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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31288/2025 del 18/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il rigetto dell'impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ricorrente, tramite il difensore Avv. Raffaele Bonsignore, deduce: (1) omessa valutazione delle dichiarazioni spontanee rese in udienza e della memoria difensiva; (2) insufficienza del grave quadro indiziario relativamente alla contestazione di associazione mafiosa (art. 416-bis), con particolare doglianza sulla presunta desunzione del ruolo apicale da conversazioni tra terzi e sulla mancata valutazione dell'attendibilità di un collaboratore/testimone; (3) vizi analoghi in relazione all'accusa di associazione finalizzata al narcotraffico (capo 35), denunciando l'assenza di autonoma struttura rispetto al sodalizio mafioso e la possibilità che i delitti di traffico siano meri 'delitti scopo' del clan.

La decisione

Il ricorso è rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto: (1) il primo motivo infondato per carenza di specificità: l'omessa considerazione di memorie/dichiarazioni rileva come vizio solo se la memoria contiene censure autonome, inedite e decisive, e la difesa non ha dimostrato tale carattere scardinante; (2) il secondo motivo inammissibile per carenza di interesse, in quanto la qualificazione 'apicale' non incide sui presupposti della misura cautelare salvo che modifichi il 'quid' della misura; comunque, a titolo subordinato, il Tribunale del riesame aveva illustrato un articolato e grave quadro indiziario (precedenti condanne, investitura, reggenza, poteri decisionali, attività di coordinamento e reati fine); (3) il terzo motivo è infondato: la Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità che consente la configurabilità del concorso tra associazione mafiosa (416-bis) e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 DPR 309/1990) quando emergano strutture organizzative e programmi delittuosi autonomi. Il ricorrente è condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso al riesame avverso provvedimenti cautelari; qui è il fondamento dell'impugnazione originaria esaminata dal Tribunale del riesame

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione mafiosa: la Corte ricorda che in sede cautelare la valutazione del grave quadro indiziario può fondarsi anche su precedenti condanne e sul ruolo organizzativo, ma la qualificazione specifica del ruolo (es. 'apicale') è irrilevante ai fini della misura salvo incidenza sulla natura/quantità della stessa

  • art. 74 DPR 309/1990

    art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti: la Corte precisa che può concorrere con l'art. 416-bis quando l'associazione per stupefacenti abbia struttura e programma autonomi rispetto al sodalizio mafioso

  • artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990

    art. 73 e 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Articoli che definiscono i reati fine e la figura associativa finalizzata al traffico: utili a distinguere il settore specializzante dei reati di droga rispetto all'associazione mafiosa

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norme sulle esigenze cautelari: il Tribunale del riesame aveva ritenuto sussistere esigenze cautelari di cui alle lett. a) e c) dell'art. 274

  • art. 275 comma 3 cod. proc. pen.

    art. 275 comma 3 cod. proc. pen.

    Duplice presunzione richiamata come elemento che ha concorso a giustificare la misura cautelare

  • art. 292 co. 2 lett. c)-bis e 2-ter cod. proc. pen.

    art. 292 co. 2 lett. c)-bis e 2-ter cod. proc. pen.

    Norme relative alle deduzioni difensive e alla loro considerazione; il giudice di legittimità delinea limiti e soglie per ritenere decisiva l'omessa valutazione di memorie/dichiarazioni

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Limiti alla motivazione e all'estensione dei motivi di ricorso in Cassazione; invocato per i limiti della motivazione richiesta al ricorrente

Massime di principio

  • L'omessa valutazione di una memoria difensiva o di dichiarazioni spontanee non determina automaticamente la nullità del provvedimento: occorre che la memoria contenga censure autonome, inedite e decisive rispetto alle ragioni già prospettate, e che il ricorso per Cassazione dimostri concretamente la loro idoneità a scardinare la decisione impugnata
  • In sede cautelare la qualificazione puntuale del ruolo all'interno dell'organizzazione (es. 'apicale') è, di per sé, irrilevante ai fini dell'esistenza della misura, salvo che la diversa qualificazione influisca concretamente sui presupposti o sulla misura stessa; pertanto i rilievi su tale qualificazione possono essere inammissibili per carenza di interesse
  • I gravi indizi in materia di associazioni possono essere desunti da un quadro complessivo di elementi (pregresse condanne, investiture, reggenze, poteri decisionali, attività di coordinamento, reati fine), e non devono poggiare esclusivamente su un singolo elemento isolato
  • È configurabile il concorso tra associazione di stampo mafioso (art. 416-bis) e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 DPR 309/1990) quando emerga una struttura organizzativa e un programma delittuoso autonomi per l'associazione dedita al traffico; laddove invece l'associazione sia costituita unicamente per il traffico, il doppio titolo può invece essere escluso
  • Il giudice di merito non è tenuto a esaminare in modo analitico ogni singola deduzione delle parti; è sufficiente una valutazione complessiva che dimostri di avere considerato i fatti decisivi e di esporre in modo logico le ragioni del convincimento

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