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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18891/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello aveva confermato la condanna dell'imputato per una serie di condotte poste in essere nei confronti di due appuntati dei Carabinieri: durante il riaccompagnamento a casa in esecuzione di una misura cautelare, avrebbe proferito frasi insultanti e intimidatorie, aizzato il cane contro i militari, fatto mordere uno di essi all'anfibio e tentato di colpirli con un coltello da cucina tipo mannaia, indirizzando colpi al petto e al capo; inoltre era stato ritenuto responsabile del porto, senza giustificato motivo, di un coltello a serramanico. Il ricorso per cassazione censurava la sentenza nei soli profili relativi al tentato omicidio, deducendo nullità e violazione di legge per erronea affermazione del dolo omicidiario in assenza di qualsivoglia evento lesivo, sostenendo dunque che la qualificazione ex artt. 56 e 575 c.p. fosse indebita.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi fossero confutativi e reiterativi, diretti a contestare in fatto una ricostruzione già adeguatamente e logicamente motivata dai giudici di merito. Ha valorizzato, ai fini del dolo omicidiario, la potenzialità lesiva dell'arma utilizzata e l'avere l'agente indirizzato più colpi verso zone vitali del corpo, circostanze da cui desumere il tentativo di uccidere anche in assenza di un evento lesivo effettivamente verificatosi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    nel tentato omicidio l'assenza di evento lesivo non esclude di per sé il dolo, che può essere desunto dalle modalità dell'azione e dalla direzione dei colpi verso parti vitali

  • art. 575 c.p.

    la qualificazione della condotta come tentato omicidio dipende dalla volontà omicida desumibile in via deduttiva dalle concrete modalità esecutive

  • art. 337 c.p.

    richiamato come base del capo di imputazione relativo a violenza e minaccia contro i pubblici ufficiali

  • art. 339 c.p.

    richiamato nel titolo di reato contestato insieme all'art. 337 c.p.

  • art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110

    richiamato per il porto, senza giustificato motivo, di un coltello a serramanico

  • art. 616 c.p.p.

    alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità la Corte di cassazione non può sovrapporre la propria valutazione a quella del giudice di merito, ma deve verificare se la decisione impugnata abbia esaminato tutti gli elementi rilevanti, risposto alle deduzioni difensive e rispettato le regole della logica e della corretta applicazione della legge.
  • In tema di tentato omicidio, il dolo omicidiario può essere desunto in via inferenziale dalle concrete modalità dell'azione, in particolare dall'uso di uno strumento idoneo ad offendere e dall'indirizzamento di più colpi verso zone vitali del corpo.
  • La mancata verificazione dell'evento morte, e persino la scarsa entità delle lesioni eventualmente riportate dalla vittima, non escludono di per sé l'intenzione omicida, potendo dipendere da fattori indipendenti dalla volontà dell'agente.
  • Censure che si risolvono nella mera rilettura del fatto o nella contestazione apodittica della motivazione di merito sono inammissibili in cassazione quando la sentenza impugnata presenti una motivazione coerente, ampia ed esaustiva.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniOmicidioDetenzione di armi
RamiProcesso penaleDelitti contro la personaArmi
IstitutiTentativoOnere della prova

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