Cassazione Civile, Sentenza n. 16242/2024 del 11/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della CTR Veneto che aveva confermato l'accertamento IRPEF per l'anno 2010 relativo ai redditi imputati alla società di persone Fermontaggi s.a.s. (di cui Bizzo era socio accomandante), ma aveva annullato le sanzioni nei confronti del socio accomandante ritenendone mancante la colpa anche alla luce dell'esito favorevole nel procedimento penale di alcuni soggetti. Questioni principali: (i) applicabilità dell'art. 5 TUIR (imputazione "per trasparenza" dei redditi delle società di persone ai soci); (ii) rilevanza delle risultanze del processo penale ai fini dell'irrogazione delle sanzioni fiscali; (iii) eventuale obbligo del socio di impugnare l'avviso in nome della società (principi relativi alla partecipazione al procedimento e litisconsorzio).
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale di Bizzo e ha accolto il primo motivo del ricorso incidentale proposto dall'Agenzia delle Entrate. In particolare la Corte ha ritenuto che: (a) il principio di imputazione "per trasparenza" ex art. 5 TUIR impone l'imputazione del maggior reddito a tutti i soci in proporzione alle quote anche se illeciti sono stati posti in essere solo da alcuni soci; (b) l'assenza di responsabilità penale del socio accomandante non esclude l'applicabilità delle sanzioni fiscali, la cui colpa può consistere nell'omesso o insufficiente esercizio del potere di controllo (art. 2320 c.c.); (c) la CTR aveva erroneamente motivato l'esclusione delle sanzioni facendo riferimento all'insussistenza di responsabilità penale. La sentenza impugnata è cassata limitatamente al motivo accolto e la causa è rinviata alla CTR del Veneto in diversa composizione per nuovo esame sulla sanzionabilità del socio.
Norme richiamate
art. 5 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)
"i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili"; "le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti..."
La Corte conferma che l'art. 5 impone l'imputazione "per trasparenza" dei redditi prodotti dalla società ai singoli soci, indipendentemente dalla percezione e dall'effettiva partecipazione alla gestione; tale imputazione è strutturale e non una semplice presunzione di distribuzione degli utili.
Richiamato in relazione alla nozione di "possesso" e capacità contributiva: il legislatore tributario individua il rapporto tra socio e reddito societario quale indice di capacità contributiva.
art. 37 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
La norma relativa all'interposizione fittizia non impedisce l'imputazione dei redditi ai soci; è richiamata per evidenziare che eventuali rimborsi a interposti non incidono sulla regola di imputazione.
art. 5 e altri del d.lgs. n. 472/1997 (sanzioni)
Le disposizioni in materia di sanzioni sono applicabili al socio cui è imputato il maggior reddito; la colpa ai fini sanzionatori può consistere nell'omesso o insufficientemente esercizio del potere di controllo (si richiede valutazione della colpevolezza fiscale, non coincidente con l'elemento soggettivo penale).
art. 43 d.P.R. n. 267/1942
Norma di riferimento in tema di rappresentanza della fallita: ricordata dalla CTR nella contestazione sulla mancata impugnazione dell'avviso da parte della società fallita; la Cassazione ha ritenuto la censura incidentale inammissibile per mancanza di interesse specifico del ricorrente su quel punto.
Richiamato come fonte del dovere di controllo dell'accomandante; la Corte individua nell'omesso/insufficiente esercizio di tale potere la possibile base della colpa fiscale dell'accomandante ai fini dell'irrogazione delle sanzioni.
Richiamato per spiegare il diritto del socio alla percezione degli utili e come base civile che giustifica l'imputazione fiscale degli utili al socio.
Massime di principio
- Nei casi di società di persone (s.n.c., s.a.s., società semplici) i redditi prodotti vengono imputati ai soci "per trasparenza" ai fini IRPEF, indipendentemente dalla percezione e dall'effettiva partecipazione alla gestione.
- La tassazione in capo ai soci non viene meno se parte dei redditi deriva da attività illecite compiute da alcuni soci: il maggior reddito va imputato a tutti i soci in proporzione alle loro quote.
- L'esito favorevole o l'assenza di condanna penale di un socio non esclude automaticamente la responsabilità fiscale né l'applicabilità delle sanzioni amministrative; l'accertamento fiscale segue logiche e standard diversi da quelli penali.
- Il socio accomandante non amministratore può comunque essere sanzionato per infedele dichiarazione se ha omesso l'esercizio di adeguati poteri di controllo (art. 2320 c.c. rilevante ai fini della colpa fiscale).
- La doglianza sulla mancata impugnazione dell'avviso societario ha rilevanza limitata quando la controversia riguarda questioni personali del socio (es. ripartizione del reddito, decadenza dell'accertamento) e quando il ricorrente non mostra interesse specifico su quella questione.
- In giudizio tributario il giudice non è tenuto a replica dettagliata a ogni singola argomentazione purché la decisione motivi in modo conciso e coerente; omissioni argomentative non sempre configurano omessa pronuncia se la decisione implica il rigetto della pretesa.
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