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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43237/2023 del 24/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza per mancanza o illogicità della motivazione in relazione ai criteri di valutazione della prova indiziaria, sostenendo che il giudice di merito avrebbe erroneamente ritenuto gli indizi conformi ai requisiti dell'art. 192 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: lo ha ritenuto una censura meramente fattuale non sindacabile in sede di legittimità e, in ogni caso, manifestamente infondato. La Corte ha richiamato i criteri di valutazione della prova indiziaria (indizio fondato su fatto certo; requisito di gravità, precisione e concordanza ex art. 192 c.p.p.; valutazione bifasica e metodo induttivo/deduttivo) e ha confermato che il giudice di merito, valutando unitariamente il compendio probatorio, aveva correttamente ritenuto gli indizi gravi, precisi e concordanti. Gli indizi considerati sono stati: esplosione di un colpo udita da testimoni; rinvenimento del capriolo morente; osservazione di un cane da caccia simile a quello dell'imputato; osservazione dell'imputato in atteggiamento di caccia; rinvenimento di un'autovettura corrispondente per targa e modello con telaio per trasporto cani; rinvenimento presso l'abitazione dell'imputato di carne analoga a quella dell'animale ucciso. Il ricorrente non si è sottoposto all'esame. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di euro 3.000,00 determinati in via equitativa; resta ferma la condanna di primo grado alla pena di ammenda di euro 2.100,00 per i reati indicati.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    L'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti

    La Corte applica la regola secondo cui la prova indiziaria richiede indici singolarmente gravi e precisi e concordanza tra essi nella valutazione complessiva; il giudice opera un processo induttivo/deduttivo e può avvalersi di fatti notori e massime di comune esperienza

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'onere di spese processuali a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione; la Corte l'ha applicata per imputare le spese al ricorrente

  • art. 30, comma 1, lettere a) e h), legge 157/1992

    Norme che individuano fattispecie di protezione della fauna e condotte vietate in materia di caccia; sono le disposizioni per le quali l'imputato è stato ritenuto responsabile in primo grado

  • art. 703 cod. pen.

    Norma del codice penale richiamata nella sentenza di merito tra le quali figura il reato contestato insieme alle norme di caccia

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Riferimento utilizzato dalla Corte per motivare la misura equitativa richiesta alla Cassa delle Ammende e per escludere che il ricorso sia stato proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina nel merito la valutazione dei fatti: le doglianze meramente fattuali o una semplice proposta di lettura alternativa degli elementi di prova sono inammissibili
  • La prova indiziaria è valida se gli indizi sono, presi singolarmente, gravi e precisi e, messi insieme, concordanti; il giudice deve eseguire una valutazione bifasica (singoli indizi poi valutazione complessiva)
  • Il giudice può integrare la valutazione con fatti notori e massime di comune esperienza purché l'accertamento rispetti la rigorosità metodologica richiesta dall'art. 192 c.p.p.
  • La mancata sottoposizione dell'imputato a esame può influire negativamente sulla valutazione complessiva degli indizi, soprattutto se non è fornita una versione alternativa plausibile
  • In casi simili, per difendersi efficacemente è necessario proporre in primo grado spiegazioni alternative concrete e documentate e, in appello o in cassazione, proporre censure di diritto non meramente riduttive della valutazione dei fatti

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