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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10307/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, di detenzione/porto di arma clandestina e di ricettazione e aveva attribuito a Salvatore la titolarità dello sparo. Le censure principali riguardavano: 1) la mancanza, illogicità e contraddittorietà della motivazione sulla prova della consegna dell'arma da Matteo a Salvatore e sulla identificazione di quest'ultimo quale autore dello sparo (sottolineata la parzialità e l'indeterminatezza delle riprese video e l'assenza del fotogramma del momento dello sparo); 2) l'uso di presunzioni non adeguatamente qualificate ai sensi dell'art.192 c.p.p.; 3) la violazione del principio del ragionevole dubbio; 4) l'omessa motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche e sull'applicazione della recidiva; 5) contestazioni specifiche sulla qualificazione dei reati (concorso, ricettazione) e sulla prova della consapevolezza dell'illecita provenienza dell'arma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati nella parte in cui censurano l'apparato motivazionale relativo all'affermazione della responsabilità penale dei due imputati. Ha evidenziato carenze della motivazione di merito: in particolare il mancato esame coerente del significativo intervallo temporale (quasi quaranta minuti) tra il presunto scambio dell'oggetto e il momento dello sparo, l'assenza della ripresa del colpo, l'indeterminatezza delle immagini e la necessità di una più meditata valutazione delle risultanze intercettative e dei colloqui carcerari. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Catanzaro per nuovo giudizio, libero nel suo esito, onde consentire un più compiuto e specifico esame critico delle emergenze probatorie e della eventuale incidenza di elementi ambigui sulla ricostruzione dei fatti.

Norme richiamate

  • art. 703 cod. pen.

    norma richiamata nell'originaria allocazione del reato (riqualificazione del tentato omicidio), menzionata nel quadro fattuale ma non oggetto di specifica interpretazione dalla Corte di legittimità nel provvedimento qui descritto

  • art. 192 cod. proc. pen.

    richiamato dai ricorrenti per denunciare l'uso di mere presunzioni: la Corte ha condiviso che le presunzioni indiziarie debbano essere qualificate con precisione e resistenti a possibili interpretazioni alternative

  • art. 546 cod. proc. pen.

    norma sul giudizio e sulle motivazioni di merito evocata dai ricorrenti; la Cassazione ha valutato la correttezza della motivazione come insufficiente su punti essenziali della ricostruzione

  • art. 23, comma 4, legge 18 aprile 1975 n. 110

    richiamata in relazione alla responsabilità per armi clandestine e al concorso; i ricorrenti contestavano la prova del concorso e la Corte ha chiesto una più puntuale verifica delle emergenze probatorie

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    norma sulle censure in Cassazione utilizzata per inquadrare le doglianze di vizio di motivazione e violazione di legge; la Cassazione ha ritenuto fondate le censure riguardanti la motivazione della decisione di merito

  • art. 62-bis, art. 99, art. 132 cod. pen.

    richiamati in relazione alla determinazione del trattamento sanzionatorio e alle circostanze (recidiva, attenuanti); la Corte ha rilevato omessa o insufficiente motivazione sul riconoscimento/negazione delle attenuanti e sull'applicazione della recidiva

  • art. 533 cod. proc. pen.

    richiamato rispetto al principio del dubbio ragionevole: i ricorrenti lamentavano che la condanna non fosse rispettosa di tale principio e la Cassazione ha ritenuto necessaria una revisione della motivazione in punto di dirimere i dubbi

  • art. 110 cod. pen. e art. 23 l. n. 110/75

    evocate in relazione al concorso di persone nel reato e alla comune determinazione criminosa; la Corte ha ritenuto che la prova del concorso richieda una più solida e coerente motivazione

  • art. 648 cod. pen.

    richiamato sulla ricettazione: i ricorrenti contestavano la prova della consapevolezza della provenienza delittuosa dell'arma; la Cassazione ha indicato l'esigenza di accertare con maggior rigore tale elemento soggettivo

  • art. 133 cod. pen.

    richiamato in relazione alla determinazione della pena e agli aumenti applicati per recidiva: la Corte ha rilevato carenza motivazionale sull'applicazione della recidiva e sul rifiuto delle attenuanti

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    norma procedurale utilizzata per il riassunto dei motivi in cassazione; citata per conformità al deposito dei riassunti dei motivi di ricorso

Massime di principio

  • La prova basata su indizi e su filmati di videosorveglianza richiede una motivazione rigorosa: il giudice deve descrivere e valutare puntualmente ogni elemento temporale e cronologico (es. gap temporali) che possa introdurre alternative interpretative.
  • La semplice concatenazione di comportamenti sospetti ripresi da telecamere non è sufficiente, da sola, a superare il principio del ragionevole dubbio se manca il fotogramma o la prova certa del momento cruciale (es. la consegna dell'arma o lo sparo).
  • Le presunzioni indiziarie devono essere qualificate con precisione e devono escludere in modo convincente altre spiegazioni ragionevoli; in caso contrario la Cassazione può annullare e disporre il rinvio per un nuovo esame.
  • Quando viene contestata l'applicazione di recidiva o il diniego delle attenuanti generiche il giudice di merito è tenuto a motivare specificamente la valutazione della pericolosità sociale, della distanza temporale dei precedenti e degli elementi favorevoli offerti dalla difesa.
  • La valutazione delle intercettazioni e dei colloqui carcerari richiede una lettura cauta: affermazioni vaghe o riferite come "voci corse" non possono automaticamente costituire prova certa senza adeguata contestualizzazione e conferme.
  • In ipotesi di ricettazione o possesso di arma artigianale, il giudice deve accertare in modo circostanziato la consapevolezza della provenienza illecita del bene; l'ipotesi alternativa della fabbricazione autonoma va valutata e motivata.
  • Se dal compendio probatorio emergono elementi ambigui o tempi non chiariti, la via corretta può essere l'annullamento con rinvio per consentire ai giudici di merito di integrare la motivazione o gli accertamenti, evitando condanne fondate su ricostruzioni non univoche.

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