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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28017/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Cabrini impugnava la sentenza di condanna (art. 186 d.lgs. 285/1992 per guida in stato di ebbrezza) lamentando che non era stata applicata la conversione della pena detentiva breve in pena pecuniaria. Sosteneva, fra l'altro, la violazione di norme nazionali e principi costituzionali e richiamava la recente giurisprudenza costituzionale che aveva modificato il criterio di ragguaglio (riducendo l'importo pro die), ritenendo di avere un interesse sopravvenuto a chiedere la conversione e quindi l'annullamento della sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la questione della conversione della pena non era stata sollevata davanti alla Corte di appello e quindi non poteva essere decisa d'ufficio dall'organo di merito né potuta essere riesaminata in questa sede, anche perché il rinvio operato dalla Corte di cassazione era stato parziale e aveva devoluto al giudice del rinvio soltanto la verifica delle circostanze aggravanti ad effetto speciale (art. 63, comma 4, c.p.). La Corte ha inoltre osservato che la decisione della Corte costituzionale (n. 28 del 2022) ha efficacia limitata secondo l'art. 30 della legge n. 87/1953 e non può automaticamente rimuovere il giudicato parziale ormai formatosi. Perciò il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 186 d.lgs. 285/1992

    Norma sostanziale che definisce il reato contestato (guida in stato di ebbrezza); usata per ricostruzione fattuale della condanna.

  • art. 53 legge n. 689/1981

    Disciplina la sostituzione della pena detentiva breve con la pena pecuniaria; la Corte ha richiamato che tale potere spetta "al giudice nel pronunziare la sentenza di condanna" e non può essere esercitato d'ufficio dal giudice di merito se la parte non lo chiede, salvo le eccezioni tassative.

  • art. 597, comma quinto, c.p.p.

    Indica i limiti dell'azione devoluta alla Corte d'appello in caso di rinvio parziale: la possibilità del giudice di merito di intervenire d'ufficio è circoscritta alle ipotesi tassative previste da tale norma.

  • art. 63, comma quarto, c.p.

    Rilevante in materia di cumulazione ed incremento delle pene per plurime circostanze aggravanti ad effetto speciale; la Cassazione ha ritenuto che il rinvio riguardava esclusivamente questa materia.

  • Corte di cassazione, Sezioni unite, 17 marzo 2017, n. 12872

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui il giudice di merito non può applicare d'ufficio le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi se non richieste dalle parti, con le eccezioni previste dalla legge.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 28/2022

    Dichiarata l'illegittimità di parte dell'art. 53 legge n. 689/1981 in ordine al criterio di ragguaglio; la Corte di cassazione ha però ritenuto che tale pronuncia non poteva automaticamente incidere su giudicati ormai formati e su questioni non rimesse al giudice del rinvio.

  • art. 30 legge n. 87/1953

    Regola gli effetti temporali delle sentenze di illegittimità costituzionale: la dichiarazione di incostituzionalità non produce effetto retroattivo pieno sulle situazioni giudicate irrevocabilmente e si applica alle situazioni non ancora esaurite; la Corte ha richiamato questo limite per escludere l'automatica applicabilità della sentenza costituzionale al caso concreto ormai coperto da giudicato.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che regola la condanna per spese e somme a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per la condanna al pagamento di spese e di euro 3.000,00.

  • art. 58 legge n. 689/1981

    Richiamato quale riferimento sistematico relativo alle sanzioni sostitutive; la Corte ha sottolineato che la valutazione sulla conversione è discrezionale e di merito, spettante al giudice di condanna.

Massime di principio

  • Se la parte non chiede la conversione della pena detentiva breve in pena pecuniaria nel corso del giudizio di merito, il giudice non può sostituire la pena d'ufficio salvo i casi tassativi previsti dalla legge; la questione diventa difficilmente riesaminabile in sede di impugnazione successiva.
  • Quando la Cassazione annulla con rinvio solo su questioni determinate, il rinvio è parziale: le questioni non devolute al giudice del rinvio restano definitive (giudicato parziale) e non possono essere riaperte in seguito.
  • Le decisioni della Corte costituzionale hanno efficacia limitata nel tempo secondo la disciplina (legge n. 87/1953): non producono automaticamente effetti retroattivi su situazioni già esaurite o su giudicati irrevocabili; possono essere operative solo per situazioni ancora suscettibili di essere discusse.
  • Le scelte sul riconoscimento di sanzioni sostitutive e sulla conversione sono valutazioni discrezionali di merito: per ottenerle è necessario sollevare espressa istanza e fornire elementi di fatto e di prova utili al giudice di merito, non limitandosi a argomentazioni in sede di cassazione.
  • Per tutelare un interesse alla conversione della pena in seguito a modifiche normative o giurisprudenziali sopravvenute, il percorso corretto è sollevare tempestivamente la questione nel primo grado o nel gravame, oppure valutare gli strumenti (es. istanze esecutive o revisioni) previsti per far valere effetti di sentenze costituzionali su situazioni non ancora definitive.

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