamino la cessione intracomunitaria e che presentino indicazioni incompatibili con il regime del margine, soprattutto se il PVC evidenzia ulteriori elementi oggettivi di inconciliabilità.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributi
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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