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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05368/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (erede)

La controversia

Un proprietario aveva agito per ottenere il risarcimento dei danni derivati da infiltrazioni di umidità provenienti dal solaio del terrazzo di proprietà del vicino, chiedendo sia il ristoro dei danni materiali alle pareti dell'immobile sia il risarcimento per il mancato utilizzo del vano danneggiato come bed and breakfast. In primo grado era stata accolta la domanda in parte, con condanna del convenuto sia all'esecuzione delle opere necessarie per eliminare le infiltrazioni sia al pagamento di somme a titolo risarcitorio. In appello, promosso dal soccombente, la Corte territoriale ha riformato parzialmente la decisione limitando il risarcimento alla sola somma liquidata per i danni all'immobile. In Cassazione il ricorrente ha dedotto, con il primo motivo, violazione degli artt. 2053 e 2058 c.c. e degli artt. 112 e 360 c.p.c., sostenendo che la Corte d'appello si sarebbe contraddetta nel negare il risarcimento in forma specifica pur avendo accertato la responsabilità da rovina o difetto della cosa e che il danneggiato avrebbe diritto a cumulare risarcimento in forma specifica e per equivalente; con il secondo motivo ha dedotto violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c., lamentando che la Corte territoriale avesse negato il danno da mancato esercizio dell'attività di bed and breakfast svalutando le testimonianze e ricorrendo indebitamente a presunzioni in presenza di prova diretta.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché il sistema non consente una duplice liquidazione dello stesso danno in forma specifica e per equivalente: le due forme di risarcimento sono alternative e possono essere chieste solo in via subordinata, non congiunta e coordinata. Ha inoltre osservato che non era stata censurata la statuizione di merito che aveva escluso i danni conseguenza ulteriori. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché, dietro la dedotta violazione delle norme sulle presunzioni, la censura mirava in realtà a ottenere una diversa valutazione del materiale probatorio. La Corte ha rilevato che le testimonianze non avevano dimostrato l'effettivo svolgimento dell'attività di bed and breakfast né la sua interruzione, sicché la Corte d'appello poteva legittimamente ricorrere a inferenze presuntive. Le spese sono state poste a carico del ricorrente, con distrazione in favore del difensore della controricorrente, e vi è stato l'ordine di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2053 c.c.

    La responsabilità per rovina o difetto dell'edificio non giustifica la duplicazione del risarcimento dello stesso danno; la tutela può essere chiesta in forma specifica o per equivalente, ma le due forme sono alternative, non cumulative.

  • art. 2058 c.c.

    Il risarcimento in forma specifica non può essere sommato a quello per equivalente per il medesimo pregiudizio; le due domande sono proponibili in via subordinata.

  • art. 112 c.p.c.

    La censura relativa alla pronuncia sarebbe stata incentrata su un preteso vizio di ultrapetizione o omissione, ma la Corte ha ritenuto assorbita e comunque non decisiva la doglianza.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È stato invocato come norma di legittimità per denunciare violazioni di legge, ma il secondo motivo è stato reputato inammissibile perché volto in realtà a una rivalutazione del fatto.

  • art. 2727 c.c.

    Le presunzioni semplici possono essere utilizzate solo quando il fatto da provare non risulti già dimostrato da prova diretta; nel caso concreto la Corte ha ritenuto che le testimonianze non avessero provato il fatto costitutivo del danno ulteriore.

  • art. 2729 c.c.

    Non vi è violazione della norma se il giudice ricorre al ragionamento inferenziale perché la prova testimoniale non ha reso certo il fatto costitutivo; la prova indiretta è legittima quando il fatto rimane ignoto.

  • art. 380 bis 1 c.p.c.

    La trattazione del ricorso è stata fissata in camera di consiglio secondo il rito camerale semplificato.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    Sussistendo i presupposti processuali, il ricorrente è stato onerato del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, D.P.R. n. 115 del 2002

    È richiamato per quantificare l'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Il risarcimento in forma specifica e quello per equivalente non possono essere liquidati cumulativamente per il medesimo danno: il danneggiato deve formulare le domande in via alternativa o subordinata, e il giudice può accogliere solo una delle due.
  • La natura oggettiva della responsabilità ex art. 2053 c.c. non consente di derogare alla regola dell'alternatività tra le forme di ristoro; evitare l'indebito arricchimento del danneggiato impedisce la doppia condanna sullo stesso titolo.
  • Le censure di violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. sono infondate quando il giudice di merito non ha ignorato una prova diretta idonea a dimostrare il fatto, ma ha ritenuto che le deposizioni non fossero sufficienti a provarlo e abbia quindi correttamente fatto ricorso a presunzioni.
  • Quando il motivo di ricorso mira, sotto la veste della violazione di legge, a ottenere una diversa valutazione delle prove, esso è inammissibile in cassazione.
  • La prova presuntiva è legittima solo se il fatto da provare non risulti già accertato mediante prova diretta; se la prova diretta è insufficiente o non univoca, il giudice può fondare la decisione su inferenze logiche tratte dagli elementi acquisiti.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità da cose e animaliProveImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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