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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21963/2024 del 31/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Hoxha Akil: censurava la ritenuta recidiva (sostenendo che i precedenti fossero estinti per decorso dei cinque anni e che la recidiva infraquinquennale non poteva essere applicata), chiedeva l'esclusione della recidiva per ottenere un trattamento sanzionatorio più favorevole (aumento per continuazione e maggior estensione delle attenuanti) e deduceva la mancata applicazione delle nuove pene sostitutive (art. 20-bis cod. pen., cd. riforma Cartabia) lamentandone la mancata pronuncia in appello. Hoxha Klodian: chiedeva l'assoluzione per il reato di estorsione (vizi di motivazione e valutazione delle prove), contestava un apparente errore materiale nella determinazione della pena (differenza di dieci giorni tra motivazione e dispositivo) e denunciava l'omesso avvertimento ex art. 545-bis cod. proc. pen. per l'accesso alle pene sostitutive della durata recente ampliata.

La decisione

Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Per Akil, il motivo sulla recidiva è stato ritenuto privo di interesse concreto perché la recidiva è stata in sede di appello considerata subvalente rispetto alle attenuanti con conseguente riduzione di pena; inoltre la richiesta sulle pene sostitutive è risultata inammissibile perché la difesa non aveva formulato in appello la specifica istanza necessaria per attivare il sindacato del giudice sul nuovo istituto. Per Klodian, i motivi sull'insufficienza della motivazione sono stati considerati deduzioni di merito non sindacabili in cassazione; l'errata indicazione nella motivazione della durata della pena è stata qualificata come errore materiale non incidente sulla decisione; l'omissione dell'avviso ex art. 545-bis non ha comportato nullità poiché il giudice non è obbligato a proporre sempre la pena sostitutiva. In entrambi i casi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e a versare la somma di euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma sul traffico di sostanze stupefacenti contestata ad Akil (capo A); richiamata per la qualificazione del reato oggetto di pena.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione contestata ad entrambi (capo B/C); utilizzata per la determinazione della responsabilità nei confronti di Klodian e Akil.

  • art. 99 cod. pen.

    Disposizioni sulla recidiva: discussa la qualificazione come recidiva infraquinquennale o reiterata e le relative conseguenze sull'aumento di pena.

  • artt. 521, 522 e 597 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate in relazione ai motivi di impugnazione sulla recidiva e alla regolarità del procedimento di appello/abbreviato.

  • art. 106 cod. pen.

    Richiamato nella doglianza sulla recidiva e sul trattamento sanzionatorio complessivo.

  • art. 445 cod. proc. pen.

    Norma sul dispositivo della sentenza evocata nelle censure relative alla corretta esposizione delle statuizioni e degli effetti penali.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Istituto delle pene sostitutive per pene detentive brevi introdotto dalla riforma Cartabia: la Corte ha ritenuto che per ottenere la pronuncia del giudice sull'applicabilità occorra una specifica richiesta dell'imputato in appello o in udienza.

  • art. 95 D.Lgs. 10/10/2022, n. 150 (disposizione transitoria)

    Disciplina transitoria della riforma Cartabia: richiede una richiesta specifica del difensore affinché il giudice d'appello si pronunci sulle nuove pene sostitutive.

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Prevede l'avvertimento in ordine alle pene sostitutive; la Corte ha ritenuto che l'omissione non determini automaticamente nullità quando emerga un implicito convincimento circa l'insussistenza dei presupposti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna alle spese di giustizia e alla somma a carico dei ricorrenti per colpa nei ricorsi (applicata per la somma di euro 3.000).

Massime di principio

  • La corte di legittimità non ammette impugnazioni dirette a ottenere l'esclusione di una circostanza aggravante quando, nel grado precedente, tale circostanza sia stata comunque ritenuta subvalente rispetto alle attenuanti e non sussista un concreto pregiudizio: occorre dimostrare un interesse attuale e concreto all'annullamento.
  • Per ottenere che il giudice d'appello si pronunci sulle nuove pene sostitutive introdotte dalla riforma Cartabia è necessario che la difesa formuli una specifica richiesta in appello o comunque entro l'udienza di discussione; una mera deduzione generica nella memoria non è sufficiente.
  • La Suprema Corte non sindaca nuovamente valutazioni di fatto e l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa se la Corte territoriale ha motivato in modo coerente e non contraddittorio: i rilievi che mirano a una diversa valutazione delle prove sono inammissibili.
  • Errori materiali nella motivazione che non incidono sulla validità della decisione (es. differenza di pochi giorni nella quantificazione della pena) non comportano l'annullamento della sentenza quando il percorso logico e il risultato finale siano comprensibili e coerenti.
  • L'omissione dell'avviso previsto dall'art. 545-bis non comporta automaticamente la nullità della sentenza: può desumersi un'implicita valutazione del giudice sull'insussistenza dei presupposti per la pena sostitutiva, salvo che l'omissione sia tale da incidere sui diritti difensivi in modo palese.

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