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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34734/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di conferma dell'affermazione di responsabilità per il reato di falso ideologico in atti pubblici (artt.110, 479 in relazione all'art.476 c.p.), deducendo: 1) l'inutilizzabilità delle sommarie informazioni rese in fase di indagine da Savoia Carlevato Maurilio, richiamate dalla sentenza di appello, atteso che il teste si era avvalso della facoltà di non rispondere in udienza; 2) l'insussistenza dell'elemento psicologico del reato, cioè la mancanza di prova che i ricorrenti fossero consapevoli che i lavori stradali fossero già stati eseguiti al momento della redazione degli atti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili (in parte per genericità e in parte per manifesta infondatezza). Primo motivo: inammissibile perché i ricorrenti non si confrontano con il contenuto motivazionale della sentenza impugnata; la Cassazione rileva che le sommarie informazioni richiamate non sono state utilizzate come prova decisiva e che la condotta è stata provata con altre fonti (dichiarazioni dei residenti, dell'assessore, sopralluogo del luogotenente Bonatto). Secondo motivo: inammissibile perché manifestamente infondato; la Corte ritiene sussistente il dolo generico per falso ideologico in presenza di attestazioni di accertamenti non eseguiti e richiama elementi fattuali che indicano la consapevolezza dei ricorrenti (omessa verifica tecnica, atteggiamenti e dichiarazioni in sede di giunta). Conseguenze: condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza della parte civile liquidate in euro 1.500 e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • codice penale, art.476 (falso ideologico)

    La Corte conferma che per il falso ideologico in atto pubblico è sufficiente il dolo generico quando l'atto contiene l'attestazione di un accertamento in realtà mai compiuto, salvo che la falsità derivi da mera leggerezza, incompleta conoscenza o negligente applicazione di prassi

  • codice penale, artt.110 e 479

    Articoli richiamati in relazione alla concorso nel reato e alle norme applicabili; la decisione conferma l'impianto accusatorio in concorso

  • codice di procedura penale, art.210

    La norma che disciplina l'avviso al teste imputato e la facoltà di non rispondere: la Corte osserva che l'avvalersi della facoltà non comporta automaticamente l'inutilizzabilità di altre dichiarazioni e che le sommarie informazioni non sono state utilizzate come prova decisiva

  • disposizioni di attuazione c.p.p., art.173, comma 1

    Limiti alla materia di ricorso per cassazione: la Corte ritiene parte dei motivi generici e non conformi al dovere di specifica confutazione della motivazione impugnata

  • codice di procedura penale, art.616

    Norma che consente la condanna al versamento in favore della Cassa delle Ammende per ricorsi ritenuti inammissibili o manifestamente infondati; applicata per liquidare euro 3.000

  • giurisprudenza citata (Sez.5, n.12547 dell'08/11/2018; Sez.5, n.15255 del 15/03/2005, Scarciglia)

    Riferimenti giurisprudenziali utilizzati per precisare che il dolo generico può ritenersi sussistente quando l'atto contiene un'accertata attestazione mai compiuta, con esclusione della configurabilità del dolo solo quando la falsità sia riconducibile a leggerezza o errore non doloso

Massime di principio

  • In cassazione i motivi devono confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata: censure generiche o che ripropongono una diversa lettura dei fatti senza confutare il ragionamento del giudice sono inammissibili.
  • La facoltà di non rispondere di un teste imputato (art.210 c.p.p.) non determina automaticamente l'inutilizzabilità delle risultanze investigative; occorre verificare se tali sommarie informazioni siano state effettivamente acquisite e utilizzate nel provvedimento impugnato.
  • Per il reato di falso ideologico in atto pubblico il dolo generico è sufficiente quando l'atto contiene l'attestazione di un accertamento in realtà mai compiuto; tuttavia la falsa attestazione può essere esclusa dalla responsabilità penale se è riconducibile a mera leggerezza, errata interpretazione o negligente prassi.
  • Elementi indiziari e dichiarazioni di terzi (es. residenti, funzionari, esiti di sopralluoghi) possono costituire prova convincente dell'esecuzione dei lavori e della consapevolezza dei pubblici ufficiali, specie se emergono comportamenti o tenori di discussione idonei a dimostrare la volontà di non sollevare problemi.
  • Promuovere ricorsi in cassazione senza adeguata focalizzazione sui profili di diritto e di motivazione esplicita della sentenza espone il ricorrente al rigetto inammissibilità e a sanzioni economiche (spese e ammende).

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