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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41231/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Paola che aveva rigettato la sua istanza di unificazione sotto il vincolo della continuazione di più condanne (sentenza Corte d'appello di Catanzaro 31/03/2015 per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso; sentenza Tribunale di Paola 15/12/2016, confermata, per danneggiamento aggravato e porto/detenzione di arma, con aggravante mafiosa). Cesareo sosteneva la coincidenza temporale delle condotte, la loro omogeneità e la continuità finalistica di agevolazione del clan Muto, chiedendo riconoscere la continuazione tra i reati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo coerente la negazione della continuazione, richiamando l'assenza di indici sufficienti di un unitaria e preordinata ideazione dei fatti (diversità attuative, diversa vittimologia, distanza temporale e interruzione dell'associazione mafiosa prima dell'arresto). La Corte ha osservato che la mera sovrapposizione di finalità mafiosa, la contiguità spazio-temporale o l'omogeneità formale non sono di per sé sufficienti a provare l'unicità del disegno criminoso. Inoltre la Corte ha censurato che la difesa si è limitata a ricostruzioni alternative e a depositare motivi nuovi non pertinenti al sindacato di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. b) ed e)

    Individua i limiti e i motivi di cassazione; la Corte ha ritenuto che le censure del ricorrente fossero in gran parte ricostruzioni alternative dei fatti e non rientrassero nelle categorie consentite per il sindacato di legittimità

  • art. 81 cod. pen.

    Riferito al concetto di unità di disegno criminoso: la Corte richiama che la continuazione richiede una preventiva e unitaria ideazione dei reati, ossia la deliberazione specifica e non generica

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione al procedimento dinanzi al giudice dell'esecuzione; nella vicenda è stata evocata in connessione con i presupposti procedurali per la valutazione della continuazione

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma sul procedimento di impugnazione avanti alla Corte di Cassazione in materia esecutiva; la Corte ha valutato la correttezza dell'istruttoria e della motivazione resa dal giudice dell'esecuzione

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante e fattispecie relativa all'associazione di tipo mafioso: nel caso i reati erano aggravati dal metodo mafioso, ma la Corte ha precisato che la presenza della matrice mafiosa non basta, da sola, a dimostrare la continuazione

  • art. 628, comma terzo, n. 1, cod. pen.

    Norma relativa all'estorsione; citata come parte del capo di imputazione della condanna per tentata estorsione con aggravante mafiosa

  • art. 629 cod. pen.

    Norma connessa ai reati estorsivi richiamati nella sentenza di condanna

  • art. 635 cod. pen.

    Norma relativa al danneggiamento, citata tra i reati oggetto delle sentenze che si chiedeva unificare

  • legge 02/10/1967, n. 895, artt. 2 e 7

    Richiamate come norme aggravanti/collegate ai fatti di danneggiamento e intimidazione; utilizzate per qualificare la gravità e la dimensione intimidatoria degli episodi contestati

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova di un unico disegno criminoso previamente formato: non bastano la contiguità spazio-temporale, l'omogeneità formale o la stessa finalità (es. agevolazione di un sodalizio) se manca la prova che, al momento del primo reato, i successivi fossero già programmati nelle linee essenziali
  • Il giudice dell'esecuzione valuta la continuazione sulla base di molteplici indici (omogeneità dei beni giuridici lesi, contiguità spazio-temporale, modalità, finalità, sistematicità) e la sua valutazione sui fatti è sottratta al sindacato di merito della Corte di Cassazione se coerente e non contraddittoria
  • In Cassazione non è efficace presentare ricostruzioni alternative dei fatti o motivi nuovi che richiedano una rivalutazione probatoria: l'impugnazione deve criticare specificamente i passaggi decisivi della motivazione e inquadrare gli errori secondo le fattispecie di cui all'art. 606 c.p.p.
  • La sola presenza di un'aggravante mafiosa nei reati non è automaticamente idonea a fondare la continuazione; occorre dimostrare che l'azione mafiosa implicasse un progetto unitario preventivamente programmato
  • Per ottenere l'unificazione in sede esecutiva è strategico: 1) documentare in modo puntuale la coesione progettuale antecedente al primo evento; 2) confutare espressamente eventuali elementi decisivi indicati dal giudice dell'esecuzione (es. interruzione associativa, mutato contesto); 3) evitare di introdurre in Cassazione elementi nuovi non valutati in precedenza

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