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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 30828/2022 del 19/10/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il dipendente Parnasso aveva chiesto il rimborso della quota residua (90%) delle ritenute IRPEF operate sul suo reddito nel periodo 10/1990-12/1992 che il datore di lavoro (Fochi Sud) aveva trattenuto ma non versato a causa della sospensione conseguente al sisma di Siracusa e poi definito con adesione al condono previsto dalla legge n.289/2002 pagando il 10%. Il ricorso verteva sulla legittimità del diritto del lavoratore a ottenere la restituzione delle somme non versate e sulla decorrenza della rivalutazione e degli interessi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da Fochi Sud. Ha confermato che il beneficio della definizione agevolata (legge n.289/2002, art.9, comma 17) produce effetto in favore del sostituito (il lavoratore) e che il sostituto d'imposta non può trattenere le somme della retribuzione che non risultano dovute al fisco: è quindi obbligato a restituire l'indebito ai sensi dell'art.2033 c.c. Inoltre la Corte ha ritenuto corretta la liquidazione della rivalutazione monetaria e degli interessi legali a favore del lavoratore a decorrere dalla data delle singole trattenute, applicando la disciplina prevista per i crediti di lavoro (art.429 c.p.c.). Sono state condannate la ricorrente alle spese di giudizio e liquidati gli onorari.

Norme richiamate

  • Legge n.289/2002, art. 9 comma 17

    La Corte ha ritenuto che la previsione di definizione agevolata non abbia voluto trasferire patrimonialmente il beneficio al sostituto: il condono opera a favore del soggetto passivo d'imposta (il sostituito, cioè il lavoratore) e non legittima il sostituto a trattenere la quota di retribuzione non più dovuta al fisco.

  • Codice civile, art. 2033

    Principio dell'indebito: il datore di lavoro che ha trattenuto somme non dovute è obbligato alla restituzione al lavoratore per indebito arricchimento.

  • Codice civile, art. 1301

    Richiamato in relazione alla remissione/parziale estinzione del debito tributario; la Corte ha valutato tale istituto alla luce del rapporto di sostituzione e ha escluso che la remissione determini un effetto favorevole esclusivamente al sostituto che gli consenta di trattenere la retribuzione del lavoratore.

  • Codice di procedura civile, art. 429

    Applicato in quanto il credito restitutorio ha natura retributiva: rivalutazione e interessi fanno parte integrante del credito di lavoro e decorrono dal giorno di maturazione del diritto (data della trattenuta).

  • DPR 29 settembre 1973 n. 600, art. 64

    Richiamato per la definizione della figura del sostituto d'imposta: la norma conferma che il sostituto agisce 'in luogo di altri' ma il soggetto passivo rimane il sostituito; ciò sottolinea che i denari trattenuti sono di norma riferibili al lavoratore e che il sostituto esercita una funzione di riscossione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (ex plurimis: Sez. Un., 12/04/2019 n.10378; Cass. nn.17472/17473 del 2017; 7509/2018; 3641/2019)

    La Corte ha richiamato precedenti orientamenti secondo i quali, anche quando opera la ritenuta, il soggetto passivo sostanziale rimane il sostituito e, pertanto, l'avvenuta definizione agevolata deve essere valutata in modo da non produrre uno spostamento patrimoniale dal sostituito al sostituto.

Massime di principio

  • Quando il datore di lavoro (sostituto d'imposta) ha trattenuto ritenute dalla retribuzione ma tali ritenute risultano poi non dovute per effetto di una definizione agevolata/condono, il lavoratore (sostituito) ha diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute; il datore non può legittimamente trattenere la quota non versata invocando il beneficio della definizione.
  • Il credito di restituzione ha natura retributiva: perciò si applica la disciplina dei crediti di lavoro (art.429 c.p.c.), con conseguente spettanza della rivalutazione e degli interessi legali a decorrere dalla data in cui è maturato il diritto (data delle singole trattenute).
  • Il sostituto d'imposta è principalmente un esattore/collettore: i fondi con cui esegue la ritenuta sono, di regola, riferibili al sostituito; in caso di insussistenza del debito tributario la responsabilità di restituire ricade sul sostituto ai sensi dell'indebito (art.2033 c.c.).
  • L'interpretazione formale della norma di condono va raccordata con la funzione della sostituzione d'imposta: non si deve consentire, per effetto di una lettura letterale, uno 'spostamento patrimoniale coatto' dal lavoratore al datore.
  • In giudizio le censure generiche sono rischiose: motivi di gravame vaghi o non specificamente dedotti possono risultare inammissibili.

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