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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4832/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello che li ha ritenuti amministratori di fatto della fallita Alcor s.r.l. e li ha condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata. Quartararo deduce di essere stato mero consulente esterno e contesta la qualificazione come amministratore di fatto, la valutazione delle prove e il diniego delle attenuanti generiche (art. 62-bis, 133 c.p.). Colombo contesta l'attribuzione della qualifica di amministratore di fatto, la sussistenza del dolo necessario per la bancarotta fraudolenta (sostenendo che le operazioni miravano al risanamento) e anch'egli il diniego delle attenuanti generiche. Entrambi lamentano errori di diritto in relazione alle norme della legge fallimentare (artt. 216, 219, 223 L. fall.) e, per alcuni motivi, violazione dell'art. 43 c.p. Circa la forma, i ricorsi si fondano in larga parte su contestazioni di fatto e di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che le doglianze poste siano per lo più ricostruzioni alternative dei fatti o censure sulla valutazione delle prove, materie insindacabili in sede di legittimità salvo vizi estremi della motivazione (omissione, fittizietà o manifesta contraddittorietà), che non sussistono nel caso. La Corte ha confermato che la motivazione dei giudici di merito è puntuale e logica, che la qualificazione di amministratori di fatto è supportata da elementi di continuità e significatività dell'attività gestionale e che, ai fini del delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale, è sufficiente il dolo generico inteso come rappresentazione del pericolo per la garanzia patrimoniale dei creditori. Sul punto delle attenuanti generiche, la Corte ha affermato che anche prima della riforma del 2008 non potevano essere riconosciute esclusivamente per l'assenza di precedenti e ha richiamato gli elementi dell'art. 133 c.p. che giustificano il diniego (serialità delle condotte, ingente danno, assenza di resipiscenza). Sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 216 L. fall.

    Richiamata in relazione alle sanzioni interdittive applicabili; la Corte ha ritenuto legittima la valutazione dei giudici di merito nell'applicare le sanzioni interdittive in ragione della gravità delle condotte.

  • art. 219 L. fall.

    Richiamato come norma pertinente alla fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale; la Corte ne ha condiviso l'applicazione in combinato con gli artt. 216 e 223 L. fall.

  • art. 223 L. fall.

    Norma contestata in relazione alla bancarotta fraudolenta patrimoniale; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione del reato e la configurabilità del dolo generico richiesto.

  • art. 43 c.p.

    Citato dai ricorrenti in relazione all'elemento soggettivo del reato (concorso di persone); la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del dolo e del concorso posti dai giudici di merito.

  • art. 62-bis c.p.

    Richiamato in relazione alle attenuanti generiche; la Corte ha spiegato che, anche rispetto alla disciplina anteriore alla riforma del 2008, non è possibile riconoscere le attenuanti solo per l'assenza di precedenti penali, dovendosi valutare gli altri indici di cui all'art. 133 c.p.

  • art. 133 c.p.

    Usato per valutare i presupposti delle attenuanti generiche: la Corte ha considerato elementi negativi quali serialità delle condotte, ingente danno e assenza di resipiscenza per motivare il diniego.

  • art. 606 c.p.p. (lett. b) e e))

    Richiamato in relazione ai motivi di ricorso in cassazione: la Corte ha applicato il principio secondo cui le censure che implichino rivalutazioni di fatto sono inammissibili; la carenza o manifesta illogicità della motivazione deve risultare dal testo per essere valutabile in sede di legittimità.

  • art. 2639 c.c. (nozione di amministratore di fatto)

    La Corte ha applicato la giurisprudenza che interpreta la nozione come esercizio continuativo e significativo di poteri gestori: non è richiesto l'esercizio di tutti i poteri, ma di un'attività gestionale apprezzabile e non episodica.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: i ricorsi fondati su diversa valutazione delle prove o su ricostruzioni alternative della vicenda sono inammissibili; in cassazione è possibile lamentare vizi di diritto o di motivazione estrema (omessa, fittizia o manifestamente contraddittoria).
  • Per qualificare una persona come amministratore di fatto è necessario dimostrare l'assenza di un'attività gestionale continuativa e significativa; l'esercizio di poteri direttivi anche in ambiti parziali può essere sufficiente a provare la posizione di fatto.
  • Nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale il dolo può essere configurato in forma generica: è sufficiente la rappresentazione del pericolo che la condotta comporti pregiudizio per la garanzia patrimoniale dei creditori.
  • Le attenuanti generiche non possono essere riconosciute esclusivamente sulla base dell'assenza di precedenti penali; il giudice deve valutare gli indici dell'art. 133 c.p. (comportamento del reo, modalità, danno, resipiscenza, ecc.).
  • Per contestare la motivazione in sede di legittimità occorre dimostrare che essa sia omessa, fittizia o manifestamente illogica dal testo della sentenza; semplici richieste di rivalutazione delle prove o riqualificazione dei fatti non bastano.

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